Joni Koskinen (Kivimetsän Druidi)

Una nuova band si affaccia sullo sterminato mercato odierno: i Kivimetsän Druidi. Abbiamo raggiunto telefonicamente il chitarrista e cantante Joni, principale autore di testi e musica.

 

Comincerei subito con la domanda più facile da porre a una giovane band al debutto: puoi presentare la band ai nostri lettori?

Ok, noi siamo una giovane band finlandese, siamo di Kouvola, nella parte est della Finlandia. Suoniamo “celtic-folkish” metal con elementi di metal estremo, abbiamo una voce femminile e una maschile.

Voi siete nati nel 2002, e dall’anno seguente avete pubblicato diversi demo ed ep. Come mai avete pubblicato il primo full-length nel 2008? Non avevate una lineup stabile? Non avevate trovato alcun contratto?

Vuoi sapere perché abbiamo pubblicato il primo album nel 2008? Allora, avevamo molte offerte da parte di piccole label, ma credo che la nostra lineup non era ancora pronta per registrare un intero album e per un contratto. Così abbiamo deciso di aspettare e sistemare la formazione. Ma nel 2008, quando la Century Media ci ha contattato, e dopo aver trovato una cantante, abbiamo capito che era arrivato il momento giusto.

Ho letto che la cantante Leeni-Maria si è aggiunta alla band proprio all’ultimo, e non ha avuto alcuna partecipazione alla scrittura del disco. È vero?

Ha lavorato sulle sue parti vocali, però gli autori della musica siamo mio fratello ed io. In futuro anche gli altri membri avranno più spazio durante la scrittura. Leeni-Maria si è aggiunta a noi appena due mesi prima di firmare per la Century Media, è la persona giusta che stavamo cercando.

Come hai detto prima, Shadowheart non è un classico album folk; data la presenza di metal estremo insieme ad altre influenze più melodiche, ne risulta un disco abbastanza complesso, nel senso che ci si trova davanti a canzoni molto diverse le une dalle altre, e probabilmente questa è la caratteristica che risalta maggiormente all’ascolto…

Sì, anche se attualmente non vogliamo definire la nostra musica “folk metal”, bensì “fantasy metal”, perché i nostri testi sono incentrati su temi del medioevo, e storie fantasy, e proprio perché mischiamo tanti tipi di metal, tante influenze, dall’estremo a quello più melodico.

Infatti volevo appunto parlarti di questa mescolanza di generi… Ad esempio ci sono brani come Blacksmith che sono vicinissimi al black metal, altri che suonano praticamente power. Continuerete su questa linea anche nei lavori futuri?

Noi vogliamo questo contrasto, parti veloci con cantato operistico, lato estremo insieme al lato melodico. La nostra direzione sarà dunque alla ricerca di musica ancor più potente, ma al tempo stesso sempre più melodica.

Diverse canzoni dell’album sono versioni ri-registrate di alcuni pezzi già pubblicati nei vostri precedenti lavori. Probabilmente le differenze tra i vari brani sono dovute anche a questo, con canzoni scritte in epoche diverse… Potete sicuramente migliorare da questo punto di vista, presentando materiale più organico…

Abbiamo deciso di pubblicare canzoni passate per mostrare alla gente quella che è stata la nostra storia dagli esordi. Non era nostra intenzione scrivere dieci nuovi brani, quello che era importante per noi è far vedere l’evoluzione della band, come era prima e come è adesso.

Puoi parlarci dei testi di Shadowheart?

La maggior parte delle lyrics sono basate sul racconto fantasy che ho scritto, le altre riguardano argomenti medioevali. Sono tutte frutto di fantasia comunque, non sono su fatti realmente accaduti.

In questi anni la scena folk finlandese sta prendendo sempre più piede. Inaugurata dai Fintroll diversi anni fa, sono cresciute band molto apprezzate come Korpiklaani, Ensiferum e Turisas. Credi che la scena possa avere un futuro ancora migliore, magari con la scoperta da parte del pubblico di piccole band che non sono ancora conosciute fuori dalla Finlandia?

Ovviamente le band che hai citato hanno segnato una linea guida, hanno delineato una sorta di “forma” che caratterizza un certo tipo di musica, pur suonando in modo diverso. Credo che la scena possa solo migliorare, ci sono tante giovani band che verranno fuori prossimamente.

In effetti, parlo per l’Italia, non sono pochi gli appassionati e band come Korpiklaani e Turisas hanno registrato buonissime affluenze di pubblico…

Sì, la cosa bella è che queste band non solo hanno conquistato l’audience finlandese, ma anche quella del resto d’Europa… Germania, Italia, Inghilterra…

E per quanto riguarda gli Stati Uniti? Credi che questo genere possa conquistare anche quella parte di mercato?

Sì assolutamente, c’è stato il Pagan Fest con alcune delle band che abbiamo citato, e la risposta è stata buona. Anche sulla nostra pagina MySpace abbiamo ricevuto moltissimi commenti di ragazzi americani.

Stefano Risso

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