La formula dei Nebel

Semplicità e tanta sostanza. Suono dalla pasta calda e dal profumo di gelsomini, fichi e limoni. A mille ce n’è, nel regno dei Nebel da narrar…

Con inchiostro di acqua di mare scrivono le loro canzoni, tingendo le molteplici porte che aprono con le sfumature delle stagioni spazio-temporali-emozionali. Cantano di dolori con l’accettazione e la luminosità di chi è consapevole che tutto passa e serve per crescere. Da professionisti, giocano col fuoco della musica e, con anima un po’ gipsy, intessono formule magiche di parole e vibrazioni.

Non definibili con un sol genere… Perchè dunque definirli? Lasciamo che siano le voci a fluire dal cuore che portano nel loro petto e a raccontarci da dove arrivano i Nebel. Antonio Palumbo (voce e chitarra), Carlo Venusino (basso e cori), Filippo Masieri (Batteria e percussioni), Marco Vismara (Chitarre e cori), Mauro Lazzaretto (Tasti, cori e varie)

Chi sono e da dove vengono i Nebel?
Antonio: “La nostra è un’amicizia che dura da anni, chi più chi meno. Per esempio, Filippo era mio compagno di scuola e suonava con Carlo. Nel 2004 iniziammo le serate nei locali come cover band, col nome di Contrada Beat. Il repertorio era funky, reggae, hip-hop, ma dopo un po’ di mesi di prove se ne andò il tastierista. Quando mi diedero la notizia ero ad un master e mi alzai d’impulso urlando chi voleva suonare la tastiera col mio gruppo. Fu così che Mauro disse di sì!”

Nebel… chi era costui?
Antonio: “Ah, il nome significa “nebbia” in tedesco e letto al contrario, Leben, significa “vita”. E’ stato scelto per caso, tirando a sorte fra i nomi proposti da ognuno di noi e ha vinto quello dato da Mauro. Del resto la nebbia circonda lo studio dove proviamo, in campagna!”

Nel 2006, come Contrada Beat, avete suonato in due programmi di R101. Cosa vi resta?
Antonio: “L’esperienza in radio è stata un po’ come fare un tour stando fermi, poiché suonavamo ogni sera. Lì, crediamo che risieda la vera anima della musica, un’anima un po’ antica. Nel corso delle trasmissioni proponevamo le cover, però durante le pubblicità provavamo alcuni dei nostri brani che poi abbiamo avuto modo di suonare in diretta. Grazie a questo lavoro abbiamo avuto la possibilità di farci conoscere da un ampio pubblico e avere molte date. Ora della Contra Beat conserviamo una parte del nome, Contrada 3/3, che proponiamo in serate alle Scimmie o al Trottoir a Milano, ospitando altri validi artisti come Pablo con i Mood Collective e Jack Jaselli, ricreando un po’ l’atmosfera da Caravanserraglio.”

Cosa credete che sia a tenervi uniti?
Marco: “Penso il non avere nessun dubbio sul progetto a cui diamo vita e il ricercare un’affermazione che non è ancora completamente arrivata.”

E’ in arrivo il vostro disco… Quale sarà il filo conduttore e che atmosfera si respira?

Filippo: “Sì, uscirà prima di Natale e verrà fatto il lancio ufficiale a febbraio. Abbiamo voluto spaziare il più possibile fra i generi musicali. Non vogliamo darci un taglio preciso. E’ un viaggio per il mondo, dallo Swing al Pop, dal Rock al Folk. Anche la grafica dà quest’idea, con molte porte di luoghi differenti. L’atmosfera che si respira è quella che si può toccare con mano nei nostri live. Abbiamo infatti registrato in presa diretta, per avere i suoni più naturali possibili e fare in modo che chi ascolta il disco ci ritrovi così nei concerti. Eravamo in uno studio di Sermoneta, dove ci siamo rinchiusi per qualche settimana, dormendo in un convento sconsacrato fra gelsomini, fichi e limoni.”

Che profumo e che anima ha quindi l’album?
“Be’, profumo di gelsomini, fichi e limoni e anima di legno e fiati! La pasta del suono è calda e senza tempo.”

A proposito di pasta… Se i Nebel fossero una ricetta?
Carlo: “Saremmo un cous cous con la carne o una pasta al ragù, con tanto ragù, semplice, ma con tanta sostanza.”

Se su un’enciclopedia del futuro ci fosse la voce Nebel, quale sarebbe la definizione?
Antonio: “Nebel – Cavalcarono il successo per una sola stagione, ma si assicurarono la pensione.”

Che personaggi delle fiabe o del circo sareste?
“Marco il vecchio saggio, Antonio lo Stregatto, Carlo la donna cannone, Filippo l’elefante, Mauro il cappellaio matto.”

Dato che uno dei vostri pezzi si intitola “Non c’è cura migliore”… se foste un rimedio medicamentoso?

Carlo: “Ah… dunque… Sì, una supposta di amore!”

E con questa supposta di amore supposto, il viaggio dei Nebel continua nello spazio reale. Basta un click al loro MySpace per scoprire dove assaporare la loro musica.

www.myspace.com/nebelnebelnebel

Melissa Mattiussi

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