Jonas Reingold (Karmakanic)

A ridosso dell’uscita del nuovo album “Who Is The Boss In The Factory” siamo stati raggiunti telefonicamente da Jonas Reingold, mastermind dei Karmakanic, per una lunga chiacchierata a 360°. Buona Lettura.

 

Bene, se sei d’accordo, ti va di spendere due parole per presentare ai nostri lettori il progetto Karmakanic visto  che magari legano il tuo nome esclusivamente ad album targati Flower Kings?

Certo. Prima di tutto siamo fautori di un progressive rock che amo definire sinfonico ricco di elementi fusion. Una band senza dubbio formata da musicisti che considero di altissimo livello come Zoltan Csörsz alla batteria, Krister Jonsson alla chitarra, Lalle Larsson alle tastiere  e Goran Edman alla voce.

In particolare non posso che concordare con te sulle doti di Goran, un singer fenomenale.

Ed è per questo che è nella mia band (risata generale, ndm).

Bene dopo questa breve introduzione vorrei parlare del vostro nuovo album; il suono richiama molto i classici del progressive rock, una specie di enciclopedia che ricalca la storia di questo genere andando a citare numerose band del passato quali Yes, Rush, Kansas, Arena e Pink Floyd, ma senza dimenticare anche le realtà odierne più significative come Flower Kings e Pain Of Salvation. Come mai questa scelta?

Sinceramente quando scrivo musica non mi do un obiettivo. Non mi è mai capitato di pensare, ad esempio, di scrivere un pezzo che richiamasse il sound degli Arena, piuttosto che dei Rush. Durante la fase compositiva cerco semplicemente di dare sfogo alle mie idee e possibilmente di creare bella musica senza troppi pensieri e senza darmi un obiettivo.  Concordo comunque con la tua analisi, le influenze che hai citato mi rendo conto che sono ben presenti, ma questo disco è semplicemente il risultato di quanto è genuinamente venuto fuori dalla mia ispirazione. Ad esempio per l’opener “Send A Message From The Heart” ho cercato prima una melodia vincente per poi andarla ad arricchire di mille sfumature che poi possono portare un brano anche ad una durata importante, ma il tutto in maniera molto spontanea.

Ora vado subito alla mia più grande curiosità: chi è il boss in the factory? Puoi svelarci qualcosa sui testi?

Direi che posso intanto soffermarmi sul brano che da il titolo all’album anche perché è legato ad un tema che mi sta molto a cuore. Prima di tutto ti devo dire che i testi di questa canzone li ha scritti mia moglie ed è legato ad un fatto di cronaca di cui i giornali parlavano molto durante un nostro viaggio in America. C’era un ragazzo di colore condannato a morte per un omicidio commesso quando era molto giovane ed il dibattito tra chi voleva l’esecuzione e chi era contrario alla pena di morte era molto forte. Dopo sette anni di reclusione il ragazzo si considerava riabilitato come persona, avendo capito il proprio errore e le ragioni che lo avena spinto ad un atto così estremo come l’omicidio. La richiesta per la grazie fu presentata alla corte suprema la quale però rifiutò la grazia e fece eseguire la sentenza della pena capitale tramite iniezione letale. Quindi, per rispondere alla tua domanda, il capo è il boia: ovvero quella persona che ha il compito di uccidere un altro uomo. La nostra vuole essere una denuncia ed una forte presa di posizione contro la pena di morte: nessun uomo può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita di un’altra persona. E’ giusto che si debba pagare per i propri errori, è giusto che si stia in prigione anche tutta la vita, ma decidere sulla vita o sulla morte di una persona non è compito per gli uomini.

Grazie mille per questa tua appassionata risposta. Parlando ora di rock progressivo, quanto pensi sia importante l’innovazione per questo genere?

Direi che è abbastanza importante e se guardiamo alla storia del genere tutte le più grandi band hanno portato qualcosa di nuovo. E questi sono aspetti che cerchiamo di proseguire nella nostra musica: non dimentichiamo il passato, ma non ci accontentiamo di essere bravi interpreti, vogliamo contribuire a dare un qualcosa di nuovo al genere cercando di guardare oltre l’orizzonte. Nel caso specifico dei Karmakanic abbiamo provato ad inserire elementi jazz e fusion cercando anche di utilizzare strumenti non convenzionali per il progressive, il tutto per rendere la nostra musica fresca e moderna.

A proposito di questo aspetto ciò che mi ha sorpreso maggiormente durante l’ascolto del disco è stata la sua fluidità: è ricco di passaggi intensi, accattivanti, ma non per questo facili. E’ più impegno  o è più talento?

Come sempre ci vogliono entrambi gli elementi. Alcuni passaggi sono molto semplici da scrivere e magari in dieci minuti ti ritrovi ad aver scritto il 90% di un pezzo. Poi però si va  alla ricerca del completamento del brano e magari per piccoli particolari si perdono mesi, pensa che nel caso dei “Who Is The Boss In The Factory” la fase di songwriting è durata due anni. In questi casi scrivo, registro, ri-scrivo, ri-registro  finche non sono assolutamente soddisfatto del risultato. Quindi se da una parte il talento è quello che ti permette di avere le idee principali è solo con il duro lavoro che si completano gli album.

Durante la tua carriera hai collaborato con moltissimi musicisti di grande talento. Chi ti ha particolarmente impressionato?

Sicuramente molti, ma forse il più talentuoso e pazzo allo stesso tempo è il nostro attuale tastierista. Pensa che un giorno dovevamo registrare “Eternally”, e avevamo bisogno di sviluppare alcuni passaggi di tastiera. Lalle arrivò in studio e dopo un caffè gli chiedemmo se voleva ascoltare quanto inciso sino ad ora per poi pensare a come inserire in maniera originale i suoni delle sue tastiere. Lui si rifiutò, fece partire la registrazione e registrò improvvisando: il risultato è stato stupefacente ed è  finito sul disco.

Ora vorrei parlare un po’ del mondo musicale in generale. La maggior parte degli ascoltatori si accontenta di prodotti preconfezionati tutti uguali. Come vivi questo aspetto del tuo lavoro? Credi che prima o dopo il grande pubblico tornerà ad apprezzare musica più profonda ed impegnata?

Guarda per rispondere a questa domanda devo prima di tutto metterti al corrente che oltre ai lavori con Flower Kings e Karmakanic sono attivo in numerosi collaborazioni in veste di compositore. Proprio in quest’ottica alcuni brani che ho composto sono diventati disco d’oro nei paesi scandinavi lo scorso anno (tra l’altro la super hit “Metal Will Stand Tall” dei connazionali “The Poodles”, ndm) . Quindi se da una parte non voglio sputare nel piatto in cui mangio dall’altra è bene fare alcune precisazioni. Le  realtà musicali di ogni singolo Paese nascondono, setto l’etichetta ad esempio pop, ottimi musicisti che faticano a trovare riconoscimento al di  fuori dai propri confini a favore dell’esportazione mondiale di fenomeni da baracconi come la Britney Spears di turno, ed è questo che rovina la musica. Per il resto io però non mi lamento, seguo una mia propria identità musicale e cerco di essere coerente con quello che faccio.

Il tempo a nostra disposizione è scaduto, nel ringraziarti per la tua disponibilità vorrei lasciare a te l’ultima parola per salutare il pubblico italiano.

Ragazzi continuate a supportare la musica con passione, comprate dischi e andate ai concerti. Da parte nostra continueremo a credere in quello che facciamo per potervi offrire il massimo della professionalità e della genuinità.

Marco Ferrari

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