Marlene Kuntz, intervista per l’uscita di “Pansonica”

marlene-kuntz-intervista-nuovo-album-pansonica

Sono sempre stati, insieme agli Afterhours, la rock band di riferimento nella scena alternativa italiana. Dopo i primi dischi, “Catartica” e “Il Vile”, dalle sonorità noise rock, i Marlene Kuntz si sono avventurati in una strada più lontana dal loro sound iniziale ma mantenendo una coerenza artistica. A vent’anni di distanza dalla pubblicazione di “Catartica”, del 1994, la formazione di Cuneo pubblicherà il 16 settembre “Pansonica”, una raccolta di 7 brani risalenti a quel periodo ma che non sono mai stati incisi su disco. Un regalo per i fan della prima ora, che ritroveranno le atmosfere del primo album di Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia.

Affermate di aver mantenuto nella forma originale il 95% del contenuto di “Pansonica”. Potete dirci quale, fra queste tracce, avete toccato di più e quale, invece, di meno?
Non abbiamo praticamente mai messo mano a “Donna L” e “Sotto La Luna”. Anche “Sig. Niente” è stata toccata poco, anche se abbiamo dovuto sistemarla leggermente. “Oblio”, invece, è stata modificata ne corso degli anni. Sebbene ci piacesse, apportavamo modifiche che, purtroppo, l’allontanavano dalla sua forma originale. “Pansonica”, invece, ci ha concesso di riportarla al suo stato naturale. All’interno dell’album c’è anche “Capello lungo”, che è il nostro brano più vecchio: ha più di 25 anni!

Avete detto che avete dovuto sistemare “Sig. Niente” leggermente. Cosa intendete, nello specifico?
Sai, se vai su Youtube a curiosare si trova sicuramente un video della vecchia versione del “Sig. Niente”. Premettendo che è sempre stata una bellissima canzone, in quella versione più soft non era così palese il suo potenziale, intuivi che poteva spaccare ma c’era sempre un qualcosa che la bloccava. E il problema, sostanzialmente, era che nonostante credessimo fortemente in questo pezzo non avevamo ben chiaro ciò che volevamo. Adesso, invece, lo sappiamo.

C’è qualche brano che avete escluso dalla tracklist finale?
Abbiamo ascoltato tutto il materiale che avevamo realizzato nel periodo che va da “Catartica” a “Il Vile”, ci siamo divertiti ma al tempo stesso abbiamo fatto molta attenzione su cosa tenere e cosa meno. Se, infatti, la parte strumentale non ha conseguenze, i testi ce le hanno e non mi sarei sentito a mio agio ad urlare delle frasi che oggi non sentirei più così mie. E, probabilmente, non scriverei più frasi di quel genere.

Non avete il timore che i vostri fan possano pensare che “Pansonica” sia un modo per rinnegare tutto ciò che avete fatto da “Il Vile” in poi?
Per niente. L’intento di “Pansonica” è un tributo al fan che ha iniziato a seguirci con “Catartica”. Volevamo riprendere le cose che abbiamo fatto negli anni ’90 e riproporle con un sound anni ’90 ma con la tecnica di una band degli anni 2000. Per essere filologicamente coerenti abbiamo registrato su nastro analogico, e poter rendere il tutto ancora più vintage.

Cosa potete dirci del tour?
Parte il 4 ottobre da Livorno e si concluderà il 20 dicembre a Siena e prevediamo di suonare tutti i pezzi di “Catartica” e anche “Pansonica”. È un tour che è stato studiato esclusivamente per l’anniversario di “Catartica”. All’inizio del 2015, invece, riprenderemo il nostro progetto teatrale, “Il vestito di Marlene”, che coniuga le nostre canzoni con la danza. Ci sarà un intero corpo di ballo che eseguirà delle coreografie che ruotano intorno ad un concept che ha come figura principale quella della donna. Internet ci ha insegnato che bisogna reinventarsi e stare sempre sul pezzo.

A proposito di Internet, che ne pensate dell’iniziativa di Apple in collaborazione con gli U2, che hanno messo a disposizione il loro disco gratis su iTunes?
La cosa più sbagliata è che la gente creda che il disco degli U2 sia gratuito, quando in realtà non è così. L’avvento di Internet ha distrutto un intero settore perché la musica si trova gratis. Inoltre, quando la rete non c’era, la vita delle band era circondata da mistero perché non si sapeva mai cosa faceva tra un disco e l’altro. Oggi, invece, quella favola è sparita perché con i social bisogna sempre dare aggiornamenti, altrimenti sei fuori dai giochi. Detto ciò non siamo dei complottisti, ci piace Internet!


Condividi.