Jon Oliva e il suo nuovo Festival Rock

Jon Oliva è un genio. Per chi non lo conoscesse è stato il leader dei Savatage, che per chi non li conoscesse, sono la band più sottovalutata del panorama rock/metal; capaci di sfornare dischi capolavoro senza sosta, sopravvivendo a tragedie, droghe, manager pigliatutto, cambiando più volte formazione, ma mantenendo sempre intatta quella magia che solo la gloria dei tempi è in grado di elevare a leggenda.

Jon Oliva ha annullato l’incantesimo nel 2002, per dedicarsi ai Jon Oliva’s Pain ed alla remuneratissima Trans Siberian Orchestra. Proprio in occasione della nuova release del suo progetto solista, il “Mountain King” ha risposto a qualche domanda per parlarci di “Festival” e dei piani futuri.

Partiamo, ovviamente, dal nuovo album. Dimmi le tue sensazioni a riguardo, ed il ruolo che ha avuto la tua band nel corso del songwriting.
Abbiamo iniziato a lavorare al nuovo material durante i Festival estivi dello scorso anno, una cosa insolita per me, che sono sempre stato abituato a comporre a casa, in studio. E’ stata una cosa diversa, una bella esperienza, mi sono divertito moltissimo.

“Death Rides a Black Horse” e “Festival” sono sicuramente le tracce che danno le più svariate e dense emozioni. Ne vuoi parlare?
Hai scelto quelle che anche io reputo le tracce più riuscite. Festival è una canzone stranissima, che nasce dall’accordare la chitarra in tonalità minore, per creare un suono nuovo. Stavamo componendo e io ho abbozzato un riff su questa accordatura: tutti mi hanno subito guardato in modo strano, chiedendomi cosa fosse e di continuare a suonare. Il suono era coinvolgente e con l’aggiunta del piano il mix è stato perfetto. Suonava così “weird”. “Death Rides a Black Horse” è invece un brano dove abbiamo messo tutta la nostra follia in studio, inserendo dozzine di parti di chitarra e violini veri. Ne è derivato un mix bombastico, una sfida difficile, ma perfetta per la natura della canzone, che affronta la tematica della guerra e delle trince. E’ la canzone che ha richiesto il periodo di gestazione più lungo.

Che tipo di canzone è invece “Now”?
Una vecchia canzone, scritta da me e mio fratello (Criss, chitarrista dei Savatage, scomparso in tragiche circostanze nel ’93, ndr), è un brano differente dagli altri. Sentivo la necessità di inserire qualcosa di diverso in un disco come “Festival”, così come ho sempre fatto in tutta la mia carriera. Non voglio un album di soli riff metal, ma un disco con differenti armonie, arrangiamenti e stati d’animo.  

Che mi dici dei tuoi piani dal vivo a supporto del nuovo “Festival”? Cosa prevedi per l’Europa e l’Italia?

Dovremmo essere in Italia a fine Settembre, ovviamente sono cose di cui si occupa il nostro booking agent, ma abbiamo in programma alcuni concerti ad Ottobre nel Nord Europa, quindi credo proprio che saremo in Italia prima di quel periodo!

Nel 2011 ricorrerà il decimo anniversario di “Streets”, stai pianificando qualcosa? Qualche anno fa a Reggio Emilia parlavo con Chris Kinder, il tuo batterista,  il quale mi ha anticipato che stavi progettando di suonare tutto il disco dal vivo, nei teatri…
In realtà è una cosa che sì…mi ha sempre tentato. Ci penso spesso, da un po’ di anni. Ma non l’ho ancora messa in pratica. Certo, sarebbe bellissimo omaggiare così uno dei nostri migliori dischi. Vedremo…non sono ancora sicuro, sai come vanno queste cose…

Un’ultima domanda, una sorta di gioco. Metti caso che io abbia abbastanza denaro per comprare due dischi dei Savatage e due dei Jon Oliva’s Pain. Quali album mi suggeriresti di comprare?
Ehi, bella domanda! Vediamo…dei Savatage sicuramente “Streets” e “Gutter Ballet”, dei Jon Oliva’s Pain “Maniacal Renderings” e l’ultimo lavoro, “Festival”.

Riccardo Canato

 

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