Metro Station (Press Conference)

Uno dei più grandi fenomeni MySpace degli ultimi tempi ha fatto tappa in Italia per la promozione del disco d’esordio. Ecco a voi i Metro Station ed alcuni estratti dalla conferenza stampa avvenuta negli uffici della Sony Music.

6 febbraio 2009

Il nostro sound lo chiamiamo synth pop, che come si può capire dalla parola fonde molti innesti elettronici con un sound pop; sappiamo di non essere certo i primi a combinare simili generi, ma i brani che abbiamo scritto hanno avuto grande successo perché chi ci ascolta si riconosce in quello che cantiamo, del resto abbiamo scritto canzoni che parlano dell’essere giovani quando effettivamente avevamo quell’età.

Myspace è la ragione per cui siamo diventati famosi in così breve tempo, così come è stato il modo in cui abbiamo reclutato il nostro batterista; appena dopo aver composto “Seventeen Forever” abbiamo messo in rete il brano e nel tempo di una notte un sacco di gente ci aveva già sentito. In altrettanto breve tempo e sempre tramite il grande successo del nostro myspace la label ci ha scoperti e abbiamo così firmato il nostro primo contratto discografico. Abbiamo scritto le parti musicali e i testi equamente tra di noi, tranne “True To Me”, che è stato scritto insieme ai nostri producers.
Non tutti i brani trattano argomenti spensierati e felici, su “Tell Me What To Do” parliamo di una nostra amica che si fa di cocaina e il suo ragazzo non sa cosa fare, se aiutarla oppure andare in fondo all’abisso con lei; all’apparenza può sembrare una canzone come tutte le altre, ma basta leggere il testo e si comprende il reale significato, e sappiamo che i nostri fan lo fanno sempre.

Quando ci siamo incontrati non avremmo mai pensato che saremmo andati d’accordo, visto che esteriormente siamo parecchio diversi, ma invece abbiamo trovato nella musica un fortissimo collante, e adesso siamo inseparabili.
Le volte in cui torniamo a casa per un po’ di tempo cerchiamo solo di rilassarci, ci incontriamo con vecchi amici e guardiamo film. Cerchiamo ovviamente di tenerci in contatto con loro il più possibile, anche se stando via per così tanto tempo ne abbiamo perso più di uno, perché molti non riescono a capire e accettare il tipo di vita che facciamo ora.

Il nostro primo live è stato, credeteci o no, in una chiesa. Eravamo ancora nel periodo in cui stavamo scrivendo i pezzi e non avevamo nessuna idea di come ci si comporta in sede live; addirittura non sapevamo chi di noi avrebbe dovuto suonare alle tastiere! È stato ovviamente abbastanza scadente, anche perché ben poche persone erano presenti. Del resto è giusto che capitino queste cose le prime volte, così puoi imparare subito cosa va e cosa no del tuo act. Il secondo show è stato invece davanti a 500 persone circa, quindi un salto notevole.
Negli Stati Uniti abbiamo suonato in grandi arene, non c’è sensazione migliore che esibirsi davanti a quindicimila persone, ma al tempo stesso è bellissimo suonare in piccoli club e raccogliersi molto intimamente con i nostri fan.

Abbiamo sempre desiderato venire qui in Italia, è la nostra prima volta per tutti noi, e anche se non avremo molto tempo per girarci ci sembra fantastica. Sicuramente avremo almeno l’occasione di assaggiare una vera pizza!
Cosa ci aspettiamo per il futuro? Per ora viviamo il sogno, sperando di diventare ancora più famosi e conosciuti, ogni show lo viviamo come se fosse l’ultimo perché in questo mondo non sai mai quando il successo potrebbe voltarti le spalle.

Nicolò Barovier

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