Marlene Kuntz: siamo nella fase di delirio

marlene kuntz 2011

Suoneranno il 2 settembre in occasione della 17a edizione della Festa Democratica della provincia di Lecco. I Marlene Kuntz interpreteranno la voce rock contemporanea di un evento che intende celebrare l’Unità d’Italia ripercorrendo le maggiori tappe della storia della musica, a partire dagli anni ‘50. Rubiamo a Luca Bergia, batterista del gruppo, una decina di minuti per capire quale sia il rapporto tra i Marlene e i grandi artisti del passato, immergendoci poi in un’amara analisi di un contesto nazionale molto povero in termini di cultura rock. Ma non solo, perché se l’Italia in questo senso non ha alcuna intenzione di aprirsi a “nuove” correnti, è anche vero che le generazioni di oggi hanno orecchie solo per i prodotti più semplici e immediati, senza saper approfondire l’ascolto. “E tutto scorre in modo orizzontale”. Le ultime battute sono sui progetti futuri. La band non si ferma ed è già in fase di “delirio produttivo”, ma è ancora troppo presto per fare previsioni o sbottonarsi su date e potenziali dischi.

Un evento che vuole ripercorrere la storia della musica. Volendo dare uno sguardo al passato quali sono i gruppi o gli artisti della nostra tradizione che ami ancora ascoltare?
Nei miei ascolti non c’è tanta roba italiana. Chi mi ha più emozionato sono i primi Litfiba, i CCCP, poi i grandi cantautori come De Andrè, De Gregori, Paolo Conte. C’è anche un amore che parte dall’adolescenza per Franco Battiato, anche lui musicalmente notevolissimo.

Tra questi c’è qualcuno che ha ancora una certa influenza sulla tua musica e, più in generale, sui Marlene?
In realtà sono molto più esterofilo perché il rock è di matrice inglese e americana. Noi passiamo dai Cure ai Joy Division, percorrendo tutto il movimento dark fino ad approdare, in età più matura, a Nick Cave e ai Nirvana. Insomma, quella fase definita grunge. Le nostre influenze sono più anglosassoni che italiane, però nel nostro DNA, soprattutto per Cristiano (Godano, ndr), ci sono i grandi italiani. Ad esempio per lui Lucio Dalla è stato molto importante.

Il festival vi ha scelti per rappresentare la categoria “rock contemporaneo”, ma fuori da questo contesto, nella scena italiana, che spazio si è ritagliato la band?
Sarebbe anche facile dire che ci si aspettava qualcosa in più. Il problema purtroppo è che l’Italia non ha mai avuto una propria cultura rock e continua a non averla. Lo vedi dai quei festival che non funzionano o dal mancato passaggio in radio e tv di certi pezzi. C’è poi un discorso molto più ampio dietro, c’è da perdersi. Ci si chiede che spazio venga riservato oggi alla musica e quanto la gente sia capace di ascoltarla in un certo modo. Lo abbiamo scritto anche in una canzone, “ha perso carisma”, non c’è più quell’attenzione sacrale di quando si ascoltavano i dischi. Tutto è molto più semplice. Negli anni ’80 per avere un vinile, magari di un nuovo gruppo, dovevo aspettare un mese prima di trovarlo tra gli scaffali del mio negozio di fiducia. Quando arrivava però, già prima di aprirlo c’era quell’emozione e quella curiosità che rendeva tutto più appassionante. Non voglio fare il nostalgico, perché poi internet è fantastico per tanti motivi e si può usufruire della musica in tempo zero. Però è anche vero che in questo modo si è perso il fascino dell’ascolto e quel carisma nei confronti della musica. Non so quanto la gente ora la ascolti davvero. Manca la capacità di approfondire le cose e tutto scorre in modo orizzontale. Soprattutto nelle nuove generazioni ed è un fenomeno particolarmente discusso.

Quella di Osnago sarà la penultima tappa di un tour durato quasi un anno. Volendo tirare le somme, dopo un album e parecchi live, che 2011 è stato per voi?
Io dico assolutamente positivo. Siamo tornati con un prodotto molto più rock rispetto all’album precedente, fatto invece di ballate e canzoni più morbide. Il live ha interpretato al meglio questo disco ed è stato particolarmente intenso. Il pubblico, poi, ha gradito il nostro ritorno alle melodie del passato, molti brani erano entrati già in testa. E’ stata una bella conferma.

Ed ora cosa c’è in programma per i Marlene? Un nuovo progetto o un periodo di stop?
Stiamo già lavorando su alcune cose. È una fase molto creativa e anche i concerti ci hanno dato la giusta ispirazione. Tornando dai live è capitato di rientrare in sala prove per buttare giù nuove idee. Non ci sentiamo affatto stanchi, anzi stimolati. Ci sono progetti che stiamo valutando, ma è ancora troppo presto per parlarne, anche perché li stiamo vivendo in piena libertà senza sapere dove ci porteranno. Siamo nella fase di delirio quando produci senza pensare ed è molto utile fare ciò che ti senti. Sicuramente andremo da qualche altra parte, non ci piace ripetere le cose. Musicalmente parlando intendo.

Riccardo Rapezzi

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