Marco Selvaggio, creatività al servizio dell’arte

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Marco Selvaggio, percussionista e musicista che si esibisce con l’Hang Drum, strumento affascinante che lo accompagna nelle sue esibizioni che diventano sempre più numerose col passare del tempo.
Presenta brevemente il tuo progetto ai lettori.
Il mio progetto è la musica a 360 gradi. Grazie alla grandissima versatilità del mio strumento riesco ad utilizzare l’hang drum in moltissimi differenti contesti che spaziano dall’interazione con il violino classico al suono dell’hang sulla musica house. Quello che ho in mente è far conoscere al mondo questo fantastico strumento e mostrare come sia capace di adattarsi ad ogni forma di linguaggio musicale.
Come nasce la passione e il successivo rapporto con l’Hang drum?
Ho incontrato l’hang per caso…anzi come si dice: serendipità!  Una sera, 2 anni fa, camminando per le vie di Roma. Sono rimasto folgorato da questo suono magico e ho deciso che avrei dovuto procurarmi a tutti i costi lo strumento in grado di produrlo. L’hang è uno strumento rarissimo prodotto da una ditta svizzera e ne esistono solo pochi esemplari al mondo. Suonarlo è una scoperta continua di nuovi orizzonti musicali e grazie all’hang ho la possibilità di esprimere la mia arte.


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In quali ambiti ti trovi meglio ad utilizzarlo?
Come dicevo prima l’hang è uno strumento estremamente versatile che si presta ai contesti più diversi. E’ uscito nel novembre 2010 un album autoprodotto con chitarra (suonata da Edoardo Piazza), violino (suonato da Giulia Milioto) e 2 cantanti (Greta Fiorito e Valentina Cesario). Suono con un violino creando melodie di tipo concertistico, sperimento suoni nuovi con tracce elettroniche (e ringrazio Salvo Dub per questo che ha collaborato con me per il concerto londinese e con cui stiamo cercando di far crescere questo progetto).
Suono l’hang sulla musica house dal vivo ed attualmente sono forse l’unico (o uno dei pochi) al mondo a farlo. Questa, ad oggi, è considerata una vera e propria rivoluzione musicale poiché l’hang non solo è uno strumento ritmico, ma crea anche delle vere e proprie melodie che vado a costruire su una traccia house.
Quant’è e qual è la tua esperienza accumulata fino ad ora nel campo musicale?
Da circa 9 anni suono le percussioni. Ho cominciato a suonare il djembè con il maestro Alassane Djeng e ho avuto modo e occasione di suonare con percussionisti molto validi che mi hanno dato una formazione molto solida (stage tenuti dal maestro Djan Camarà a Parigi, Sourakata Diabatè a Catania e Famoudou Konatè a Palermo). Due anni fa ho inciso il mio primo album “Into the Ocean” e sto lavorando al prossimo che spero uscirà nel 2012. Continuo a suonare in contesti sempre nuovi: discoteche, teatri, sfilate di moda, eventi di ogni genere. Il 16 luglio ho suonato a Monaco, in Germania, per un bell’evento legato al mondo della moda e poi in 2 clubs. Il 25 agosto ho debuttato a Londra, in un club di brick lane, il 93 feet east ed è stata l’ultima tappa di un tour estivo molto intenso.


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Cos’è per te il music business?
Fondamentalmente sono un sognatore e mi piacerebbe che la musica fosse condivisione di emozioni, di suoni… un linguaggio che parla a tutti e supera i confini. Ovviamente torno con i piedi per terra e so che per produrre suoni e arte è necessario un mercato che non sempre purtroppo premia chi merita davvero, ma non per questo bisogna smettere di credere nella musica!
Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Il giro del mondo con l’hang continua! Suonerò a Zurigo a Novembre, poi ancora a Londra e nella mia Catania molto presto. Altre date sono ancora “work in progress”. Ho in mente di produrre 2 EP. Uno di musica house e uno di musica chill out con la collaborazione di dj producer di tutto il mondo. Insomma, le collaborazioni son sempre ben accette e questo tipo di lavoro non riuscirei a farlo da solo totalmente. Sto cercando di fondere diversi tipi di arte e per far tutto ciò mi servo dei video. A tal proposito ho già prodotto diversi videoclip miscelando la mia musica con l’hang drum alla pittura ( in “painting my world“) o al paesaggio della mia fantastica terra e al mare al quale sono intimamente legato (in “soul sea“). Come in un videoclip (“maschera di cenere“) nel quale ho voluto criticare la nostra società usando una maschera che metaforicamente parlando rappresenta la gente che ci circonda (Pirandello “docet”). Sto lavorando al nuovo album, scrivo testi, compongo musica… fermarsi? Mai! La musica è la mia vita.

Paolo Sisa


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