La buona novella della storica PFM

La PFM presenta la sua ultima opera e lo fa in una conferenza stampa nella cornice del teatro Smeraldo di Milano. “A.D. 2010 La Buona Novella” è un’opera apocrifa in cui si rintraccia quell’ormai vetusto sodale che aveva visto collaborare la formazione con Fabrizio DeAndrè nel 1979.

Il primo incontro fra il poeta e i musicisti, quando ancora si chiamavano “I Quelli”, avvenne nel 1970, all’epoca della “Buona Novella”. A quarant’anni dalla pubblicazione di tale album, PFM ha deciso di rileggere l’intero disco con nuovi arrangiamenti ed il contributo di musica inedita scritta appositamente per l’anniversario.
In questa riproposizione non ci sono solo canzoni rilette, ma tanta nuova musica composta ed eseguita per sostenere e accompagnare l’ascoltatore direttamente all’interno del racconto. L’impianto testuale rimane fedele alla versione datacene da Fabrizio, mentre la musica si trasfigura in narrazione armonica e nella scenografia sonora del nuovo concept album.

La lezione rivoluzionaria lasciataci da Faber, la quale individua in Cristo un elemento di incredibile modernità nella predicazione di egualitarismo e fratellanza universale, sembra facilmente accordabile con le esigenze e la realtà dei nostri tempi. 40 anni di mezzo, e prima 2000, sembrano non essere stati sufficienti per operare quella evoluzione che l’uomo avrebbe dovuto compiere, prima fra tutte nella comprensione e accettazione dell’altro, del diverso. Il disco era nato a suo tempo anche come monito severo per coloro che tra le fila della rivoluzione sessantottina avevano malauguratamente perso la bussola e si erano sentiti superiori agli altri uomini, equiparandosi a Dei. Peccatori di ubris.

Lo spirito che anima questo concept non ha il sapore del vintage, della pedante riproposizione di qualcosa che ai più potrebbe sembrare aver già detto tutto quanto c’era da dire. Al contrario, si respira una forte tensione alla modernità, che per essere vissuta consapevolmente getta uno sguardo al passato. “L’eterno ritorno dell’uguale” ci insegna la ciclicità della vita, e il passato diventa paradossalmente futuro.
La musica cerca di stemperare un concetto di per sé complicato, e contamina fino al limite dell’astrazione. Mondi distanti che si parlano, come la piramide di vetro parla e dialoga con il Louvre fino a creare un discorso di senso compiuto.

L’album nella più classica tradizione rock nasce prima dal vivo e solo successivamente Dicioccio e soci decidono di metterlo su disco.  Ogni brano ha un mondo e un suono con ballate, voli solistici, assoli corali, per evidenziare il dramma umano intorno alle figure dei vangeli deandreiani. L’immagine di Maria, offerta in sposa in mezzo alla piazza nel brano “L’infanzia di Maria” è sottolineata da una vibrante danza della tentazione, che evidenzia la curiosità dei pretendenti e la forte emotività. I cinque quadri nella “Via della Croce” tratteggiano i profili di sofferenza dei protagonisti con artifici sonori in grado di evidenziare il compiacimento della Morte, la ferocia dei Romani e la pavidità degli Apostoli, il dolore palpabile delle madri dei tre crocefissi e il riscatto dei ladroni. Un album immaginifico che traspone quanto detto da DeAndrè con le parole, in musica.
A detta dello stesso Dicioccio “questa Buona Novella ha gli effetti speciali e non servono nemmeno gli occhialini, bastano le orecchie”

Francesco Casati

Condividi.