John Macaluso clinic tour intervista al batterista

John Macaluso clinic tour

Abbiamo avuto modo di intrattenere una piacevolissima conversazione con il loquace batterista italoamericano John Macaluso durante le ultime clinic in giro per l’Italia, ecco quello che ci ha raccontato.

Ciao John, torniamo un po’ indietro nel tempo, ti ricordi il momento esatto in cui hai deciso di diventare un batterista?
Certo! Avevo undici anni, mia sorella mi stava portando in macchina a comprare una chitarra quando vedo dal finestrino in una vendita davanti a casa un luccicante drumset dorato e mi sono detto “Fanculo la chitarra, voglio suonare la batteria!”. Così abbiamo comprato tutto per qualcosa come quindici dollari e ho iniziato a suonare tutti i giorni e non ho più smesso. Mi ricordo anche la mia prima lezione, il 26 agosto 1979.

Quali sono state le tue maggiori fonti di ispirazione?
Keith Moon degli Who è stato un’ispirazione costante per tutta la vita. L’ho visto nel film “Tommy” mentre picchiava sulla batteria e la tirava sul pubblico e mi sono detto che volevo farlo anch’io! (ride). Poi sicuramente Neil Peart dei Rush. Prima che ancora iniziassi a suonare, sono andato in gita con la scuola e ho visto un ragazzino che faceva air drumming su 2112 dei Rush e ne sono rimasto affascinato, tanto che sono corso a comprare l’album. Il mio background musicale poggia su questi gruppi, sugli Who, i Rush, i Beatles, i Genesis, i Led Zeppelin, ma anche i Pink Floyd che amava moltissimo mio fratello, ricordo che quando andavamo in auto ascoltavamo “Quadrophenia”, “Sgt. Pepper’s”, o “Dark side of the moon” su enormi cassette Stereo 8.

Torniamo ai giorni nostri, ci vuoi parlare della tua esperienza con Yngwie J. Malmsteen?
Avevo circa quindici anni e un mio amico mi portò un album di Yngwie, al tempo non sapevo neanche pronunciare il suo nome, quel disco era “Rising force” e ho iniziato ad ascoltarlo a ripetizione, era fantastico, poi è uscito “Marching out“, altro disco eccezionale. Finchè un giorno ho ricevuto una chiamata (imita la voce di Yngwie) “Sei John?” “Sì, sono io” “Sono Yngwie J. Malmsteen” “Ma va, stai scherzando” “No, sono Yngwie J. Malmsteen, e voglio che tu registri il mio prossimo album”. Yngwie in pratica aveva sentito il primo lavoro degli Ark, gli era piaciuto e mi ha telefonato per ingaggiarmi. Non era facile lavorare con Yngwie, anzi, decisamente difficile. Musicalmente però per un batterista era semplice, perchè chiedeva sempre di suonare in maniera musicalmente molto ricca. Mi diceva “More, more! Macaluso, more is more!” E quindi grandi rullate, molta doppia cassa, un vero sogno per ogni batterista. Non è stato facile lavorare con lui, ma lo ringrazio per l’esperienza, perchè ero un suo grande fan e ho potuto anche andare in tour assieme a lui, sono stato tre anni veramente splendidi.

Ho letto sulla tua biografia che sei l’unico batterista ad avere un solo su un disco di Malmsteen, è vero?
Certo! E’ stato un vero onore. Ti racconto la storia, siamo andati in un ristorante messicano in Florida, ed entrando Yngwie mi dice: “Mi amano in questo ristorante”. Ci sediamo e iniziamo a bere margarita finchè si avvicinano i mariachi del locale. Yngwie strappa la chitarra di mano da uno dei ragazzi e inizia a suonare i suoi tipici riff e in pratica inizia a scrivere un pezzo. I mariachi si allontanano e quel povero ragazzo provava a riavere indietro la chitarra mentre  Yngwie lo scacciava dicendogli “Sono Yngwie J. Malmsteen e sto componendo un pezzo!” (ride) Così mi sono messo anch’io a tamburellare sul tavolo e in breve “Quantum leap” era pronto.


Parliamo degli Ark?
Oh, i miei Ark. Voglio raccontarti tutta la storia. Sono stati fondati da me e Tore Østby molti anni fa, in quel periodo suonavo con i TNT e con i Riot, buone band, ma ero un po’ demoralizzato  perchè volevo suonare brani miei. Ci siamo incontrati in Norvegia mentre ero lì con i TNT, Tore era ancora un ragazzino, aveva diciannove anni. In breve siamo diventati buoni amici perchè condividevamo lo stesso studio con i TNT e i Conception. Un giorno dopo una partita a hockey abbiamo iniziato a suonare assieme, Tore ha iniziato a suonare qualcosa tipo un flamenco e io lo seguivo con la doppia cassa e la cosa funzionava bene, era diversa. Dopo poco  i TNT si sciolsero e io avevo conosciuto una ragazza in Norvegia, così mi trasferii e iniziammo a scrivere musica e componemmo il primo disco. Il primo album era originale ed ebbe un buon successo, seguit poi da “Burn the sun”. Il tour andò molto bene, ma ci furono un sacco di conflitti, anche a causa dei problemi legati all’11 settembre, specie per un newyorkese come me; a conti fatti il vero problema però fu la totale inaffidabilità di Tore. La band così si sciolse una prima volta, Jorn Lande decise di andare per la sua strada e non volle più tornare indietro per colpa del comportamento di Tore. Per quanto mi riguarda però amo gli Ark così tanto che decisi di dare un’altra possibilità a Tore e ricominciammo a scrivere musica per il terzo lavoro con un nuovo cantante e le cose stavano andando bene, ma di nuovo Tore è tornato a creare problemi anche per questioni di denaro e ci fu una nuova rottura. Così dopo cinque anni in cui non ci siamo più parlati, il produttore tornò a farsi sentire chiedendo di fare un nuovo album. Di nuovo ho creduto alle scuse di Tore e l’anno scorso, a New York, abbiamo scritto una montagna di materiale nuovo, migliore di “Burn the sun”. Così ho lasciato la casa a New York, venduto la macchina e mi sono trasferito in Svezia per continuare a scrivere. Era quasi tutto pronto quando Tore ha cercato di dare il management del gruppo alla moglie, cosa che non volevo in alcun modo e di cui si era già ampiamente parlato, perchè avrebbe creato degli squilibri nel gruppo. Così abbiamo rotto definitivamente per la quarta volta, ma questa volta è davvero per sempre, ho dato veramente tutto per la band ma non ha funzionato. La mia vita è però migliore adesso che mi sono trasferito in Italia (ride).

E riguardo al materiale nuovo che avete composto?
E’ grandioso, è la cosa migliore che abbiamo mai scritto, ma purtroppo non verrà mai ascoltato. E’ un peccato perchè eravamo nelle condizioni di poter arrivare a livelli di gruppi come i Dream Theater, triste ma vero.

Parlando invece del tuo progetto solista Union Radio?
Per il prossimo anno prevedo l’uscita di un nuovo album, prima devo solo mettere in piedi la band, anche se spero di suonare con chi ha già lavorato sul primo lavoro. Spero anche ci saranno gli stessi ospiti, come James LaBrie, Vitalij Kuprij, Marco Sfogli e Alex Masi, grandi musicisti che ho potuto conoscere grazie al mio lavoro in giro per il mondo.

Come componi la tua musica?
Non suonando altri strumenti tranne la batteria è dura, quello che faccio è cantare i riff della chitarra per esempio (accenna “Smoke on the water” ridendo) e lo stesso per la voce. Per fortuna suono con ottimi musicisti che riescono a tradurre quello che canto, decisamente male per la verità!

C’è un video famoso in cui si vedono suonare assieme Dave Weck, Vinnie Colaiuta e Steve Gadd, se potessi scegliere, con quali altri batteristi suoneresti sullo stesso palco?
Con Terry Bozzio e Phil Collins, potrebbe essere bellissimo, puoi aiutarmi ad organizzare la cosa? (ride) Terry Bozzio è sicuramente il mio batterista preferito per la sua creatività e per la sua costante ricerca di ritmi nuovi, mi ha ispirato molto durante il periodo con gli Ark, spingendomi a cercare soluzioni diverse.


In generale, che musica ti piace ascoltare?
Mi piacciono molto i Meshuggah per esempio, ho anche di recente scoperto i Porcupine Tree, li conoscevo solo di nome, ma poi ho sentito un pezzo che mi è piaciuto molto e sono corso a comprare un paio di dischi. In generale mi piace la musica oscura, non troppo felice. Ascolto anche un po’ di jazz, come Elvin Jones, anche se preferisco la fusion degli anni ’70. Mi piace molto la musica drum ‘n bass, techno e jungle, mi piace la musica elettronica perchè non essendoci un vero batterista non mi concentro troppo sulla ritmica, la cosa mi rilassa e mi libera la mente.

Ci parli del progetto MCM?
MCM è la bend formata da me, Alex Masi e Randy Coven. Ho conosciuto Randy durante il periodo con Malmsteen e abbiamo suonato moltissimo assieme; una volta mi trovavo al NAMM Show in California e lì mi ha presentato Alex Masi, un grandissimo chitarrista italiano. In breve ci siamo messi a suonare insieme e abbiamo composto un album tra New York e la California. Il progetto è basato sull’improvvisazione, c’è qualche parte scritta, generalmente una introduzione, una parte centrale e la chiusura, ma il resto è totalmente improvvisato, a volte va bene, altre meno bene (ride). E’ una sorta di band sperimentale, ma mi piace molto.

Bene John, è stato un piacere grazie per la piacevole chiacchierata!
Piacere mio grazie a voi e alla prossima!

Livio Novara

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