Ivano Fossati, Decadancing è l’album d’addio

Ivano Fossati Decadancing Conferenza Stampa

E’ un Ivano Fossati in pace con se stesso e perfettamente conscio della sua importante decisione quello che giunge al Piccolo Teatro di Milano per la conferenza stampa del 3 ottobre, durante la quale presenta non solo quello che dovrebbe essere il suo ultimo album in carriera, “Decadancing“, ma parla anche del suo nuovo libro, “Tutto Questo Futuro“, e introduce l’imminente “Decadancing Tour“, che concluderà la sua attività pubblica di musicista. Già, perché solo poche ore prima, in diretta TV a “Che Tempo Che Fa”, il cantautore genovese, sessant’anni appena compiuti, ha annunciato il suo ritiro dalle scene.

Una decisione sicuramente sofferta, ma che l’artista ha ormai assimilato e che spiega così: “Semplicemente non voglio iniziare a ripetere me stesso all’infinito, piuttosto di andare in giro a riproporre le canzoni di quarant’anni fa meglio fermarsi. Mi sono chiesto, una volta terminato questo disco, se sarei stato in grado di farne un altro con la stessa energia fra tre o quattro anni, e non ho saputo rispondermi. Preciso però che non smetto di fare il musicista, e non abbandono la musica né la musica abbandona me. Un pittore non smette di esserlo se non dipinge più, così io non smetterò di studiare, di suonare e di appassionarmi alla musica“. In questo discorso sul ripetere se stessi, Fossati dedica anche un excursus ai musicologi che oggi dichiarano la morte della musica pop, o il suo continuo ripetersi; teoria che trova un sostenitore anche in Sting: “Quando si dice che la musica pop ha ormai detto tutto io non mi scandalizzo di certo, né ritengo che chi l’abbia affermato sia un pazzo, tutt’altro. D’altra parte le formule e gli schemi armonici utilizzati sono gli stessi dalla fine degli anni Cinquanta. E’ il suono che è cambiato. Per quello i Kasabian, un gruppo adoro, sembrano futuribili, ma in realtà molte loro costruzioni armoniche ricordano persino i Beatles…siamo sempre lì, ci sono poche possibilità di uscire dalla triade che si usa da Mozart ad oggi, quella sulla tonica, terza e quinta. Certo questo non vale per la musica seriale, ma si tratta di un altro campo, io mi limito al pop. C’è chi dice allora che bisognerà ripartire da zero, con una fantomatica ‘musica 2.0′, però bisogna vedere se questa musica arriverà davvero“.

Si è poi parlato della carriera del cantautore, riannodando il filo dei ricordi ai suoi esordi dei primi anni Settanta all’insegna del rock progressivo – “Il progressive non è il mio genere preferito, ma credo che per l’Italia abbia rappresentato una grande fioritura di talenti anche al di là di quello che era il movimento internazionale; da quell’esperienza sono nati molti musicisti di valore” – fino al disco esclusivamente sinfonico/strumentale uscito dieci anni fa per Sony Classical, “Not One Word“: “Ho voluto comporre un disco simile perché pensavo che in Italia si parlasse troppo di parole e poco di musica. Anzi, ai tempi dicevo che dopo ‘Not One Word’ avrei realizzato solo dischi strumentali; invece mi è tornata una grandissima voglia di scrivere per la voce“.

“Decadancing” è un disco quasi spietato sull’idiozia imperante che ammorba l’Italia, e nel mirino finisce anche la classe politica di questo paese. Ma si tratta di un ‘pessimismo cosmico’ totale oppure c’è un po’ di speranza?L’album termina con un brano che s’intitola ‘Tutto Questo Futuro’, che è una canzone piena di speranza. Non avrei mai terminato un lavoro del genere andando in giù. Anche ‘La Decadenza’ è una canzone ironica. Poi le altre sono tutte riflessioni di uno che non ha più vent’anni. Quello che c’è in questo disco non è un vero e proprio pessimismo cosmico, perché alla fine quello che conta è esserci. O ci sei oppure sei un fantasma. Lasci che la corrente del fiume in piena ti trascini via oppure cerchi di aggrapparti ad un ramo per salvarti? Io se posso mi attacco e mi salvo“.

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