Nick The Nightfly

Nick The Nightfly 2009

Incontriamo lo storico dj (e non solo) di Radio Monte Carlo in occasione della presentazione della sua nuova compilation, “Buona Vita”.

26 novembre 2009

Innanzitutto parlaci di questa compilation, come è nata e il senso dietro ai nomi dei singoli dischi.
Io lavoro tutto il giorno con la musica: la suono, la scrivo, l’ascolto, la faccio sentire alle persone, la colleziono; quando la ascolto penso sempre se valga la pena di essere messa in una compilation, per permettere alla gente di scoprire nuovi artisti. È per questo che negli anni ne ho sempre fatte tante, a dire il vero non faccio in tempo a finirne una che già sto pensando a quella successiva.
Questa è la diretta conseguenza di quella precedente (anche se il concetto e la musica contenuta in essa sono molto diverse), si chiama “Buona Vita” come l’augurio che rivolgo al pubblico del mio programma radiofonico su RMC, e poi ogni disco è sottotitolato “The Sun”, “The Moon”, “The Earth”: ovvero gli astri più importanti del nostro sistema solare e quelli che da sempre hanno influenzato le nostre vite.
Su “The Sun” i pezzi sono energici e caldi, in “The Moon” abbiamo canzoni più romantiche, e intime, in “The Earth” propongo brani ideali per viaggiare, scritti da artisti internazionali ma magari difficili da scoprire. Tre cd completamente diversi musicalmente, ma ognuno ha il suo perché.

Sei soddisfatto dei tre dischi oppure avresti voluto farne di più, per fare un ulteriore collegamento tra la musica e i corpi celesti?
Certamente, avrei potuto farne sicuramente di più, con tutta la musica che scopro ogni anno avrei potuto fare anche un cofanetto con venti dischi, ma siccome al mondo d’oggi quello che manca alla gente è proprio il tempo di ascoltare, ho preferito concentrare il meglio in tre cd.

Hai pensato prima al concept che volevi dare alla compilation oppure lo hai creato a posteriori, dopo aver raccolto i brani?
È sempre un work in progress per me, a volte parto dal concetto e a volte parto dalla musica; avevo in mente l’idea dei corpi celesti da molto tempo e ho finalmente deciso di metterla in pratica. Mi sono ritrovato tra le mani molta musica e ho potuto combinarla secondo la mia idea; ho speso molto tempo a compilare le tracklists perché cerco sempre di pensare in funzione dell’ascoltatore, monto le scalette per evitare gli sbadigli, mischiando artisti conosciuti e meno conosciuti, la penso come se fosse un dj set. È un lavoraccio, ma quando ne finisco una sono sempre soddisfatto.

Da direttore artistico del Blue Note, qual è l’artista che hai portato a Milano di cui sei più orgoglioso? E quello che sogni di portare?
Sono orgoglioso di tutti quanti! Ognuno mi ha dato un tipo di soddisfazione diversa dagli altri. Ogni musica ha il suo popolo e ogni popolo ha i suoi artisti: ogni artista ti può regalare qualcosa di diverso, che sia un’emozione o una sensazione.
Mi piacerebbe molto riuscire a portare alcuni degli artisti che ho incluso in questa compilation come  Herbie Hancock o Pat Metheny. Tra i “grandi” sogno ancora Eric Clapton, Bruce Springsteen e gli U2.

Compilation a parte, hai qualche altro tuo progetto musicale in fase di svolgimento?
Sto ultimando proprio ora un mio nuovo disco, stavolta siamo un quintetto, suono con quattro bravissime jazziste italiane e spero di presentarlo al pubblico a inizio 2010. Si chiamerà “Nice One”, è un disco molto più intimo, diverso da quello precedente con la Monte Carlo Nights Orchestra.

Sei da lungo tempo un sostenitore della causa ambientale. Credi che sia troppo tardi per fare qualcosa di concreto o possiamo ancora mettere un freno al disastro? In questo senso ti hanno stupito le recenti dichiarazioni di Obama in Cina?
Anche nelle righe di introduzione al disco dico che dovremmo diventare tutti un po’ più verdi; a volte basterebbe una maggiore presa di coscienza delle cose, vivere più responsabilmente ricordandoci di spegnere la luce quando non ci occorre, fare la raccolta differenziata o consumare meno acqua: serve a te perché cosi spendi meno e serve all’ambiente. Spero che almeno il mondo occidentale stia andando in questa direzione, e che faccia da apripista per questa nuova concezione dando il buon esempio agli altri paesi.
Penso che Obama in Cina sia stato molto cauto davanti ai cinesi perché ci sono molti motivi politici dietro; comunque è un presidente che mi piace molto per la sua filosofia, spero lo lascino libero di realizzare la sua idea di cambiare gli Usa.

Nicolò Barovier

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