James Blunt e la libertà di vendere milioni di dischi

Diciotto milioni di dischi venduti ti fanno dormire sonni più tranquilli, spiega James Blunt al momento di presentare il suo terzo album, “Some Kind of Trouble”, in uscita il 9 novembre.

Non tanto per le vendite in sé – anche se quelle di sicuro non guastano – quanto per la possibilità che offrono di realizzare la propria musica in tutta libertà. Il sottinteso è, insomma, che “Some Kind of Trouble” è proprio l’album che Blunt voleva realizzare, senza interferenze esterne e quindi senza possibilità di scuse da parte sua. Insomma, una sorta di prova del nove dopo i successi di “Back to Bedlam” e “All the Lost Souls”.

E com’è questo disco “puro Blunt 100%”? Innanzitutto, come ci spiega lo stesso cantante “questo è molto più ottimista, molto più ritmato degli altri due”. Cosa che in effetti è vera – e in parte lo si sente già dal singolo “Stay the Night” – e che dovrebbe placare un po’ quanti dopo il tormentone “You’re Beatiful” considerano James un lagnoso. Ma se “Some Kind of Trouble” è un disco più solare, lo è comunque in stile Blunt, e non mancano brani densi di pathos come l’intenso “No Tears”, che dovrebbe invece rendere felici i fan storici del musico inglese. “Non sono preoccupato dalle vendite. Ad alcuni piace il bianco, ad altri il nero, io non posso fare il grigio per accontentare tutti”, spiega Blunt a proposito dell’ovvia pressione che lo circonda in questo momento. Eppure, più dei precedenti il suo ultimo lavoro sembra essere quello in grado di accontentare un po’ tutti.

Questo cambio di direzione uptempo si sentirà soprattutto dal vivo, parola di James Blunt: “Molti rimanevano stupiti ai miei concerti, perché non si aspettavano degli show così energici. E visto che questo è il mio album più allegro, questa volta lo si noterà ancora di più”. E il doppio appuntamento per dimostrarlo ai fan italiani sarà il 13 marzo al Palalottomatica di Roma e il 14 al Mediolanum Forum di Assago (MI).

Insomma, il terzo disco di uno dei cantanti più “piacevoli” degli ultimi anni sembra essere un successo annunciato, eppure il protagonista di tutto questo clamore non sembra avere un rapporto pacifico con la fama: “Nell’album c’è una canzone, Superstar, che è la storia di un adolescente dei nostri giorni, che quando accende la tv è bombardato di messaggi che gli dicono che l’unica cosa che conta è diventare delle star. Ma le vere star sono i medici, gli insegnanti e così via”. Stesso discorso per i gossip che inevitabilmente circondano le celebrità: “Alcuni dicono che sono un romanticone, altri che passo tutto il tempo a fare feste nella mia villa di Ibiza, ma non è vera nessuna delle due cose. Non posso controllare quel che dicono di me e quindi continuo a fare la mia vita senza preoccuparmi”.

In effetti, dopo un successo a bomba come quello della sua “You’re Beautiful”, è difficile passare inosservati. E può essere uno di quei successi dirompenti in grado di spazzarti via o di toglierti qualsiasi credibilità. Ma Blunt non sembra essere della stessa idea: “Direi che non è mai stato un brutto problema da avere. Sono contento di poter suonare i nuovi brani dal vivo, ma farò anche quelli vecchi e so che quando canterò quella canzone tutto il pubblico la canterà assieme a me, quindi non posso che esserne contento”. Insomma, se quindi “Some Kind of Trouble” porterà un nuovo tormentone, ben venga, James Blunt sarà pronto ad affrontare tutte le conseguenze e le libertà che ne deriveranno.

Marco Agustoni

Condividi.