Massive Attack (Press conference)

Massive Attack 2009

L’8 febbraio 2010 uscirà, dopo sette anni, un nuovo lavoro targato Massive Attack. Per l’occasione incontriamo Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall negli headquarters della EMI a Milano: una conferenza stampa nella quale l’argomento principale è proprio il nuovo “Heligoland”.

10 dicembre 2009

(Parla 3D) L’esperienza delle colonne sonore è stata abbastanza deludente e deprimente invece di essere liberatoria; forse anche per le forti pressioni che si subiscono nell’ambiente hollywoodiano in cui devi rispettare regole molto rigide. Per questo ho amato molto lavorare su “Gomorra”: non c’era musica, la sua assenza rendeva più potente la storia e mi è sembrato sufficiente mettere qualcosa alla fine e basta. Mi sembra che si sia persa l’importanza dello spazio, c’è la tendenza a sempre riempire tutto.

Come sarà Heligoland? Se su “Blue Lines” abbiamo lavorato molto con lo spazio siamo tornati a fare la stessa cosa con questo ultimo disco, abbiamo un approccio più spartano, perché abbiamo puntato semplicemente a usare effetti e riverberi. Con “100th Window” invece c’era un lavoro molto più complesso in cui forse si sentiva l’influenza dell’esperienza avuta con le colonne sonore: c’erano tante tessiture, tante atmosfere diverse, quasi delle microproduzioni all’interno di ogni traccia.

Il titolo prende il nome da un piccolo arcipelago situato a nord della Germania e i testi, come ad esempio “Flat Of The Blade”, contengono molti riferimenti a situazioni sociali e politiche quali conflitti, guerre, povertà, fame nel mondo; ma sono presenti anche concetti molto astratti. Abbiamo dei pezzi non utilizzati nel nuovo disco, non siamo ancora sicuri di cosa farne: forse li renderemo disponibile per i nostri fan tramite download oppure, data l’ingente quantità, li useremo per un prossimo lavoro.

La componente politica per noi è importante ma tenuta sempre nella giusta prospettiva, perché lavoriamo con persone diverse: ognuno ha la propria cultura, la propria etnia, le proprie visioni politiche e siamo quindi sempre rispettosi delle opinioni di tutti; durante uno show live commentiamo quello che è un argomento di attualità e ci piace vedere come il pubblico reagisce, cosa ne pensa.
Sono due realtà ben distinte quelle dello studio e del palco, non possiamo suonare tutto quello che vorremmo perché non ci sono tutti i nostri collaboratori; abbiamo un approccio quasi cinematografico con il live, un modo di interpretare anche visivamente la nostra musica.

Cosa facciamo per compensare le emissioni nocive causate dai nostri concerti? Ci siamo approcciati al problema in modo tradizionale, collaborando con Future Forest. Loro si occupano di piantare un certo quantitativo di nuovi alberi in base a quanto inquiniamo; anche se è un processo lento e ci vuole molto tempo prima di avere una giusta compensazione almeno facciamo qualcosa in merito.

Cosa ne pensiamo del file sharing? È una fase quella che stiamo vivendo, fa sempre parte dell’evoluzione dell’industria musicale; prima era appannaggio di poche etichette e adesso è tutto più democratico, anche se forse ora c’è una accessibilità tale che si attribuisce meno valore alla musica. Ci vorrà del tempo, ma siamo sicuri che questa è solo una fase di transizione e che prima o poi si tornerà a dare il giusto valore a ciò che un’artista compone. Noi, anche se siamo percepiti come band che produce album, in realtà nasciamo come dj, persone eclettiche ed artisti che assemblano pezzi o usano in modo creativo il materiale in nostro possesso; in un certo senso possiamo essere annoverati tra i più grandi ladri della nostra generazione, perché abbiamo sempre attinto al materiale che ci circondava, dissimulandolo e rendendolo qualcos’altro. Ed è esattamente quello che sta succedendo alla musica oggi, insomma ci siamo trovati nell’ambiente più congeniale per noi.

Quando collaboriamo con qualcuno cerchiamo di mettere l’artista ospite in una situazione che non gli sia congeniale al 100%, creare quel minimo di margine da cui possa scaturire la collaborazione, la scintilla creativa. I metodi che usiamo per raggiungere questo scopo di solito sono due: o proponiamo del materiale con il quale l’artista non è molto familiare, altrimenti facciamo venire l’artista nel nostro ambiente, a Bristol, anche se nel caso di Damon Albarn siamo andati noi da lui.

La nostra musica usata a scopo pubblicitario? Non sapete quante volte abbiamo rifiutato proposte simili; non abbiamo mai avuto un rapporto diretto con questo mondo, e le rare volte in cui succede diamo i proventi in beneficenza.

(Parla 3D) Un giudizio su questo decennio che svolge al termine? Non mi sembra che sia nemmeno passato così tanto tempo, non voglio sembrare un vecchio brontolone, ma politicamente e culturalmente non ho visto nessuna evoluzione, non abbiamo fatto nessun passo avanti, né riesco a ricordare qualcosa di rilevante.

Nicolò Barovier

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