Litfiba: “Sentire Il Mio Corpo Che Cambia nelle sagre di paese fu terribile”

“Vuoi la verità? Non ci aspettavamo una risposta di questo genere da parte del pubblico. Il timore era che fosse passato troppo tempo dall’ultima volta, che fosse passato “ il nostro tempo”. Invece non abbiamo potuto utilizzare alcune delle registrazioni a causa del troppo frastuono della gente”.

Questa frase riassume alla perfezione l’entusiasmo scatenato dalla “reunion per eccellenza” del panorama musicale italiano: vedere di nuovo Ghigo e Piero divertirsi, dopo quasi undici anni, sullo stesso palco ha rappresentato per alcuni una gradevole sorpresa e per molti la realizzazione di un sogno. Ora che la prima parte di tour si è conclusa e una nuova è in procinto di iniziare, ecco uscire la prima testimonianza su disco della ritrovata alchimia: “Stato Libero Di Litfiba”.
Abbiamo incontrato il gruppo in un noto albergo milanese, dove, oltre a parlare della nuova release, i due musicisti si sono lasciati trasportare dai ricordi e hanno parlato dei buoni propositi per il futuro prossimo…

Ciao ragazzi, rivedervi insieme dopo tanti anni è davvero bello. Qual è l’istante preciso in cui vi siete resi conto che la magia dei Litfiba non si era esaurita?
Piero: tempo fa chiamai Ghigo per suonare un pezzo sul mio ultimo disco solista. Entrambi ci rendemmo immediatamente conto del fatto che era tutto uguale ad un tempo. L’alchimia non era cambiata di una virgola. Quella session portò alla realizzazione di “Sole Nero”, ma soprattutto ci ha riportato insieme.

Cosa volete dire a chi parla di operazione commerciale?
Piero: ognuno può pensare ciò che vuole. Credo che quello che stiamo facendo vedere sul palco risponda da sé alla questione. Penso che soprattutto a livello umano non avessimo un rapporto del genere da una vita. Non è una celebrazione o qualcosa di simile. E’ un progetto a lungo termine.
Ghigo: sottoscrivo ed aggiungo che non si tratta di un’operazione senza sbocchi, per tirare su un po’ di soldi e poi tornare a casa. Questi Litfiba hanno un futuro, siamo pieni di entusiasmo e siamo qui per restare molto a lungo.

Nel ’99, quando vi separaste, eravate all’apice della popolarità e probabilmente ad un passo dagli stadi; allo stesso modo il mercato discografico, che si apprestava a chiudere il decennio di maggior splendore mai vissuto, era prossimo al tracollo degli anni zero…Pensate sia ancora possibile tornare indietro in qualche modo?
Ghigo: è vero, l’analogia è calzante. La nostra epopea andava a concludersi insieme a quella del music business, anche se già in quegli anni iniziavano a vedersi i primi masterizzatori, quindi i semi erano già stati piantati…
Piero: sì, anche se a quel tempo erano troppo costosi; la crisi iniziò solo qualche anno più tardi, quando i prezzi dei mezzi per la duplicazione diventarono popolari e arrivò il peer to peer. Va detto però che il fenomeno del download selvaggio non è nato per caso, ma è stato causato dall’uso scriteriato del potere da parte delle case discografiche. E il vero problema è che si continua a sbagliare da questo punto di vista.

Ghigo, Luca e Piero pervasi dall'Attitude

Certo è che la rete ha comunque ridefinito anche il modo di fare comunicazione…
Ghigo: non c’è dubbio. Abbiamo dovuto adeguarci a una cosa di cui prima non si potevano immaginare le potenzialità, che se da un lato ha tolto, dall’altro ha dato tantissimo.
Piero: parliamo di un’arma a triplo o quadruplo taglio per chi fa il nostro mestiere, ma non possiamo pensare più nel modo in cui si faceva quindici o vent’anni fa. Penso ai gruppi emergenti, che nella rete trovano il modo più economico e democratico di farsi conoscere. Anche noi abbiamo appena constatato il potere della promozione sul web: prima delle quattro date di partenza abbiamo fatto qualche tappa di riscaldamento fuori dall’Italia. La cosa sarebbe dovuta rimanere segreta, ma grazie al web i locali dove abbiamo suonato erano stracolmi!

Credo che i Litfiba siano l’unico gruppo al mondo ad avere un “million seller album” e a non proporne nemmeno un pezzo dal vivo!
Ghigo: ti riferisci ad “Infinito” eh (ride)?

Esattamente…
Ghigo: dai alla fine non era così male (ma la sua risatina nasconde ben altro ndr), qualche pezzo buono c’era. Penso a “Prendi In Mano I Tuoi Anni”, per esempio. Abbiamo scelto insieme e di comune accordo di saltarlo completamente. I fan lo vedono come l’album della rovina, quello che ci ha diviso e non ci sembra il caso di portare un elemento di divisione in un tour come questo che ci ritrova invece molto uniti.
Piero: i fan, ma anche noi alla fine, vediamo “Infinito” come qualcosa senza precedenti nella nostra carriera, quasi un corpo estraneo. Da tutti i punti di vista, sia del suono che dei testi. Anche in “Mondi Sommersi” avevamo apportato modifiche al nostro sound, soprattutto per quanto riguardava l’elettronica, ma senza snaturarci.
Ghigo: è vero, infatti ancora oggi pezzi come “Sparami” o “Ritmo#2” non sfigurano con il resto della scaletta, che invece è molto vecchia. Un pezzo che personalmente adoro di quel disco è “Apri Le Tue Porte”. “Il Mio Corpo Che Cambia” lo sentivo persino nelle balere e nelle sagre di paese, è stato terribile!

Anche se forse “Regina Di Cuori” già lasciava presagire qualcosa. Siete d’accordo?
Piero: sì, quello era il pezzo più pop fatto dall’inizio della carriera, è verissimo. Suonava già molto pop in studio, poi la partecipazione al Festivalbar ha fatto il resto, tramutandola nel tormentone dell’estate. Un tormentone da 850 mila copie. Però il testo è molto più profondo di quello che possa sembrare ad un ascolto superficiale.

Per come la vedo io, le vendite degli ultimi album furono soprattutto il risultato di un percorso fatto nei vent’anni precedenti. Di “Sole Nero” avete parlato, ma come è nata “Barcollo”?
Piero: è successiva a “Sole Nero”, la reunion era già stata ufficializzata quando l’abbiamo composta e anche musicalmente direi che sono abbastanza distanti tra loro. La prima è riconducibile al nostro passato, sembra quasi provenire da un periodo ben preciso. “Barcollo” ha elementi più innovativi, è meno immediata ma più elaborata per certi versi.
Ghigo: è un pezzo su cui mi sono divertito moltissimo, su cui ho voluto sperimentare un po’. Io ci sento anche del punk in alcuni punti.

La scelta di registrare una delle date di Firenze era già prefissata? D’altro canto è la vostra città…
Piero: e invece ti stupiremo: abbiamo registrato tutte le date, per scegliere poi la migliore. Siamo partiti con l’esordio di Milano, ma il pubblico era così infoiato che in pratica non si sentiva altro! Allora siamo passati alla prima di Firenze, ma anche lì stessa storia: i più pazzi  del centro Italia erano lì quella sera. Finalmente, la seconda data fiorentina ci ha dato quello che cercavamo.
Ghigo: c’è da dire poi che era la seconda data nello stesso palazzetto, quindi il suono ha fatto al differenza. Per la precisione, venti dei ventiquattro pezzi fanno parte della data del 17, gli altri di quella precedente.
Piero: il 17 ancora una volta si dimostra il numero per eccellenza dei Litfiba!

Per concludere, una curiosità. Quanto ha influito il pezzo di Elio e Le Storie Tese sulla vostra reunion?
Piero: lascia stare Luca, non farmi rispondere…
Ghigo: no ti prego non parliamone!!

E scoppiando entrambi a ridere, mi fanno capire che probabilmente quel pezzo non potrei trovarlo mai nel loro I-Pod…

Luca Garrò

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