Massimo (ZU)

Raggiungiamo Massimo degli Zu per parlare dei nuovi confini sonori del trio romano e del nuovo disco “Carboniferous”, appena uscito.

11 marzo 2009

Iniziamo parlando di “Carboniferous”: puoi dire qualcosa riguardo al suo processo di composizione?
E’ durato circa 6 anni. Dall’uscita di Igneo abbiamo iniziato a raccogliere le idee che poi sono finite su Carboniferous. Ci sono pezzi che abbiamo gia’ esguito dal vivo 200 volte, e comunque eseguivamo  il disco per intero gia’ mesi prima della registrazione. Questo significa che i pezzi sono passati attraverso il  fuoco e la critica e quel che senti e’ un distillato finale molto ben ponderato, eppure per noi trasuda la stessa carica che sentivamo quando abbiamo buttato giu’ i pezzi la prima volta. Molto del merito e’ di Giulio Favero che ha saputo interpretare perfettamente il materiale in fase di produzione. Se e’ la prima volta che senti gli Zu come sono dal vivo, lo devi a lui. Poi,  essendo un gruppo che suona cosi’ tanto dal vivo, per noi un punto fondamentale e’ come fare ad avere materiale che regge nel tempo, che ci puo’ emozionare e far sentire qualcosa anche alla trecentesima volta che lo suoniamo.

Personalmente ho trovato il nuovo lavoro il più duro e metallico della vostra carriera. Forse il più arrabbiato. Che ne pensi?
Penso che siamo diventati piu’ duri, metallici ed incazzati. Per tanti motivi. Perche’ piano piano abbiamo fatto un percorso che i greci chiamavano enantiodromia, cioe’ ritorno alle origini, ai nostri archetipi fondanti. Cioe’ al Metal. Ed anche perche’ viviamo pur sempre in Italia e dovremmo essere totalmente lobotomizzati per non essere incazzati neri per come va tutto, per come ci continuano a rovinare e a saccheggiare tutto cio’ che abbiamo.

Vi hanno sempre accostato a John Zorn. Però, a mio avviso, le vostre opere passate le trovavo più affini al free classico di nomi quali Ornette Coleman, Archie Sheep, Albert Ayler, ecc. Mentre ritengo proprio “Carboniferous” il più zorniano del lotto. Qual è la tua opinione al riguardo?
Ti sorprendera’ saperlo ma Zorn non e’ certo una delle nostre influenze maggiori. Ti dico la verita’, l’unica epifania che ho veramente provato ascoltando Painkiller e’ stata quella che si poteva fare musica pesante ed estrema anche senza chitarre e voci, cioe’ che la strumentazione se vuoi limitata che abbiamo non era certo un handicap alla riuscita di un gruppo. Ma siamo molto lontani dal suo intelligente mondo postmoderno. Noi pensiamo molto meno e sudiamo molto di piu’.

Quali sono le composizioni di “Carboniferous” che ritieni più riuscite?
E’ troppo presto per dirlo e comunque non avro’ ascoltato il cd finito piu’ di una volta.
E’ una mia prerogativa o difetto se vuoi, ma una volta fatto, il cd e’ del mondo e io non lo ascolto piu’, anche perche’ lo suono gia’ cosi tante volte dal vivo! Comunque ti rispondero’ Chthonian per un fattore emotivo, e’ stato il primo pezzo del lotto ad arrivare e ha fatto un po da presenza/ guida Lovecraftiana per tutto il suono del disco.

Come siete giunti alla Ipecac di Mike Patton? E com’è stato collaborare con lui e con King Buzzo?
E’ stato come nostro solito un processo graduale e lento, ci siamo conosciuti con Mike nel 2000 quando e’ passato per la prima volta a Roma con Fantomas e ci ha voluti ad aprire, poi siamo diventati amici, abbiamo aperto svariati tour per i Fantomas, ed infine e’ partita l’idea del quartetto, Tutto cio’ ha portato spontaneamente all’uscita per Ipecac. Collaborare con Mike e Buzzo? Uno schifo, bisogna spiegargli tutto, non hanno esperienza :-)

Rimanendo in tema di collaborazioni, quali sono i tuoi ricordi dell’esperienza con Eugene Chadbourne? Oltre a questo, l’intera carriera degli Zu è costellata di progetti realizzati con numerosi altri artisti: perché questa esigenza, qual è la molla che vi spinge a questi continui confronti?
Non lo so, non e’ che ci siamo detti: adesso collaboriamo con 300 mila persone. E’ che la musica e’ una pratica aperta e se sei una persona abbastanza aperta puoi usufruirne in tanti modi. Puoi crescere, confrontarti, trovare i tuoi limiti, scoprire nuovi modi di suonare, e’ come fare amicizia con delle personalita’ forti ed intense, e’ normale che cambi, non siamo mica mummie! E questo puo’ diventare anche “addictive”, puo’ dare dipendenza perche’ comunque porta continuamente nuova linfa, nuovo sangue. E anche noi credo che ne diamo a chi lavora con noi.

Avete donato un vostro brano per la compilation “Il paese è reale”: è stato Manuel Agnelli a chiedervelo o vi siete proposti voi? E perché proprio quel titolo, “Maledetto sedicesimo”?
Manuel e Rodrigo ci hanno chiamati e ci hanno chiesto molto carinamente e con sincero entusiasmo per noi, di far parte della compilation. L’idea e’ ottima, ci da’ visibilita’ e per noi la discriminante per tutto e’ sempre e solo quella di non dover compromettere nulla, o di non comporre pezzi con Apicella. Il titolo? Viviamo a Roma,  te lo ricordo. L’imperatore di Guerre Stellari abita a pochi passi da noi. :-)

Quali sono i vostri progetti futuri, e che strada prenderà la vostra esplorazione musicale?
Siamo in tour perenne per almeno un anno. Per la maggior parte da soli, qualche data con Patton a Marzo: San Francisco, Citta’ del Messico, Santiago Del Cile. Ci piacerebbe pubblicare una colonna sonora che abbiamo fatto. Per il resto, si vedra’ piano piano, le idee e la strada sono sempre state molto organiche per quanto ci riguarda. Viviamo molto di istinto. Dobbiamo sentire le cose. Annusarle, seguire le nostre piste e vedere dove portano.

Piccola ed ultima curiosità: continuerà l’esperienza con gli Ardecore?   
Immagino di si e gli auguro tutto il meglio ma al momento noi non ne potremmo far parte neanche volendolo, perche’ vorrebbe dire bloccare tutte le altre persone coinvolte per troppo tempo. Al posto nostro stanno suonando degli amici, musicisti della band Squartet, quindi Ardecore sono in ottime mani!  

Stefano Masnaghetti

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