Intervista a Kylie Minogue, dea della dance con Aphrodite

Aphrodite è l’undicesimo album da studio di Kylie Minogue. La ‘Barbie tascabile’ della musica, com’è stata ribattezzata da tempo, è assolutamente “incredula di fronte al nuovo disco.

Pensavo che il mio decimo cd, X, avesse rappresentato un picco altissimo nei miei lavori… ma questo nuovo disco è assolutamente sorprendente, e l’esperienza della sua lavorazione è stata incredibile“. Un sacco di entusiasmo, dunque, per questa nuova avventura musicale.
La ricerca di un sound solido e organizzato era stata posta alla base del nuovo lavoro. “Credo proprio che questo sia infatti il disco più coeso che abbia fatto dai primi tempi della mia carriera. E poi, volevo fare qualcosa di diverso dagli ultimi album: questa idea era ben chiara nella mia testa”.

Già, qualcosa fatto e pensato per ballare: il suo nuovo disco, infatti, è stato descritto come ‘un ritorno alla musica da dancefloor’. “Sì, è stato definito così, ma non credo di essermi mai veramente allontanata dal dancefloor… Comunque adesso ci sono dentro in pieno”. Le tematiche affrontate nelle nuove canzoni le rendono più leggere rispetto ad altre del passato di Kylie: “Credo che molto di ciò che faccio oggi sia influenzato dalla malattia che ho vissuto (un cancro, nel 2005, nda). Semplicemente in questo momento della mia vita ho sentito di voler esprimere gioia vera; avevo già scritto dei momenti duri e non volevo rifarlo ora. Quando ho creato questo nuovo disco ero nel presente, in quel momento, in quel luogo e l’esperienza che vivevo era di pura felicità”. Tra i titoli delle canzoni si leggono Looking For An Angel, Cupid Boy e naturalmente Aphrodite; l’album sembra pervaso da un certo feeling etereo: “Qualcosa del genere c’è nel disco, ma non in tutti i brani. Abbiamo scoperto la necessità di esprimere questo feeling quando abbiamo scritto la canzone Looking For An Angel. Personalmente sono sempre stata attratta da queste idee etere, universali e splendenti”.

La tracklist finale del cd è il frutto di una selezione precisa, fatta in modo che ogni brano risultasse un tassello perfettamente inserito nella struttura dell’album. “Non che avessimo tante canzoni in più: a un certo punto abbiamo detto stop, e abbiamo iniziato a sistemare i brani che avevamo scritto fino ad allora per farli funzionare come volevamo”. Tra i collaboratori che hanno lavorato al disco compare anche Stuart Price, di cui Kylie dice: “Ho imparato moltissimo da lui, ed è stato anche divertente perché Stuart ha reso il lavoro gradevole e interessante, e mi ha fatto sentire sicura. Ho adorato lavorare con lui, e penso che tutto questo si senta nel disco”.

Francesca Binfaré

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