Nicky, Andrea (Amantyde)

Con un disco in uscita nei prossimi giorni, “Bleeding miles” (lo presenteranno il prossimo 15 maggio al New Age Club di Roncade, Treviso), i trevigiani Amantyde puntano a consolidare quanto di buono fatto nei mesi precedenti.

14 aprile 2009

Incontriamo Nicky e Andrea, rispettivamente cantante e bassista della band, in un caldo pomeriggio di inizio primavera per fare due chiacchiere su questo progetto.

Nicky: Gli Amantyde si sono formati all’inizio del 2006. Suonavo già da un paio d’anni con il chitarrista e il batterista (degli Amantyde, ndr) in un gruppo hard rock e poi, con l’ingresso di Andrea al basso, abbiamo deciso di cambiare completamente genere e di scegliere un nuovo nome. A tre mesi dalla formazione abbiamo registrato il nostro primo demo, “Aurora”, e ad ottobre dello stesso anno il nostro primo full lenght, “Leavit all behind”. Nonostante fosse autoprodotto, è stato accolto molto bene: recensioni, apparizioni in radio e una serie di concerti. Con questo album siamo entrati in contatto con diverse agenzie, firmando nel 2007 con una indie di Bologna, la Black Fading. Lo scorso ottobre sono iniziati i lavori di “Bleeding miles”: la sua uscita è in programma per il mese di aprile. Verrà distribuito in 26 paesi del mondo (anche se non abbiamo ancora trovato chi lo distribuirà in Italia) e abbiamo già stampato un migliaio di copie.

Nicky: Il lavoro che abbiamo fatto per “Bleeding miles” è stato lungo. Dal punto di vista degli arrangiamenti ‘è stata un’evoluzione rispetto al primo disco, che era più “metal”, poiché abbiamo dedicato molto tempo alla forma canzone, anche con l’aiuto del nostro produttore. I brani sono più scorrevoli, corti e presentano aperture melodiche, soprattutto sui ritornelli; rispetto al disco precedente (con il quale abbiamo ancora un forte legame) manca forse un po’ di aggressività. Ho personalmente curato anche i testi e i messaggi da lanciare, collegati alla grafica della copertina.. un vero lavoro a 360 gradi, e per questa ragione speriamo di ottenere ottimi riscontri. Non è un concept album, ma i brani sono comunque legati ai sentimenti e a situazioni molto introspettive che abbiamo vissuto nel corso della vita.. ma non depressive perché poi sembriamo un gruppo emo (ride, ndr). Il titolo dell’album vuole rappresentare il dolore che deriva dal distacco e dalla nostalgia, in alcune viste in modo più rabbioso, in altre con della speranza. Una canzone per noi importante, “Neverdie (my friend)”, l’abbiamo dedicata a tre persone a noi vicine che sono venute a mancare nell’anno durante il quale abbiamo scritto questo disco.

Andrea: La storia della “No! Records” come casa discografica è una leggenda metropolitana. È un contatto che avevamo in Portogallo che poi non si è fatto più sentire proprio quando il disco doveva essere effettivamente distribuito. Diciamo che il contratto con la Alkemist Fanatix ci ha salvato da queste etichette che si spacciano per tali in tempo, evitando di spendere tempo e soldi.

Nicky: La promozione e la distribuzione di “Bleeding miles” verrà curata dall’etichetta, in sinergia con la Alkemist Fanatix, ma seguiremo tutto ciò anche noi in maniera diretta. Il lavoro che abbiamo fatto con il precedente disco, “Leavit all behind”, e anche per un po’ di “diffidenza” che abbiamo nei confronti di persone esterne (vista l’esperienza passata), ci ha spinto a questa scelta. Cureremo soprattutto il lato di organizzazione dei concerti, per i quali stiamo aspettando conferme per la primavera. Abbiamo in programma qualche data di “riscaldamento” durante le prossime settimane, visto che di fatto siamo fermi da quattro mesi, con molte date in zona.

Andrea: In tutti i gruppi la cosa che viene notata per prima è la voce. È grazie a Nicky che ci distinguiamo da band come Lacuna Coil e Nightwish, con cantanti che, pur essendo dotate tecnicamente, sono fredde: con la sua voce non altissima, lei riesce comunque a trasmettere subito quello che sta cantando. Penso che il 50% degli Amantyde siano la sua voce, non solo per il fatto che molti ragazzini la prendano come riferimento, scrivendo le frasi dei testi sul diario e contattandola direttamente sulla sua pagina MySpace per farle i complimenti, senza passare per quello della band.

Nicky: Rispetto ad altre band abbiamo un approccio poco scolastico, ho sempre avuto quell’attitudine da “ultima della classe”, quindi cerco dalla parte delle persone più “inette”. Personalmente non sopporto i virtuosismi e gli atteggiamenti di superiorità che una tecnica molto sviluppata può dare ad alcune persone; proprio per questo apprezzo musicisti meno canonici ma più personali e particolari. Questa è una cosa che abbiamo voluto trasmettere con “Bleeding miles”, ricorrendo a dei suoni più rock e meno patinati.

Andrea: Noi siamo i primi a dire di fare molti errori dal vivo, ci facciamo prendere dalle nostre canzoni e non stiamo là a cercare la perfezione. Prendi i Dismember: nei loro primi concerti facevano molti errori, ma si muovevano moltissimo sul palco. Invece band come gli Ephel Duath, che restano una band mostruosa in sede live, sul palco sono praticamente immobili.

Andrea: È da vent’anni che sono nella scena locale e noto che, rispetto al passato, i gruppi di adesso non hanno più ambizioni e voglia di arrivare: tanti non dedicano tempo a curare e a limare i difetti del gruppo, vedi nascere migliaia di gruppi che poi non riescono ad emergere o, peggio ancora, si sciolgono (anche perché, al giorno d’oggi, non ci sono più locali dove suonare). Inoltre, c’è tanta invidia e competizione, mentre in passato c’era più collaborazione tra i vari gruppi.

Nicky: Mi piace andare a vedere i concerti dei gruppi di ragazzini, gente di 14-15 anni che si crea il suo MySpace, fa le sue belle foto, le sue canzoni registrate bene e ti fanno credere di essere una band navigata, un gruppo di rockstar. Poi li vedi dal vivo e tutte le tue aspettative che ti eri creato su Internet crollano. Inoltre c’è tanta, troppa arroganza: sette anni fa, per dirti, c’era comunque un senso di rispetto nei confronti della gente che era nel giro da tempo. Ora, se dici qualcosa di diverso, questi ragazzini sono capaci di dirti tranquillamente “Non capisci un cazzo”, anche se ti sei limitato a sollevare solamente qualche critica costruittiva. Una cosa brutta è che la scena è ormai satura, ma di positivo rispetto al passato c’è che non ci sono più distinzioni tra generi: non esistono più le compagnie legate al genere proposto, come accadeva anni fa. A conti fatti, la scena italiana non ci piace: con la promozione di “Bleeding miles” partiremo qui in Italia, ma il nostro scopo è la Germania o l’Est Europa, stati nei quali c’è ancora uno spirito rock, di curiosità e di rispetto nei confronti di qualsiasi band, famosa o underground, che siano gli Iron Maiden o gli Amantyde.

Nicola Lucchetta

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