Liam Gallagher (Oasis – Press Conference)

A tre anni dall’apprezzatissimo “Don’t believe the truth”, ecco che gli Oasis tornano a far parlare con “Dig out your soul”, nuovo album della band che uscirà in Italia il 6 ottobre.
Enormi ovviamente le aspettative da parte di pubblico e critica, che si troveranno a fare i conti con un concept album che miscela le sonorità classiche della band a una particolarissima atmosfera spirituale che aleggia in quasi tutti i brani. Liam Gallagher e Andy Bell hanno incontrato la stampa all’Hollywood di Milano in occasione della pre-listening esclusiva organizzata dalla Sony.

26 settembre 2008

Ci siamo resi conto soltanto a posteriori di quanto spesso venga citato Dio nei testi di quest’album. Forse è perché inconsciamente volevamo conquistare anche il pubblico religioso! No a parte gli scherzi, Dio è un concetto positivo, ognuno gli può dare la valenza che crede. A noi questo piace molto. In “Soldier on” poi abbiamo voluto più che esprimere un messaggio religioso, quello di continuare a sperare, tenere duro in ogni situazione.”- spiega Liam.
L’altra peculiarità dell’album si rivela essere la velocità della creazione dei pezzi, che sembra addirittura il segreto del riuscitissimo singolo “The shock of  the lightning”.
Se “The shock the lightning” o “Falling down” riescono a risultare così avvincenti e immediate già dal primo ascolto,- dice Liam – lo si deve solo al fatto di essere state scritte e registrate alla velocità della luce. Sono  uscite subito in modo spontaneo. E ciò significa che quei due brani ci rappresentano veramente, siamo noi al 100 per cento. Sono i veri Oasis. Credo che sarà anche questo l’elemento che li farà apprezzare al pubblico.”

“Dig out your soul” si discosta inoltre dal tradizionale approccio compositivo della band, che solitamente tendeva a mettere in primo piano i singoli rispetto all’organicità dell’album. “Ho scelto in modo consapevole di non scrivere quella che potesse essere definita  una canzone con la C maiuscola.Volevo creare una musica che avesse un groove e non seguisse il tradizionale modello strofa, ritornello e middle eight. Cercavo un sound che fosse più monocorde, più ipnotico…quasi incalzante. Canzoni che potessero catturare l’attenzione in modo differente. Questo rappresenta probabilmente l’aspetto più innovativo principale dopo “Don’t believe the truth”.
L’album si dimostra infatti fluido, omogeneo: pur avendo una propria autonomia i pezzi rimangono incatenati in una melodia di fondo che si dissolve e riappare lasciando spazio a una sensazione di continuità, armonia.

Sembra però che il gruppo abbia abbandonato quei ritmi psichedelici tanto cari nei primi anni di carriera a favore di uno stile più vicino all’indie contemporaneo: “Noi siamo rock’n roll e facciamo rock. Forse abbiamo smesso con le psichedelie perché abbiamo smesso con le droghe!(risata)” –ironizza Liam.
Insomma questo album consacra una volta per tutte la band che più di ogni altra ha saputo tradurre in musica l’essenza e le metamorfosi di questi ultimi quindici anni.
Sempre rimanendo fedele a se stessa, sempre creando del gran buon rock.

Valentina Lonati

 

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