Mads Langer, Microscope singolo italiano

mads langer behold 2011

E’ stato adottato dai fans italiani e dal nostro paese al punto che il suo ultimo video “Microscope” è stato girato proprio durante una due giorni tra Milano e Firenze. Mads Langer ha conquistato pubblico e critica con suo primo album internazionale “Behold”, l’abbiamo incontrato per approfondire la sua conoscenza.


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E’ un momento ottimo per te in Italia!
“Sì assolutamente, è incredibile quante cose belle stiano succedendo!”
Il tuo nuovo video è stato girato proprio qui…
“Sì, dovevo suonare ai Trl Awards a Firenze e avevamo fatto un concerto a Milano il giorno prima, abbiamo filmato la trasferta e tutto quello che è successo in quei due giorni fino all’esibizione di Firenze davanti a migliaia di persone. Amo l’Italia per molte cose, la natura, la gente, il cibo e il vino, la moda, la storia e l’atmosfera di questo paese.”

 


Mads Langer – Microscope

Hai già registrato due dischi in Danimarca prima di questo terzo che è stato pubblicato ovunque, in che modo è cambiato il tuo stile tra un album e l’altro?
“Sono molto contento di tutto quanto è successo fino a questo momento nella mia carriera, considero i miei due primi dischi usciti in Danimarca la mia ‘educazione’, come se avessi preso la laurea e ora fossi pronto a confrontarmi con obiettivi ben più alti in tutto il mondo. La cosa veramente interessante è che mentre tu sviluppi la tua musica e la tua evoluzione, cambi e migliori anche come persona, il mio sound è cambiato mentre cambiava la mia vita e quello attuale riflette la mia situazione di adesso. Nel mio primo disco non avevo la benché minima idea di come si dovesse fare per creare un album, ho iniziato a registrare e ho scoperto che volendo potevo mettere cinquanta chitarre su un unico pezzo… hey che figata ho pensato! Il primo disco è prodotto anche in maniera esagerata, ho puntato tutto su quest’aspetto, mentre nel secondo ho avuto la necessità di togliere qualcosa, di alleggerire un po’ il sound, mentre sul disco di adesso “Behold” il primo disco internazionale, avevo un piano prestabilito prima ancora di iniziare a lavorare, è molto profondo e concentrato sui singoli pezzi, sulle melodie e sui testi. La mia è musica pop semplice ma anche complessa, cerco di mettere diversi “strati” all’interno della mia musica, in modo che a un primo ascolto si possano percepire delle cose, a un secondo delle cose diverse, al terzo ancora diverse e via dicendo. Insomma devi ascoltare molte volte per capire tutte le sfaccettature che cerco di inserire nella mia musica.”
Quando hai iniziato a interessarti seriamente alla musica?
“La musica è sempre stata parte della mia vita, ho iniziato a curiosare tra i dischi di mio padre quando avevo quattro anni e col passare del tempo le mie prime passioni sono state i Deep Purple e i Black Sabbath, quindi ovviamente i Beatles, Neil Young, Bob Dylan e i grandi classici che hanno influenzato la mia crescita. Ho quindi iniziato a suonare piano jazz classico, sono andato all’Accademia a 18 anni ma ho deciso di mollare quel tipo di musica in quel senso, infatti ho iniziato a scrivere musica perché non volevo più suonarla ma interpretarla, esattamente come faccio oggi. Sono una persona molto curiosa, che ascolta qualsiasi cosa e che cerca di crearsi un proprio stile, mischiando elementi a volte diversi per ottenere sempre qualcosa in più…”

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