KMFDM: Sascha Konietzko ci parla di WTF?!, il nuovo album

Abbiamo scambiato qualche battuta con il leader storico dei KMFDM, Sascha Konietzko. Ecco cos’aveva da dirci riguardo al nuovo disco, “WTF?!”, e a molto altro ancora.

Puoi dirci qualcosa a proposito del processo di composizione del nuovo disco, “WTF?!”? Sei soddisfatto del risultato raggiunto?
Al contrario di quel che è stato per la maggior parte dei dischi che i KMFDM hanno realizzato in passato, la composizione di quest’album è stata una vera e propria lotta, perché abbiamo voluto mettere a fuoco cosa realmente sono i KMFDM oggi. Su “WTF?!”, tutto quello che avevamo pianificato è stato filtrato, ricostruito e di nuovo passato attraverso un processo di rinascita. Nel passato, per scrivere un album impiegavo mediamente 6, 7, 8 o 9 mesi al massimo, mentre quest’ultimo è stato creato in non meno di 14 mesi. Non c’è nulla in esso che non sia stato riscritto, ripensato o rifatto almeno una volta. Anche il titolo è stato modificato mille volte prima di giungere al qui presente. Questa situazione di mutamento perenne e di ripensamenti perenni è durata fin quando non abbiamo deciso l’ordine dei brani all’interno del lavoro, insomma nulla è rimasto come era stato originariamente concepito.
Sono molto soddisfatto di come il tutto sia riuscito, altrimenti non l’avrei pubblicato, dato che sono un perfezionista.

Mi è parso che questo album possa essere annoverato fra i vostri lavori più violenti. Certo il vostro stile rimane inconfondibile, ma la rabbia contenuta in esso mi è sembrata persino più grande che in passato…
Certo, c’è sicuramente molta rabbia, eppure insieme ad essa è presente anche molto sense of humor. E la compresenza di due aspetti che sembrano contraddirsi l’un l’altro è, in effetti, una costante della storia dei KMFDM.

Fra i vari brani, ho particolarmente apprezzato la potenza di “Krank” e l’atmosfera di “Lynchmob”. Hai qualche canzone che preferisci rispetto alle altre, oppure le metti tutte sullo stesso piano?
I pezzi presenti sull’album sono una selezione dei miei preferiti, se qualcosa non mi piace o lo giudico inferiore non lo pubblico neppure. E questo è quello che faccio sempre, ogni cosa pubblicata nei nostri album è il meglio di tutto ciò che è stato precedentemente concepito. A volte succede che una traccia venga lasciata fuori, e che poi venga però riscoperta, rielaborata, riadattata o remixata e così diventi una mia nuova preferita.

“WTF?!” è forse legato a un concept? Oppure c’è un filo conduttore, a livello tematico, che accomuna le varie canzoni? E qual è il messaggio che volete diffondere tramite brani come “Rebels in Kontrol”, “Lynchmob”, “Vive La Mort!” o “Dystopia”?
In realtà non c’è nessun tema che leghi i vari episodi, ognuno di essi vive di vita propria. Tuttavia la maggior parte di essi, sia i miei sia quelli di Lucia (Cifarelli, la cantante della band, ndr.), tendono sicuramente ad essere profondi, oscuri e riflessivi, piuttosto che leggeri e spensierati.
Sul messaggio…non c’è nessun messaggio esplicito, è piuttosto fra le righe che bisogna guardare se se ne vuole cogliere uno o molteplici: siate forti e abili, assumetevi la responsabilità dei vostri desideri e delle vostre azioni, vivete la vita che realmente volete, siate tolleranti, non fate del male al vostro prossimo.

Avete chiuso il vostro sito web per protestare contro l’arresto del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e avete messo in streaming e in libero download il brano “Rebels In Kontrol”. Perché questa scelta?
Il punto è che tutti devono sapere queste cose. Nel senso, è importante che venga smascherata la fottuta arroganza di quei pochi che detengono il potere, e di come cerchino di imbrogliare e plagiare il resto del mondo. Abbiamo bisogno di sapere chi sono realmente, abbiamo bisogno di capire come siamo arrivati a questo stato delle cose. C’è la necessità di ripensare e tornare a difendere le basi dei nostri diritti democratici, che ancora adesso si presume siano nostri diritti, e salvare quello che è rimasto da salvare prima che il mondo vada definitivamente a puttane!

Siete stati fra le band più influenti per interi generi, come l’elettronica e l’industrial rock. Come ci si sente a pensare di aver avuto una così grande importanza?
Scambierei volentieri tutta questa influenza storica con il non avere preoccupazioni finanziarie (ride, ndr.)! No seriamente, esser stati ‘seminali’ significa che i KMFDM sono stati dei pionieri involontari, e questo sta a dimostrare, a posteriori, quando la nostra band fosse insensibile ai vari trend succedutisi nel corso degli anni, e quanto invece si sia spinta avanti e abbia creato essa stessa dei trend che altri hanno seguito.

Invece, quali sono stati gli artisti che vi hanno influenzato? Io, fra i tanti, ho sempre pensato ai DAF…
Sì, i DAF erano fichi, ma anche Liaisons Dangereuses, T.Rex, SPK, e in generale tutta la roba dell’etichetta On-U Sound di Adrian Sherwood ci ha influenzato molto.

Quali sono le tue impressioni sulla musica oggigiorno? Com’è cambiata rispetto ai vostri esordi? E internet che ruolo ha avuto?
Oggi c’è molta più gente che fa ‘musica’, molta di più rispetto a quando ho iniziato a farla io negli anni Ottanta. Fanno la loro musica con il computer, con i software, e poi la distribuiscono per conto proprio tramite internet. Certo, internet ha cambiato tutto. Lei a anche la pirateria, non lo si può nascondere. 12 – 13 anni fa scrissi un articolo sul sito dei KMFDM, in cui ipotizzavo che se la tecnologia degli mp3 fosse andata a braccetto con la pirateria, l’industria musicale sarebbe morta, almeno per come la conoscevamo allora. Le label sarebbero andate in crisi o avrebbero addirittura chiuso, i musicisti avrebbero dovuto fare un altro lavoro perché non sarebbe bastata loro la propria creatività per vivere, e il consumo della musica sarebbe cambiato drasticamente. E oggi tutto questo si è avverato. C’è troppa gente che crea robaccia orribile, e gli standard qualitativi sono stati abbassati per tutto questa merda che c’è in giro. Molti negozi e molte etichette hanno dovuto chiudere, così come le riviste e le fanzine, tutto è sparito! Si è tutto spostato su internet. Oggi non frega più niente a nessuno se un artista ha cercato di scrivere un album con la giusta sequenza di canzoni, con il giusto flusso musicale, etc. si sentono pezzi sparsi qua e là. Oggi consumiamo musica come se quello che sentiamo oggi potesse essere fuori moda già domani…tutto è aumentato e tutto è più veloce!

Cosa volete ottenere con la vostra musica? Qual è il vostro obiettivo artistico?
Ho fondato i KMFDM perché ero annoiato a morte dalla maggior parte della musica che mi circondava, e volevo fare qualcosa che fosse meglio di molta merda che era popolare.
Naturalmente, essendo completamente immerso nella mentalità del punk dei Settanta, pensavo che non fosse necessario essere un grande musicista o un grande cantante per fare qualcosa d’interessante, ma volevo anche che fosse all’altezza delle mie aspirazioni.
Così ho iniziato ad imparare un po’ di cose, da come si usa l’equipaggiamento di uno studio al maneggiare sintetizzatori e sampler, e col passare del tempo sono migliorato. Con i primi successi del progetto, ho potuto lasciare il mio lavoro e diventare un ‘artista’ a tempo pieno. Quali sono le motivazioni di un pittore, di uno scrittore? Probabilmente le stesse che guidano anche me, principalmente dare uno scopo alla propria vita. Se facessi un lavoro normale, come il bancario o l’assicuratore o l’impiegato, la mia vita non avrebbe questo scopo, e il mio lavoro servirebbe solo per farmi guadagnare soldi per poi aver tempo per non lavorare. Nel mio caso è l’opposto: lavoro perché amo farlo, perché adoro creare musica bizzarra, andare in tour, vedere il mondo ed essere una fottuta ‘rockstar’ (ride, ndr.).

Un’ultima curiosità. “Panzerfaust” è cantato in italiano: come mai avete deciso di farlo? E per caso hai preso lezioni d’italiano? Perché l’accento è piuttosto buono…
Grazie mille! In realtà vado ogni anno in Sardegna per incontrare dei miei amici che stanno laggiù, e in questo caso mi hanno aiutato a correggerlo un po’. Il testo della canzone è talmente romantico che solo utilizzando l’italiano avrebbe funzionato. L’Italia, la terra del romanticismo!

Foto di Ester Segarra

Stefano Masnaghetti

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