Mauro Berchi (Neronoia)

9 maggio 2008

 

 

In occasione della pubblicazione del nuovo disco dei Neronoia, Outune ha avuto l’onore di poter realizzare un’intervista con Mauro Berchi, artista che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni. Ecco i suoi pensieri.

Ciao Mauro, inizio subito chiedendoti qualcosa del vostro nuovo disco. Dopo “Un Mondo In Me”, anche “Il Rumore Delle Cose” prosegue nella numerazione romana, quasi fosse un secondo capitolo del precedente album: è davvero così? Possiamo aspettarci molti altri capitoli targati Neronoia in futuro?
I due dischi sono nati in “stanze mentali” attigue. Personalmente li vedo come due raccolte complementari di immagini di nature (non necessariamente morte, ma comunque non molto in salute) che potrebbero essere scambiate tra loro. I titoli sono superflui, perchè non è necessario dare sempre un nome a tutto. Penso proprio che ci saranno altri capitoli nella “collezione”, anche se è difficile dire quando prenderanno forma. Sai, qui non avviene quasi nulla in modo programmato e/o strutturato, e spesso sono le cose e gli eventi ad usare noi come veicolo, e non viceversa come sarebbe lecito pensare. Quindi quello che posso dire è: staremo a vedere……

A mio avviso, “Un Mondo In Me” era figlio del dark – doom di quello che, personalmente, ritengo il capolavoro dei Canaan, “A Calling To Weakness” (ovviamente parlo sul piano strettamente musicale); in “Il Rumore Delle Cose” mi pare vi siate, almeno in parte, allontanati da questo paradigma per approdare ad una dimensione più “noise” del suono, specie nella prima parte del disco. Si è trattata di una scelta voluta, oppure è stato un processo del tutto spontaneo?
Del tutto spontaneo. Non programmo mai nulla in quello che faccio. Mi lascio semplicemente andare, scrivo, registro, cancello, riscrivo, assemblo in un modo quasi schizofrenico, senza alcun controllo e senza alcuna scelta predefinita. A volte mi sorprendo (in bene e in male, in modo quasi identico) di quello che ne esce, quasi come se io non avessi avuto parte alcuna nel prodotto finale. Non so dire se/come mi sia evoluto come “compositore” (parola decisamente grossa), ma tutto sommato non reputo sia poi così importante saperlo.

A livello lirico, è sempre Gianni il compositore principale dei testi dei Neronoia, oppure questa volta il tuo apporto è stato maggiore?
In questo secondo disco il mio contributo è stato più sostanzioso. I testi sono stati elaborati quasi a quattro mani, partendo però, è corretto dirlo, da frammenti scritti da Gianni.

Ricollegandomi alla domanda precedente, considero Gianni il maggior poeta italiano vivente, tanto che le liriche che scrive per i suoi Colloquio potrebbero benissimo far a meno dell’ausilio di una base musicale: sei d’accordo?
Assolutamente si. E' molto facile capire quando qualcuno mette l'anima in quello che scrive, e Gianni lo fa, oltretutto in un modo sottile, suggerendo e mai strillando. Prerogativa dei grandi.

Al contrario di Gianni, mi sembra che tu esprima al meglio la tua arte e il tuo “mal di vivere” attraverso il puro flusso delle note: qual è il motivo che ti ha fatto scegliere la musica quale espressione privilegiata del tuo mondo interiore? Secondo te, che cosa la innalza al di sopra delle altre forme d’arte?
Non ho la presunzione di considerarmi un artista, forse neanche un artigiano. Faccio quello che faccio solo per una mia necessità profonda, che non ha nulla a che vedere con quello che mi circonda. Punto. E' difficile capire se questo mi aiuti realmente a limare gli spigoli del mio modo di pensare (decisamente “borderline”, direi…… almeno secondo i parametri della normalità): di certo  funziona meglio di quanto facciano le medicine.
 
 
Oltre a Canaan e Neronoia, sei impegnato con molte altre attività, tra le quali va ricordata almeno la tua etichetta discografica, Eibon Records, con la quale stai facendo un lavoro incredibile ormai da anni. Tutti questi impegni ti gratificano sempre, oppure ci sono momenti nei quali accusi la stanchezza e vorresti lasciare tutto?    
La passione è rimasta quella di dieci anni fa, l'impegno è aumentato in modo notevole. Le gratificazioni sono rimaste solo un ricordo del passato. Non mi piace per niente la china che le cose hanno preso negli ultimi cinque anni. Lungi da me l'idea di scagliarmi contro il p2p (che anzi ritengo uno strumento molto importante per scoprire nuovi generi e nuovi gruppi), mi rattrista constatare come nessuno sembri capire che scaricare duecento dischi al giorno non aiuta proprio nessuno. Venti/trentamila download al mese dal mio sito, con punte di oltre cinquantamila. Fantastico. Si presuppone quindi che qualcuno sia anche invogliato ad acquistare il disco. Si va a controllare le vendite: 75/80 copie in due anni. C'è qualcosa che non va. Qualcosa di profondamente sbagliato, che mi demoralizza a morte. Non solo perchè questo drammatico calo di vendite mi costringe in pratica a smettere di produrre dischi (cosa della quale sono ancora profondamente “innamorato”) ma perchè testimonia un cambio di mentalità che mi disgusta. Non comprendo come sia possibile scollegare la musica dal supporto. Non concepisco l'acquisto di una volgare serie di “0” e “1” da ascoltare in tram con il cellulare. E non la concepisco a maggior ragione in una micro-nicchia come quella in cui opero da anni. Ancora meno quando un disco non è solo un pezzetto di plastica, ma un oggetto con una sua identità “visiva” oltre che musicale. Ovvio, è comodo attaccarsi al mulo e scaricare un disco il giorno stesso dell'uscita, senza sganciare un centesimo. Ma chi pensa che questo sia un buon modo per supportare le realtà dei vari “underground” farebbe bene a ripensarci, perchè se quando esce un disco mille persone lo scaricano e nessuno lo compra, il cerchio si chiude in fretta. A breve rimarranno solo le mefitiche paludi come myspace, per farsi dare delle sonore pacche sulle spalle virtuali e tanti saluti. Molto triste, almeno per come la vedo io.

In passato hai dichiarato che non riesci ad affrontare e metabolizzare le cose negative che ti accadono, come fa la maggior parte della gente; che non riesci a trovare un equilibrio stabile, a giungere al traguardo di una vita serena e rilassata. Io mi chiedo: come fai a trarre da questi stati d’animo una forza creativa così energica, viva, imponente? Come fai a non esserne schiacciato e a non lasciarti andare alla disperazione, all’angoscia, alla pura apatia, all’annullamento della tua personalità? Il tuo bisogno d’esprimerti è un puro impulso insopprimibile, oppure hai bisogno di darti una ferrea autodisciplina per non cadere preda dello sconforto?
La “disciplina” implica una serie precisa di regole da seguire, che se correttamente applicate, portano ad uno stato di equilibrio. Nel mio caso purtroppo non esiste alcuna disciplina. Sono sballottato dagli eventi, e faccio del mio meglio per mantenerli sotto controllo. Cosa che ovviamente mi riesce solo di rado, e solo per periodi molto brevi. Non so dove le altre persone trovino le energie per vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e per reagire in modo costruttivo agli eventi. Io non ci riesco. Quasi mai. E questo mi infastidisce e mi tiene costantemente sotto pressione. Che io ricordi, mi succedeva così anche quando ero piccolo, e forse è questa mia “lunga frequentazione scomoda” che mi permette di tirare avanti. Tutti i sentimenti negativi sono sempre li, appena fuori della finestra, e basta poco perchè entrino e prendano il sopravvento. Tengo peraltro a precisare che una sana apatia è per me uno scudo formidabile, da ritenersi assolutamente positivo. Senza di quella avrei probabilmente combinato qualche stupidaggine, sopratutto qualche anno orsono……

Nelle note di presentazione de “Il Rumore Delle Cose” si legge che “Neronoia continua ad essere un niente che per noi è molto importante”. Ti domando: che differenze ci sono tra Canaan e, appunto, Neronoia? Sono due progetti nati con fini e intenzioni diverse e non sovrapponibili, oppure soltanto nomi differenti dietro ai quali si nasconde il medesimo microcosmo emotivo?
Bella domanda. Le similitudini sono profonde e innegabili – strumentazione, intenti, persone. Eppure sento grandi differenze tra i due gruppi, non solo nell'aspetto “formale” delle registrazioni e del mixaggio (che in Neronoia sono sicuramente più spinte a sbriciolare i suoni più che a mantenerli intatti) ma anche in quello che muove i fili dietro le quinte. Neronoia è rumore, Canaan silenzio. Neronoia il gessetto che gratta sulla lavagna, Canaan l'asinello seduto DIETRO la lavagna. Cose appartenenti allo stesso universo, sia chiaro, ma piuttosto incompatibili tra loro. Prova ne sia anche il fatto che non ho mai utilizzato/riutilizzato frammenti di uno per l'altro, e viceversa.

     
Che cosa ti è rimasto dell’esperienza nei Ras Algheti? Conservi ricordi positivi di essa, oppure è un episodio del tuo passato che preferiresti dimenticare? 
E' un periodo che – nel bene e nel male – sta bene dove sta. Chiuso in un cassetto del passato.

Grazie Mauro per il tempo che hai concesso al nostro sito! Concludi come preferisci.
Grazie a voi per lo spazio che ci dedicate. 

S.M.

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