Nobraino, Lorenzo Kruger presenta il nuovo album

Il 4 febbraio uscirà, per Warner, “L’ultimo dei Nobraino“, quarto album in studio della formazione originaria dell’Emilia-Romagna. Una band che fa convivere cantautorato impegnato e goliardia in un’anima sola. Lorenzo Kruger, voce e autore dei testi, ha svelato qualche anticipazione sul nuovo disco.

Iniziamo dalla firma con la Warner. Che cosa rappresenta per una realtà come i Nobraino?
Poco al momento, abbiamo fatto sempre un percorso concentrico, a spirale: ci sembra sempre di fare le stesse cose ma un po’ si sale di livello. E comunque questa firma non arriva dalla sera alla mattina. Ormai sono già molti anni che siamo in circolazione e stiamo facendo un percorso lineare.

Il 4 febbraio uscirà il vostro nuovo album, intitolato “L’ultimo dei Nobraino”. Puoi raccontarci brevemente di cosa parla? Non c’è una traccia di fondo, attualmente i Nobraino lavorano sulle canzoni che io porto in sala prove. Non ci si ferma mai a scrivere qualcosa di circostanziato, è una produzione continua negli anni. Ci possono essere brani che ho scritto quattro anni fa, altri che risalgono all’anno scorso. E’ più un processo di selezione che una creazione e credo sia una maniera molto più varia di scrivere. Perdi la fotografia di un momento però ne guadagni in estensione.

C’è qualche pezzo che avete eliminato in extremis dalla tracklist o che, al contrario, avete inserito all’ultimo?
Diciamo che, in questo senso, fa eccezione “Endorfine”. Aveva un altro testo che parlava di un regista al quale viene proposto un attore e decide di andare a casa di costui, constatando che è brutto ed è anche un cane. Ad essere sincero, però, le lyrics non mi esaltavano. A disco già masterizzato, ho scritto il testo in una notte, cosa che non mi capita mai. Ne è uscito un  brano che parla di dipendenze. Ho forzato un po’ la mano ma, dopo aver avuto la conferma che questa versione è più convincente, è andata.

Riaggacciandomi ad “Endorfine”, come abbiamo già accennato è una canzone che parla di dipendenze ma, ad essere sincera, personalmente ci ho visto anche una critica sociale. In sostanza ho avvertito, come sottotesto, un’accusa di totale mancanza di sincerità che contraddistingue la nostra società. Cosa ne pensi a riguardo?
E’ sicuramente una delle chiavi di lettura corrette. Non ho idea di come mi sia scattata la molla che mi ha fatto cambiare il testo. Se conoscessi la molla che fa scattare l’ispirazione la sfrutterei sicuramente!

Un’altra canzone, “Miché”, parla delle morti misteriose in carcere, ovvero quelle che vengono spacciate per suicidi ma che, alla fine, non lo sono affatto. Ti sei ispirato a qualche fatto di cronaca particolare?
Ad uno in particolare no, anche perché non sarebbe giusto. Tuttavia sì, questo brano nasce dalla lettura di un certo tipo di cronaca. La sfida artistica formale era quella di rivedere un testo di De André. C’è tutta una pensata molto formale dietro quel testo, tematiche sociali proprie del cantautorato anni ’70.

Perché avete scelto “Bigamionista” come primo singolo?
Perché l’abbiamo suonata moltissime volte e, inoltre, contiene quella percentuale di ironia che ci contraddistingue. Subito dopo i contenuti, la cosa fondamentale per noi è mettere un po’ di goliardia in quello che facciamo. Anzi, a dire il vero ci piace giocare sull’idea di sembrare leggeri quando, in realtà, non siamo così “nobraino” come vogliamo far credere.

Che rapporto hai coi social?
Anni fa non avrei pensato di usare questo mezzo perché nel personale lo uso poco. Nel profilo Nobraino, invece, scrivo molto. E’ utilissimo per creare un dialogo. Credo in questa forma di frequentazione e rimane un mezzo che riesco ad usare e sviluppare bene, dato che la gente è entrata in sintonia con noi ed è aumentato il grado di comprensione.

Brano rappresentativo?
“Bigamionista” è senza dubbio rappresentativo, dato che ci abbiamo messo tutti qualcosa. Anche “Miché” è molto interessante. E’ bello quando tutta la band riesce ad infilarci qualcosa. Oppure “Jacques Pervert”, che è stato particolarmente sofferto. Sofferenza che non si ha in studio perché si sta tranquilli ma c’è un clima di pace sterile che non fa nascere quel quid in più. Dimenticavo, “Bella Polkona” è molto nobraino, ma sicuramente non resterà negli annali! Se come cantautore ho un range molto ampio, coi nobraino si tende a valorizzare certe cose. Cerchiamo di essere fighi ma infiliamo anche cose che un rocker figo non prenderebbe mai in considerazione.

Il vostro tour inizia il 28 febbraio al live di Trezzo e termina il 24 maggio a Rimini. E’ una cosa casuale che l’ultima data sia a casa vostra?
No, nel senso che abbiamo da poco spostato il nostro baricentro a Milano, da Roma. Per quanto riguarda Rimini, invece, ci era stata proposta la data a Febbraio ma, non potendo, abbiamo deciso di spostarla a Maggio.

Ultima domanda: pensi che questa sarà la prima parte del tour e che, in estate, farete qualcosa?
Me lo auguro, altrimenti uccido qualcuno! (ride, n.d.r.)

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