Morby, Enrico Paoli (Domine)

14 giugno 2007

 

Un’interessante chiacchierata svoltasi in maniera totalmente informale, giusto prima del set degli Slayer, per fare il punto della situazione riguardo la carriera della band italiana e per parlare dei tempi che corrono.

Il 2007 è fino a questo momento uno degli anni migliori della vostra carriera, dove lo collocate in un’ipotetica scala Domine?
M. “Aspettiamo fine anno, siamo a metà. Per ora è molto in alto, ma è già successo in passato che a novembre, dicembre capitasse qualcosa che rovinasse l’anno, stiamo calmi e vediamo. Come dicevo per ora siamo a un ottimo livello, il concerto di oggi è l’emblema di tutto ciò, è stato eccezionale, davanti a un pubblico che non era solo il nostro pubblico. Non ho visto nessuno andare via, ho visto gente che continuava ad arrivare, tutti che si muovevano, un’altra conferma del fatto che noi in Italia si gioca davvero in casa, e questo non succede esattamente a tutti i gruppi italiani.

Sono passati diversi mesi dall’uscita del nuovo disco (4, ndMorby) “Ancient Spirit Rising”: responsi e reazioni, tutto come v’aspettavate? Come sono stati accolti quei cambiamenti stilistici che avete inserito nell’ultimo album?
E.P. “Come recensioni, stampa e cose del genere, in Italia è stato probabilmente quello accolto meglio di tutti. In Germania però quelli precedenti erano stati accolti meglio rispetto a questo. In Giappone è stato accolto bene, insomma quello che viene fuori è che chi conosce il genere e comunque segue il gruppo apprezza e sostiene. Capita purtroppo che spesso i giornalisti esteri non ascoltano nemmeno il disco, ti liquidano dicendoti sono italiani, fanno heavy metal, saranno uguali ai Rhapsody e non premono nemmeno play sul lettore. In Italia bene o male sembra che almeno il disco l’ascoltino. Da noi il mercato metal è piccolissimo e difficile, però noi siamo bene o male rispettati da tutti, quindi i cambiamenti vengono recepiti e anche commentati con un minimo di cognizione di causa. Il problema è che da un punto di vista professionale, essere al top nella scena italiana significa essere comunque piccoli in ottica worldwide. Essere un gruppo di punta in Germania significa essere portati molto di più all’attenzione degli ascoltatori di musica globale rispetto al nostro paese.”

Quindi vi è mai venuta voglia di ‘emigrare’ musicalmente parlando?
M. “Io nel 1985 ero a Los Angeles, ci sono stato un bel po’ di tempo perché il primo disco dei Sabotage era uscito per un’etichetta Statunitense e poi è stato ristampato in Italia. In quel periodo, vivendo da vicino il grande fermento che c’era nella scena metal americana, avevo avuto l’impressione che personalmente fossimo a un livello più basso rispetto allo standard qualitativo dei gruppi a stelle e strisce dell’epoca. Ora mi vedrei più vicino, ma resterei sempre un italiano in trasferta e la considerazione che avrei sarebbe quella di un italiano in trasferta. La concorrenza che c’era là allora era devastante: trovavi dei gruppi nei club locali che si vendevano i biglietti da soli per poter suonare, erano gruppi di studenti non professionisti che però ti lasciavano lo stesso a bocca aperta tanto erano preparati tecnicamente. Il livello medio era veramente elevato, questo ti buttava un po’ giu. Allora fai questo ragionamento: preferisco essere a un buon livello in Italia, nell’attesa che succeda qualcosa nella scena che poi non è successo, piuttosto che essere sconosciuto all’estero”.
E.P. “Diciamo che noi non ci si può lamentare”.
M. “Sì infatti, considera che i musicisti italiani che si sono trasferiti magari si sono sistemati bene ma non fanno più i musicisti, sono ben contento di essere rimasto qui”.

Avete citato gli anni ottanta. Quanto oggi è più facile (o difficile) fare un disco o ottenere un contratto rispetto a tot anni fa?
E.P. “Diciamo che una decina d’anni fa ti avrei detto che era più facile, sembrava ci fosse un’esplosione vera e propria della scena italiana: alè tutti a fare metal, gruppi da tutte le parti e tutti italiani, poi col tempo si è ristretto tutto come se niente fosse. Insomma la situazione in Italia è difficile, non è un piagnisteo e la situazione è difficile, basta ascoltare la radio o guardare la tele, di metal, italiano poi, non ne trovi proprio. D’altro canto negli anni ottanta era quasi impossibile emergere, adesso bene o male per produrre un disco i costi sono molto inferiori e il tutto potrebbe essere più affrontabile. Negli ultimi anni comunque è evidente che la discografia sia in crisi, e in questa situazione i primi a essere bastonati sono proprio quelli più piccoli che cercano di emergere in qualche modo”.
M “Una volta negli anni ottanta era difficile fare un album ma se lo facevi venivi sicuramente notato; ora è facilissimo registrare un album, avere un contratto di distribuzione se te lo paghi e costa poco anche la registrazione, con un amico bravo te lo fai in casa un disco. Però 99 su 100 non ti noterà nessuno perché ci sono troppe uscite settimanali, il mercato è inflazionato e anche nel caso in cui tu fossi davvero un geniaccio, con ogni probabilità non se ne accorgerebbe nessuno.”

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