Mario Venuti

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mario Venuti alla vigilia del tour “Mario Venuti a teatro”. Ecco cosa c’ha detto in merito a quest’impegno.

 
Il tour partirà da Caserta il 30 novembre, passerà da Roma l’1 dicembre, farà tappa il 2 a Bari per poi proseguire il 3 a Milano, il 4 a Conegliano, per concludersi infine il 5 a Torino.
 
6 novembre 2008

La scaletta che proporrà al pubblico prenderà spunto dalla raccolta dei suoi più grandi successi, arricchendosi anche di alcune cover riarrangiate e di brani tratti dal suo repertorio con i Denovo.

Molti artisti sognano spesso di esibirsi a teatro, che cosa dà il teatro in più rispetto ad un concerto nelle location solite?
Il teatro ha i suoi lati positivi perché permette una maggiore attenzione per quello che succede sul palco, attenzione rivolta principalmente ai testi e alla musica, ma ha anche le sue controindicazioni. In questo senso può mancare l’aspetto fisico del concerto e del ballo che può esserci in alcuni momenti dell’esibizione. In questo tour verrà proposto un concerto abbastanza versatile che si presta sia alle dimensioni all’aperto che ai piccoli club, però ho voluto concludere l’anno con degli spettacoli teatrali proprio perché secondo me meritava una soluzione di questo tipo.

Parliamo del Sulu tour, quali le sensazioni del suonare da solo? Cosa ti ha dato?
E’ stata una bella avventura anche quella perché credo che abbia dato la possibilità ad alcune canzoni di tirare fuori un aspetto emozionale più potente. Paradossalmente togliendo, alcune canzoni ne hanno guadagnato. Suonare da solo è comunque un aspetto importante per il mio lavoro, capita spesso che mi esibisca in questa veste e continuerò a farlo in modi diversi, anche se la dimensione con la band è sempre bella ed interessante e non posso tralasciarla

Durante la tua carriera artistica ci sono state molte collaborazioni. Cosa rappresentano per te e quali quelle che ricordi con maggiore affetto o per qualche aneddoto curioso?
Quella con Carmen Consoli è forse stata la più importante perché ci siamo trovati fianco a fianco nella stessa etichetta in un periodo in cui Catania era veramente un posto vitale. Mi è poi capitato di duettare con molti altri artisti ed è sempre una cosa bella perché viene da un moto spontaneo e non è fatta per un calcolo commerciale. Spesso è difficile perché si è spesso molto impegnati, ma quando capita è molto piacevole. E’ anche utile dal punto di vista della crescita professionale e a maggior ragione più queste sono fatte con artisti di estrazione differente apparentemente distanti e più le collaborazioni sono interessanti.

Cosa rappresenta per te Sanremo?
Sanremo ha uno spazio importante nella storia della musica italiana, perché da lì sono passati personaggi come Dalla, Modugno, Vasco Rossi ed è una cosa che catalizza sempre l’attenzione del pubblico popolare, dando anche la possibilità ad alcuni artisti e ad alcune canzoni di venire fuori in maniera più prepotente. Pur essendo una grande festa paesana e televisiva, anzi, stra-paesana e stra-televisiva [ride, ndr] alla fine se c’è della buona musica, viene fuori.

Nell’ultimo festival abbiamo assistito alla reunion dei Denovo, ci sarà un seguito?

Per il momento sono abbastanza preso dal mio lavoro e non credo, però chissà!

La Sicilia è stata sempre una regione fertile dal punto di vista musicale, come vedi la situazione attuale?

I talenti ci sono sempre, magari adesso però hanno meno possibilità di venire fuori rispetto agli anni ’90 in cui c’era una etichetta come la Cyclope che ha scoperto Carmen Consoli e molti altri artisti. In questo momento è una regione un po’ depressa per certi aspetti, connessi anche ai noti problemi della discografia e alla crisi mondiale del disco.

Progetti futuri?
Sto scrivendo le canzoni del nuovo disco, mentre una parte le avevo già pronte, e spero che per l’autunno 2009 possa uscire un nuovo lavoro di inediti. Inizialmente stavo pensando ad un disco con un orientamento un po’ orchestrale, “classicheggiante”, però probabilmente un disco tutto così potrebbe risultare noioso, così alla fine ci saranno alcuni episodi che sembrano fare l’occhiolino ad un mondo più classico con riferimenti più colti, ma dall’altra parte sono talmente affezionato al pop che non riesco a staccarmene, sento proprio il bisogno di fare canzoni solari, allegre e con delle belle chitarre elettriche, è un vizio difficile da togliere!

Livio Novara

 

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