My Aim To Farewell, la band presenta Black City

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Lo scorso 9 febbraio i My Aim To Farewell, band metal hardcore torinese, hanno pubblicato il loro primo EP, “Black City”, disponibile su iTunes, Spotify, Amazon mp3 e Google Play, arrivato subito dopo la pubblicazione del cazzutissimo videoclip del loro singolo “Dead Weight”, interamente girato dal frontman Giovanni Chiricosta (potete vederlo in fondo all’articolo).

È difficile pensare all’Italia come ad un Paese in cui suonare Metal e avere successo. Anzi, la frase precedente avrebbe senso anche togliendo la parola “Metal”. Eppure a Torino, città per lo più dominata dall’elettronica, esiste un ecosistema autoalimentato, in cui musicisti pieni di speranza e tenacia dedicano le loro giornate a costruirsi un percorso musicale privo di compromessi. Giovanni Chiricosta, Gianluca Melis, Marco Scarfò, Omar Sadaka e Dario Scognamiglio, componenti dei My Aim To Farewell, mi hanno permesso di varcare la soglia della loro sala prove e quello che vi ho trovato è stato sorprendente. Una sala molto piccola, identica ad altre decine di sale ospitate dallo stesso unico ambiente, nella periferia di Torino. Entrando il primo colpo d’occhio strappa già per forza di cose un sorriso: bisognerebbe essere lobotomizzati per non capire che quella stanza non è solo un posto in cui provare. Sono banale nel dire che mi sono sentito invitato a casa loro? Anche se fosse chi se ne fotte, perché non è un cliché, quella è davvero la loro casa da oltre 3 anni e mezzo. A testimoniarlo l’unica cosa che rende qualunque luogo una dimora. No, non è il letto, neanche il cesso, è il frigo per le birre. Che poi chissà perché ogni volta che ci sono andato l’ho sempre trovato vuoto. Anzi, le birre le ho sempre portate io. Che faccio, vengo invitato a casa di ben cinque persone contemporaneamente e mi presento a mani vuote?
Scherzi a parte, dai loro racconti e dagli oggetti che arredano quei pochi metri quadrati (tra cui delle strane piccole statuette di cui non sto a descrivere le fattezze, facilmente intuibili) si percepisce che è tutto molto vissuto, che lì dentro ci passano le ore, praticamente ogni giorno della settimana. E l’atmosfera è così bella che non mi stupisce notare che da lì passano regolarmente anche gli amici che non suonano, per ascoltarli, per fare quattro chiacchiere, per far parte di quel piccolo mondo che si sono creati. E proprio lì, dove fare i cazzoni e ridersela viene naturale, quando si inizia a parlare del loro futuro e della loro musica diventano tutti seri.

Nel vostro EP c’è un filo conduttore molto chiaro, che parte dalle scelte grafiche e va a toccare ogni aspetto della composizione. Perché avete scelto di rendere la vostra città il centro di una sorta di concept?
Torino è molto importante per noi, siamo tutti e cinque molto legati alla nostra città. Sembra una banalità, ma per chi vive in un posto che apparentemente non ha interesse per il genere di musica che suona è una cosa da non sottovalutare. Abbiamo pensato di voler dare importanza a tutti gli aspetti che ci intrigano di questo posto, per omaggiarlo e renderlo ancora più nostro. Secondo alcune leggende Torino è la città del male, a questo non riusciamo a resistere. E poi questa è la nostra prima release ufficiale, volevamo che il nostro biglietto da visita parlasse di noi.

Per quanto riguarda la vostra immagine, quindi merchandising, grafica e video, chi se ne occupa?
Poiché non siamo stati soddisfatti del lavoro degli altri abbiamo deciso di aggiungere anche queste attività al nostro elenco. Quindi è tutto realizzato da noi. Sappiamo con chiarezza cosa vogliamo, quindi perché non provare? Il risultato ci è piaciuto molto. Solo la registrazione e la produzione dei pezzi è stata affidata ad Andrea Fusini, che ci ha permesso di aggiungere la qualità che da soli non saremmo riusciti ad ottenere. Ad oggi è riuscito a produrre band che sono state in grado di uscire dai confini locali. Noi vogliamo essere tra quelle molto presto.

Visto che passate un sacco di tempo a sbattervi, oltre alle piccole soddisfazioni e al fare quello che vi piace, cosa avete trovato?
L’avrai capito anche tu, abbiamo trovato un luogo e delle persone. Qui dentro il legame con le altre band è importantissimo. Siamo tutti sulla stessa barca di merda, in un mare di merda. Ci aiutiamo, ci consigliamo e ci divertiamo, soprattutto.

Cosa fate per farvi conoscere? I classici sistemi di promozione bastano per garantirvi il seguito necessario?
In realtà anche in questo vogliamo (e dobbiamo) darci molto da fare noi in prima persona. Il modo migliore per crearsi un piccolo seguito online, sui social e in particolare su YouTube è quello di essere i primi a scoprire e cercare. Contattando e seguendo le band americane ad esempio capita spesso che loro a loro volta ci ascoltino, e questo è vitale per noi ora come ora.

Avete parlato di voler sconfinare, una prospettiva molto ambiziosa…
Purtroppo sappiamo che qui in Italia i nostri sforzi difficilmente verranno valorizzati. Allo stesso tempo però siamo consapevoli del fatto che andarsene vuol dire dover ripartire da zero. Il punto è che dovremmo imparare di nuovo il modo corretto di presentare il nostro prodotto. Siamo sicuri dei nostri mezzi, amiamo suonare e avere la possibilità di farlo per un pubblico è tutto ciò che desideriamo, ma vogliamo anche essere sicuri di farlo a modo nostro. Dobbiamo continuare a divertirci.

Di cose me ne hanno raccontate parecchie, potrei scriverci un saggio con tutto quello che ho da dire su questa mia piccola parentesi insieme ai My Aim To Farewell. Non avrei da raccontare solo cose belle, perché le batoste ci sono ovviamente state e i rospi da mandar giù per loro sono stati tanti. Ma quello che mi porto a casa è la voglia di fare, nel mio piccolo, qualcosa per supportare tanto loro quanto le altre band che bruciano allo stesso modo. Band che vogliono solo aver la possibilità di suonare, ancora e ancora, fino a consumarsi le dita su quegli strumenti, o a perdere la voce. E se sul palco si divertiranno (e MI divertiranno) anche solo la metà di quanto sono riusciti a fare in sala prove, allora sono pronto a segnare tutte le date sul calendario. Basta che la birra per una volta siano loro ad offrirmela.


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