Mama Marjas Miss Mykela reggae ai massimi livelli

E’ uscito a inizio mese “We Ladies“, nuovo album di Mama Marjas & Miss Mykela album tutto al femminile delle due Ladies del reggae italiano che per la prima volta realizzano insieme un progetto discografico (dopo anni di collaborazioni nella crew Love University Family), promosso con il sostegno di Puglia Sounds. L’album, anticipato in radio dal singolo “Ancora” e promosso con il sostegno di Puglia Sounds, contiene 13 brani in inglese e in italiano (e alcuni accenni di dialetto tarantino e leccese), caratterizzati da sonorità potenti tipiche del roots reggae e della soul music e racconta il punto di vista di due giovani artiste del Sud Italia nel proprio contesto personale e musicale, affrontando trasversalmente tematiche sociali universali (come la condizione femminile nel mondo), ed esistenziali (come i tormenti amorosi e il senso della vita), fino ad arrivare a riflessioni sull’etica del reggae.

Come nasce la vostra collaborazione? Come mai avete deciso di realizzare insieme questo progetto?
Ma.Ma. La nostra collaborazione nasce semplicemente da un’amicizia vera,da un’amicizia autentica che si è manifestata grazie alla musica! Ci siamo conosciute per via di un progetto di Treble nel 2006 e da allora non ci siamo più separate!
Mi.My. La nostra collaborazione trova fondamento innanzitutto nella vita: ci siamo conosciute sul palco ma abbiamo capito che saremmo diventate prima di tutto grandi amiche e poi che nel futuro avremmo fatto qualcosa insieme.
Ho iniziato la mia carriera di cantate dieci anni fa sulla Drum’n Bass, sulla jungle e sull’elettronica in generale; il reggae è arrivato dopo e, come spesso mi dice Maria, mi «ha cambiato la vita». Appena si è presentata la possibilità di produrre un album con Adrian Sherwood, abbiamo pensato che non ci sarebbe potuta essere occasione migliore per consolidare la nostra amicizia e la collaborazione professionale.

Tempistiche di realizzazione del cd?
Ma.Ma. Il disco è stato realizzato in un anno ed è stato un lungo lavoro di ricerca dei testi vista la difficoltà di associare la lingua italiana al reggae più tradizionale.
Mi.My. Avendo vinto un bando di concorso (Bollenti Spiriti), avevamo una scadenza da rispettare per la realizzazione di questo disco e, si sa, le scadenze portano solo ansia. La nostra fortuna è che siamo una grande famiglia e ci siamo dati una mano a vicenda: con noi c’erano Don Ciccio, le nostre famiglie e avevamo il supporto di Bass Culture e di Puglia Sounds. Avevamo insomma le carte in regola per fare un buon lavoro, dovevamo farlo e l’abbiamo fatto. Può piacere o non piacere ma noi siamo felici. Tre mesi tra Italia e Inghilterra insieme a tanti sacrifici hanno portato a “We Ladies” e avere questo disco tra le mani è una grande soddisfazione!

Cosa potete dirci sul docu-film We Ladies – Appunti di Viaggio unito al cd? Come nasce quest’idea?
Ma.Ma. Il disco “We Ladies” è un progetto vincitore de “I Principi Attivi”, bando di concorso regionale pugliese di nuove idee per una Puglia migliore. Ci siamo presentate con un progetto che parla di noi: due ragazze assolutamente genuine con amore e passione per la musica che, nonostante i mille pregiudizi e difficoltà, cercano di fare della loro passione un lavoro. Nel dvd c’è gente che parla di noi, confermando che in tutti questi anni non ci siamo mai arrese ma, anzi, ci siamo unite e abbiamo creato un team di persone fidate e alle quali vogliamo bene. È fondamentale l’unione per fare un percorso e raggiungere un risultato duraturo.
Mi.My. Tutto ciò che emerge dal docu-film è reale: è la nostra vita on the road,  una grande famiglia che si sposta da punti diversi d’Italia e va a fare il suo show. Viviamo tutti in città diverse ma abbiamo unito le nostre forze in nome della musica. La base di questa idea è il coinvolgere il nostro pubblico in quello che succede dietro le quinte e nella nostra vita quotidiana (comprese le nostre realtà familiari e il nostro back round) per far vedere che nulla è costruito. Siamo così come ci vedono sul palco, affiatati e pieni di stima l’uno nell’altro.

Come si colloca sul mercato il tuo prodotto? A quale target fate riferimento?
Ma.Ma. In realtà non ci abbiamo pensato molto, anche perché speriamo sinceramente di arrivare a quante più persone possibili. La bella musica non ha target e non ha confini; credo che una canzone, se bella, possa piacere indipendentemente dall’età o dal genere musicale di appartenenza.
Mi.My. Il reggae è un genere musicale che negli ultimi anni si è fatto largo e sta cominciando sicuramente a venire fuori da un circuito underground nel quale,  ahimè, molti tendono ancora a collocarlo. In realtà non è così: pensiamo a Sud Sound System, a Boom da Bash (almeno per quanto riguarda il mio Salento) oppure e ai grandissimi Africa Unite. Il disco fonde italiano, dialetto e inglese e il mood è veramente rilassante, io stessa quando lo ascolto “dondolo”. Non abbiamo pensato ad un target particolare quando abbiamo scritto i pezzi, ci piace pensare che il nostro lavoro possa conquistare quanta più gente possibile e magari contribuire nel nostro piccolo alla diffusione di messaggi positivi e limpidi che sono alla base del reggae in cui noi crediamo.

Quanto pensate la musica abbia ancora una funzione sociale oggigiorno?
Ma.Ma. Nell’underground fortunatamente c’è ancora chi resiste dando dei messaggi positivi e sociali; nel maistream invece non so quanto sia ancora cosi, anzi credo sia un periodo un po’ triste  in cui la musica è futile e si riduce ad essere costruita “a tavolino”.
Nonostante le eccezioni, ancora fortunatamente presenti nel panorama musicale, in generale la scena contemporanea non fa che proporre artisti i cui unici messaggi non fanno che ostentare se stessi e il proprio successo, quando invece la musica che nasce in strada secondo me dovrebbe lanciare messaggi ben diversi dalle ostentazioni personali e dalle ricchezze accumulate.
Mi.My. La musica ha una funzione assolutamente sociale, così come qualsiasi altro  veicolo di comunicazione. Attraverso la musica si può comunicare qualsiasi cosa, per questo chi fa il cantante, il compositore o il musicista deve sempre stare attento ai messaggi che sta lanciando, soprattutto quegli artisti che sanno di avere un pubblico molto giovane. Bisogna insomma privilegiare i messaggi positivi, l’amore, la gioia di vivere.

Come pensate che si evolverà il music biz in questi tempi di crisi economica? Ci sarà ancora un biz dopo tutto questo?
Ma.Ma. Ammetto di non essere una grande esperta di marketing e di statistiche economiche, ma credo che un elemento da tenere sicuramente in considerazione sia il dominio che in pochi anni ha conquistato Internet,  facendo sì che tutto diventi alla portata di tutti. Ciò ha reso sempre più complicata la vendita dei dischi originali ed è difficile pensare che in futuro la situazione possa migliorare, basta guardare il calo delle vendite degli ultimi 5-6 anni. Per fortuna però c’è ancora chi ama la musica, capisce il valore del possedere un disco originale e contribuisce affinché questo mercato non muoia definitivamente. Quello che posso fare io è continuare a fare la mia musica.
Mi.My. In un Paese in cui non esiste più un lavoro se non precario, in un Paese in cui serve credere nelle proprie possibilità e sperare in un futuro migliore, non per noi ma almeno per i nostri figli, credo sia necessario spingere affinché la musica possa diventare un lavoro, non solo per chi sta ad alti livelli ma per tutti. Io personalmente faccio grandi sacrifici per arrivare a fine mese, ho un lavoro part-time che mi permette di pagare un affitto. La musica è ancora qualcosa che non fa altro che “arrotondare” le mie entrate e nel frattempo sono anni che giro l’Italia senza fermarmi, senza mai riposare. Quando prendi l’aereo alle 5 del mattino, dopo un live a Bologna e alle 9 sei in negozio a scaricare camion di merce, capita di chiedersi «quanto tempo riuscirò ancora a farlo?». Bisognerà ancora farne di strada prima di riuscire a vivere di musica, certo è che dovrebbero cambiare tante cose in Italia perché tutto possa girare meglio,  specialmente per la scena indipendente. La creatività va premiata e il sacrificio anche.


YouTube

Condividi.