Johan Hegg (Amon Amarth)

In occasione della pubblicazione del nuovo disco degli Amon Amarth, “Twilight Of The Thunder God”, siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con il gigantesco cantante del gruppo, Johan Hegg. Purtroppo il musicista non si è dimostrato particolarmente loquace, per usare un eufemismo; anzi, le sue risposte hanno rasentato l’afasia. In ogni caso, questo è quanto abbiamo raccolto. 

Puoi darci maggiori informazioni sul processo di stesura del vostro nuovo album, “Twilight Of The Thunder God”? Siete soddisfatti del risultato finale?

Direi assolutamente di sì, è stata un’interessante recording session, penso che siamo riusciti a fare un gran bel lavoro.

Ho notato una notevole quantità di special guests su “Twilight Of The Thunder God”, come Petrov degli Entombed, Roope Latvala dei Children Of Bodom e gli Apocalyptica; come è stato lavorare con loro?

Noi ovviamente li conoscevamo già da prima, ma non per questo è stata un’esperienza meno interessante o è stato meno divertente lavorarci insieme. Sono tutti dei grandi musicisti, hanno contribuito nel migliore dei modi alla stesura dell’album e apprezziamo moltissimo il fatto che abbiano trovato il tempo per fare un’apparizione.

Secondo me “Twilight…” è l’album più vario che abbiate mai composto, sei d’accordo?

Sono perfettamente d’accordo con te, penso che questa volta abbiamo raggiunto un ottimo mix tra pezzi veloci e lenti, così come tra melodia e brutalità, delle buone variazioni insomma.

Avete lavorato con molti produttori nella vostra carriera: quale è stato quello con cui vi siete trovati meglio?

Tutti i nostri producers sono stati ottimi, ma il migliore è stato il primo, perché ha lavorato nel modo in cui ti aspetteresti da un produttore, cioè sapeva quello che faceva; gli altri sono stati più ingegneri del suono, se capisci cosa intendo.

Sei il principale autore dei testi degli Amon Amarth: potresti descriverci brevemente il significato di alcuni brani dell’ultimo album?

(Ride) Brevemente? Questa è difficile, non c’è un tema ricorrente, anche se molti brani traggono ispirazione dalla mitologia vichinga o da momenti storici generici, e anche se alla fine il soggetto è quello gli ascoltatori possono benissimo intendere qualcos’altro, in un senso maggiormente metaforico.

Pensando agli anni passati, quale consideri essere l’album più importante per voi, il punto di svolta della vostra carriera?

Penso che debba essere “Versus The World”; era un periodo molto duro per il gruppo, quel platter è stato un punto di svolta in quanto eravamo pronti a smettere di suonare e quell’album ci ha dato l’opportunità di continuare nel momento in cui pensammo che la nostra carriera avrebbe potuto anche essere giunta al termine.

Basate il vostro immaginario sulla mitologia vichinga; pensi che continuerete a farlo anche nel futuro, oppure cambierete tematiche?

Penso continueremo su questa strada: alla fine è ciò che i nostri ascoltatori si aspettano da noi, e d’altra parte siamo ormai abituati a lavorare in questo modo.

Quali sono le tue riflessioni e i tuoi pensieri riguardo ai tuoi antenati vichinghi? E cosa pensi a proposito della cristianizzazione della Scandinavia?

Non sono un grande fan del cristianesimo e della religione in generale, ma penso che abbiamo molto da imparare dai nostri antenati.

Siete sotto Metal Blade fin dal 1998, siete contenti di quello che stanno facendo per voi? Questo rapporto continuerà anche nel futuro?

Non sai mai cosa ti può riservare il futuro, non è detto che saremo sempre sotto la stessa etichetta; d’altro canto siamo molto contenti di cosa ci ha offerto finora Metal Blade. Quindi la risposta è si, verosimilmente continueremo la partnership, ha fatto un ottimo lavoro fino ad adesso e noi abbiamo appena firmato per altri tre album, incluso quest’ultimo.

Oggigiorno siete uno dei gruppi di punta del panorama death mondiale, avete un sound e uno stile unici. Come vi sentite ad essere un riferimento per molte giovani band?

Dipende se siamo sul serio un gruppo da prendere come esempio (ride)! E’ bello pensare di essere cosi ben considerati, tutti ovviamente quando mettono su un gruppo sperano di avere successo con la musica che suonano. La mia speranza è che continueremo a crescere sia come persone sia come musicisti.

Che tipo di show preferisci, grandi festival oppure un gruppo ristretto di persone all’interno di un piccolo club?

È quasi impossibile scegliere tra i due estremi, nei festival è grandioso essere davanti a migliaia di persone, ma nei piccoli club sei a distanza ravvicinata col pubblico e la connessione tra le due parti è molto più forte.

Molto presto sarete in tour per l’Europa insieme a Slayer, Trivium e Mastodon, ma prima andrete in Nord America: quali sono le tue aspettative da questi show? Preferisci suonare di fronte a una platea europea o americana?

Ovviamente ci aspettiamo di passare un buon periodo ovunque noi saremo, con chiunque noi suoneremo; andare a suonare in Usa è qualcosa di molto diverso e insolito, se paragonato a un “classico” tour qui in Europa. Per noi è una vera sfida, in quanto è un desiderio che abbiamo sempre avuto.

Cosa ne pensi dei fan italiani?

I fan italiani sono sempre stati grandiosi, ci siamo sempre divertiti moltissimo tutte le volte che abbiamo suonato nel vostro paese.

Stefano Masnaghetti e Nicolò Barovier

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