My Chemical Romance: abbiamo riscoperto i colori

Un’inversione di sonorità tale era poco preventivabile. I My Chemical Romance, freschi di “Danger Days”, confessano che non ne potevano più di vestirsi di nero e avevano bisogno di ritrovare i colori. Alla luce del nuovo disco pare proprio che ci siano riusciti…

“The Black Parade” ha indubbiamente cambiato la vita alla band. Ma il prezzo che ha richiesto a Gerard Way e compagni non è stato basso: “Ogni sera ci toccava proporre un album oscuro che concerto dopo concerto era diventato vuoto. Le tenebre di The Black Parade avevano avvolto tutti noi, ci avevano cambiati irrimediabilmente, eravamo stanchi, esausti. Eravamo dei ragazzi vestiti di nero, che pensavano nero e vedevano nero, eravamo esausti! Inoltre le nostre vite erano cambiate, avevamo quasi tutti 30 anni, stavamo mettendo su famiglia, era impensabile continuare in questo modo.”
E la band staccando la spina ha cominciato a ritrovare se stessa, capendo che nella vita si può sorridere, essere meno disfattisti e pessimisti. “Ci siamo ritrovati nel 2009 per fare il disco nuovo ma non siamo stati capaci di dimenticarci le nostre paranoie, la nostra idea era di fare un disco veloce, semplice, crudo ma soprattutto di divertirci durante la realizzazione dell’album. Avevamo tuttavia eretto delle mura dentro le quali stavamo noi stessi stretti, non riuscivamo a esprimerci al massimo, e non ci stavamo proprio divertendo. Lavoravamo con Brendan O’Brien col freno a mano tirato, il materiale non ci convinceva per niente. Abbiamo mollato tutto per qualche mese e una volta ritornati in studio l’atmosfera era diversa. Ci siamo riuniti nello studio di Rob (Cavallo, produttore di The Black Parade, ndr) a provare una canzone che avevo in testa da qualche tempo, faceva Na Na Na…

Ed è nato così il primo singolo di Danger Days: “Na Na Na è una bomba a chiodi, ci permette di tagliare nettamente col passato e mostrare a tutti il nostro nuovo volto energico, esplosivo ed esuberante. Ci siamo detti ‘ripartiamo da qui’ e così abbiamo fatto. Per tre settimane ci siamo messi a lavorare a cannone, Rob Cavallo collaborava con noi senza essere pagato perché sentiva che si era creata una magia in quel periodo e voleva catturarla. Dopo Na Na Na abbiamo inciso Planetary (Go!) e ci siamo ripresi i colori che avevamo abbandonato col precedente disco. Ci serviva vivacità, ci serviva qualcosa di diverso da prima e di completamente differente, serviva a noi stessi come musicisti e artisti: non avere regole da seguire e lasciare spazio alla nostra creatività.”
Cambio di produttore, cambio di materiale? “C’eravamo preposti di lavorare con un producer diverso per ogni disco, ma ci siamo accorti che tornare a lavorare con Rob c’aveva dato la scossa giusta. La prima versione dell’album nuovo era rock ma normale, normale come noi: look normale, capelli corti normali, nessun trucco in faccia, giacche di pelle. Non ci piaceva, non ne eravamo convinti, abbiamo distrutto quanto fatto per cercare di fare qualcosa di più bello, di più colorato, di più vicino a ciò che cercavamo veramente. Non potevamo insistere col passato, dovevamo voltare pagina”.
E il concept che sta dietro a Danger Days? “Questo concept strampalato che ci siamo inventati è figlio dell’atmosfera caotica che regnava durante la registrazione dell’album. Poco alla volta però ci siamo identificati completamente con la storia che raccontiamo dentro ‘The true lives of the fabolous Killjoys’. Rispetto a The Black Parade qui non ci sono nemici, non ci sono concetti imposti, ci sono solo creatività, vivacità, colori e arte. Ecco l’arte è la sola arma che abbiamo nel mondo grande, duro e caotico che ci circonda. Questo è un grande progetto d’arte pop, bisogna essere creativi ed usare la propria voce per uscire allo scoperto. Tutto può essere arte ed espressione dell’interiorità, siamo una generazione di artisti selvaggi, liberi pensatori e persone un po’ pazze. Non vogliamo essere una guida per chi ci ascolta, cerchiamo solo di far passare il nostro messaggio che ognuno può accogliere come crede. L’importante è non essere standardizzati, prevedibili, scontati, non vestirsi sempre di nero insomma…

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