Nick T. (Islands)

Arrivo al Magnolia alle sette. Mentre aspetto gli Islands faccio in tempo a cibarmi di carote dal buffet, a giocare con un cane e a stringere amicizia prima con un giornalista di Troublezine e poi con metà del Wisdom djset (essendo l’altra metà rimasta a casa).

19 febbraio 2009

Loro arriveranno alle otto e un quarto, dopo essersi per sbaglio imbottigliati nel temibile traffico della circonvallazione.
Riesco ad afferrare Nick fra la cena e il soundcheck e mi sento quindi in dovere di essere il più coincisa, rapida e indolore possibile; lui nota immediatamente la spilla Crass Records che ho sul maglione:“Li ascoltavo a quindici anni”, gli dico. E la domanda a questo punto sorge spontanea.

Cosa ascoltavi tu a quindici anni?
Mah, molte cose in realtà, soprattutto punk rock. Dal buon punk rock, come potevano essere appunto i tuoi Crass, al cattivo punk rock, ad esempio i Dead Kennedys; oddio, non che fossero così male loro, ma tutto quello che hanno creato dopo, quello che Biafra è diventato adesso….

Abbandoniamo le nostalgie adolescenziali e parliamo di voi: è inevitabile notare quanto il vostro nuovo lavoro sia diverso dall’album di debutto…
Sì, effettivamente sono proprio due cose completamente diverse, la creazione del primo album è stata quasi solamente una via per ricominciare a creare dopo lo scioglimento degli Unicorns. Ci siamo guardati intorno e abbiamo detto: chiamiamo gli amici (Wolf Parade e Arcade Fire) e andiamo in studio.
Questa volta non ho voluto ospiti, ho preferito ripiegarmi su me stesso e sulla band per vedere quali fossero le nostre possibilità, senza interventi esterni.

Ho trovato molto interessanti gli arrangiamenti degli archi: avete guadagnato un suono molto più orchestrale, le melodie sono più cupe ma anche molto più ragionate, distanti dalla spontaneità di Return To The Sea.
Questo album è definitivamente un album pensato e lavorato in ogni sua parte, abbiamo passato in studio ore a comporre le parti, a ragionare su come potessero essere incastrate fra loro. Non c’è nulla che non sia stato provato più e più volte ed è innegabile che questo vada ad intaccare la spontaneità e con quella, per alcuni, anche la freschezza ma era così che volevo che suonasse, volevo misurarmi con qualcosa che non avevo mai fatto, come la composizione a tavolino, ed è stato interessantissimo ed inusuale farlo.

I tratti comuni con gli Arcade Fire adesso sono molto meno rintracciabili…
…Già. I paragoni con loro mi hanno sempre dato molto fastidio, fra l’altro. Lo trovo giornalismo pigro, accomunarci solo perché veniamo dallo stesso ambiente o abbiamo le stesse influenze. Credo di avere una personalità musicale molto ben definita…

…Che viene perfettamente fuori in questo vostro nuovo lavoro, i testi sono molto personali e  spesso sembrano quasi ossessionati da certe tematiche, come ad esempio quella della morte.
E chi non è ossessionato dalla morte? Anche in Return To The Sea c’erano dei fantasmi, solo che erano fantasmi simpatici che non facevano paura.
Diciamo che la differenza sta più nella cupezza delle musiche, nell’approccio diverso con cui abbiamo affrontato i brani, che nelle tematiche in sé. Ho voluto esplorare meglio le mie paure, che poi credo siano le paure di tutti, ma già il prossimo disco sarà diverso, abbiamo da poco iniziato a buttar giù qualche pezzo.

Quindi mi puoi dare delle anticipazioni?
Assolutamente, diciamo che sarà molto più incentrato sui sintetizzatori e le voci rielaborate che quest’ultimo, sarà pieno di tastiere, elettronica, sarà quasi un cd italo disco.

Italo disco?
Sì, ci sono molti musicisti affascinati dal genere, negli ultimi tempi, in America ed in Canada. Ad esempio anche il nuovo degli YeahYeahYeahs deve molto alla italo disco. Nel genere, io apprezzo soprattutto gli album di Moroder.

E della scena di adesso? Cosa ti senti di consigliare?
Credo purtroppo di essere una persona molto invidiosa in questo senso, mi mette sempre in tensione vedere qualcuno che suona meglio di me, o ha idee migliori.
Spesso e volentieri mi da fastidio anche vedere gruppi non certo di alto livello che suonano in giro molto più di quanto non suoniamo noi solo perché sono circondati da più hype.
Un gruppo che senza dubbio mi ha appassionato negli ultimi tempi sono i Gang Gang Dance, anche loro, tutto sommato, sono italo disco.  

Credo che adesso sia veramente il momento di salutarti, buon check e buon concerto stasera. Il vostro live sarà di quelli che suonano simili alla registrazione o molto diverso?
Per il possibile, ci atterremo alla registrazione, anche perchè, come dicevo prima, abbiamo passato così tanto tempo ad arrangiare i pezzi che ne siamo innamorati. Certo, ci manca un violinista, quindi magari saremo un po’ meno “orchestrali”.

Francesca Stella Riva

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