Massimo Priviero, vent’anni di carriera on stage

Ha pubblicato da poco un ispiratissimo live album (Rolling Live) che raccoglie in un doppio cd e in un DVD vent’anni di carriera. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Massimo Priviero, spaziando dagli inediti contenuti nella release fino all’analisi del periodo attuale di crisi che sta attraversando anche la musica.

Come mai hai aspettato tutto questo tempo prima di pubblicare un live album?
Non ti saprei dire esattamente perché! E’ venuto adesso, la serata era giusta e di alto tasso emozionale. La band ha suonato davvero bene e molta della mia gente mi chiedeva da tempo un album dal vivo ufficiale. C’erano anche i vent’anni da fissare in qualche modo. E’ stato molto naturale che avvenisse.

In base a quale criterio hai costruito la setlist della serata? Sei uno di quelli che trovato l’ordine giusto per un tour non lo cambia più oppure ti piace apportare variazioni all’interno della scaletta?
Tendenzialmente c’è sempre una tracklist di massima che andiamo ad impostare e che ovviamente cerca il punto migliore di equilibrio tra parti più “energetiche” e parti più “liriche”. Ma c’è anche un margine molto alto di istinto, di improvvisazione e di cambiamenti in corso d’opera. Spesso i musicisti che suonano con me sono “preoccupati” da quel che può cambiare durante il concerto, ma sono molto bravi a venirmi dietro. L’ultima cosa che comunque voglio è riprodurre dal vivo esattamente quel che accade in studio. E’ un errore che spero di non fare mai.

Ci sono tre inediti nel disco, è un antipasto di un nuovo album da studio che uscirà prossimamente? Quale dei 3 inediti ti soddisfa maggiormente da suonare on stage?
Non saprei dirti ad oggi la tempistica di un nuovo album in studio. Certamente ho in mente in gran parte come vorrei che fosse, ma magari poi per strada nascono altre idee. E’ ancora presto per dirti quale dei 3 inediti “girerà” e suoneremo di più. Stiamo uscendo in questi giorni. Certamente, soprattutto per emozione, suonare e cantare “Lettera al Figlio” è qualcosa di speciale per me e spero lo diventi anche per chi la ascolterà nei concerti.

Quanto è difficile suonare ancora il rock qui in Italia nel 2010? Perché?
E’ difficile più in generale fare musica, non solo fare rock. Ma in Italia è sempre più difficile fare qualsiasi cosa che esce da certe logiche. Perché? Perché siamo un paese che in termini culturali ha purtroppo per molti aspetti alzato le mani. E questo vale anche per il rock e per la musica popolare. Come ti dicevo è un discorso più generale. Non c’è paese al mondo dove a dire ad uno che è furbo gli fai un complimento. E furbo, mi diceva un mio vecchio professore tanto tempo fa, viene dal latino “fur” che in origine significa “ladro”

Nel 1988 hai pubblicato il tuo primo disco. Quanto sei cambiato tu e la tua in vent’anni?
Sono cambiato io, è cambiato il mondo, sono cambiati radicalmente i modi di comunicare. Non sono cambiati i valori che difendo e che cerco di condividere e non è cambiato l’amore con cui cerco di fare la mia musica. “Sangue, sudore, lacrime e sorrisi” diceva qualcuno. E’ ancora quello di cui ho bisogno e spesso è ancora quello che trovi nelle cose che faccio.  

Prossimi progetti o un sogno nel cassetto ancora da realizzare?
Oggi non saprei dirti con esattezza del prossimo progetto anche se credo sarà un album acustico, sento molta spinta a tornare da dove son partito, dal menestrello che suonava tanti anni fa per le strade. Vorrei in qualche modo prenderlo per mano e raccontargli tutti questi vent’anni. E dirgli che ha avuto vittorie e sconfitte ma che questo conta davvero poco. E che la sua parte d’anima più importante è ancora intatta.

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