Massimo Priviero: il successo non m’interessa

Si sta per concludere, con l’evento all’Auditorium di Milano, il tour che ha portato Massimo Priviero in tutt’Italia. Abbiamo avuto nuovamente l’opportunità di scambiare qualche battuta con l’autore dell’imponente live album “Rolling Live”.

Sabato 20 novembre concluderai all’Auditorium di Milano il tuo tour seguito alla pubblicazione del doppio cd e DVD “Rolling Live”. Com’è andato questo ciclo di concerti? E come sarà lo spettacolo all’Auditorium?
Quest’ultimo ‘viaggio’ è andato molto bene, il mio pubblico, la mia gente ha partecipato entusiasta alle varie tappe del tour. L’occasione di potermi esibire all’Auditorium mi incuriosisce e mi galvanizza molto, perché si tratta di un luogo inconsueto per il tipo di musica che faccio, un teatro in cui solitamente si esegue musica classica…abbiamo pensato di offrire uno spettacolo dai due volti: nella prima parte sarà dato spazio a sonorità prevalentemente acustiche, mentre la seconda avrà un impatto elettrico e maggiormente rock. In ogni caso l’impronta sarà in un certo senso più teatrale rispetto ai miei consueti concerti, e in questo aspetto voglio appunto sfruttare il luogo. Inoltre saranno presenti anche alcune suggestioni etniche.

“Rolling Live” è uscito ormai da parecchi mesi: com’è stato accolto?
Considerato il periodo storico, e considerato che io non sono certo il tipo incline ad andare in televisione e a farmi grande pubblicità, è stato accolto in modo molto positivo, tant’è vero che è anche entrato in classifica per alcune settimane. Mi ha fatto molto piacere che anche la mia biografia, “Nessuna Resa Mai”, sia stata ben accolta, infatti è già stata ristampata. Ovviamente sto parlando di successo relativo, non è che adesso vado a fare un concerto a San Siro.

Tornando ai concerti, dopo la tappa di Milano hai ancora qualche data…e poi? È arrivato il momento di scrivere un nuovo disco?
Finito il tour mi concederò un po’ di riposo, e poi sì, inizierò a scrivere nuovo materiale per il nuovo album. Ho già alcune idee, soprattutto per quanto riguarda la piega generale che prenderà il nuovo lavoro. Si tratterà di un disco prevalentemente acustico, da folk singer piuttosto che da rocker: so che questi termini sono generalizzazioni, ma rendono bene l’idea di quello che sarà lo spirito della nuova opera. Voce, chitarra e poco altro. Certo aggiungerò qualcosa, ma di base le nuove canzoni roteranno attorno a questo concetto. Credo che sarà pronto e verrà pubblicato fra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

Hai detto che non ti piace apparire in televisione, così mi vien spontaneo domandarti cosa ne pensi dei talent show, anche alla luce della tua ‘gavetta’ e della tua carriera più che ventennale…
Beh, non voglio generalizzare, come in tutte le cose ci sono le eccezioni e anche in questo tipo di spettacoli possono esserci bravi artisti. Ma in generale ne penso molto male, sono una sorta di contenitori per canzonette e basta. È vero che il confine fra la canzonetta e la canzone d’autore o quella rock è labile, ma penso che in questi spettacoli non ci sia spazio per la vera musica, quella che sa esprimere qualcosa di non banale e conformista. E oltretutto non si più giudicare solo dalla voce che un cantante possiede. In un talent show di oggi Bob Dylan sarebbe stato immediatamente bocciato, e questo la dice lunga sul loro effettivo valore.

Talent show a parte, cos’è cambiato nel mondo della musica in questi vent’anni e oltre?
Ovviamente moltissime cose. Certo oggi si vendono meno dischi, e in generale il web ha preso il sopravvento, ma ci sono anche aspetti positivi. Oggi registrare un disco, grazie alle nuove tecnologie, costa molto meno; e intendo registrarlo bene, con una buona produzione. Per un musicista oggi è indispensabile sapersi gestire bene su due fronti: internet e i concerti. Non parlo delle cover band o stronzate del genere, parlo di musicisti veri; questi, se vogliono avere un futuro, è necessario che sappiano sfruttare le nuove tecnologie comunicative e che, allo stesso tempo, si sbattano per suonare live il più possibile e diano tutto una volta sul palco.

In passato hai collaborato con molti musicisti importanti: Little Stevens, Lucio Fabbri, etc. Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? Hai qualche sogno in proposito?
In tutta sincerità, non ho dei sogni particolari. Se proprio devo farti un nome, ti dico Mauro Pagani, un artista che ho sempre ammirato moltissimo. Ma per il resto, sai, non cerco a tutti i costi il grande nome, la star. Le collaborazioni nella mia carriera sono sempre venute spontanee, a seconda dell’occasione, della disponibilità dell’uno e dell’altro, non sono mai state progettate a tavolino…e a volte mi piace scoprire musicisti che, magari, non sono affatto famosi, almeno qui da noi. Ad esempio, sabato suonerò con un cornamusista scozzese, uno che ha suonato davanti alla regina Elisabetta, e che è un artista straordinario. Poi certo, se mi capitasse di poter suonare con Bruce Springsteen non mi tirerei certo indietro…

Nella tua lunga carriera ti sarai certamente trovato ad affrontare mille situazioni diverse. Quali sono stati i momenti migliori? E quelli peggiori?
Ne sono capitate di cose…non saprei dirti di preciso quale sia stato il meglio e il peggio. Ho iniziato con dischi di successo, poi ne ho fatti altri di ultra nicchia, di culto direi. Ho imparato a capire che nel music biz, ma questo vale anche in altri campi, il 20% delle persone sono affidabili e oneste, mentre del restante 80% è meglio non fidarsi troppo, spesso sono dei farabutti. Ho anche imparato ad essere più equilibrato, e soprattutto ho sempre mantenuto i miei valori; oggi forse ho meno successo rispetto ai miei esordi, ma questo non m’importa, per me il successo non è un valore, e non m’interessa più di tanto. Certo fa piacere anche a me, ma la sua importanza è mille volte inferiore rispetto a quella dell’essere felice di me stesso, del fare qualcosa in cui credo veramente attraverso la mia musica. Questo è quello che realmente conta.

Una domanda extramusicale. Sei laureato in Storia Contemporanea, così ti chiedo, da storico, che ne pensi della situazione in cui si trova oggi l’Italia. Che momento stiamo vivendo?
Ti ringrazio per questa domanda, è un argomento che m’interessa e che pochissime volte mi viene chiesto. Inutile negarlo, stiamo vivendo in un gran brutto momento. Non vorrei essere troppo retorico, ma i valori veri vengono sempre più spesso messi da parte, e sovente sono persino scherniti e offesi. Manca l’idealità, e infatti quello che più è grave è che oggi non si pensa altro che al presente, senza interessarsi minimamente del futuro. In passato l’Italia ha vissuto momenti bruttissimi, tragici, eppure c’era sempre la volontà di spingersi oltre, si lottava per cambiare in meglio, pensando al domani. Oggi manca proprio questa tensione ideale. Speriamo che le minoranze virtuose, che spesso sono quelle che mutano il corso della storia, ci salvino da tutto questo.

Stefano Masnaghetti

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