Nomadi: Beppe Carletti presenta “RaccontiRaccolti”

È uscito oggi, martedì 26 ottobre, il primo disco di cover dei Nomadi, lo storico gruppo emiliano attivo sin dal 1963. Una storia singolare la loro, dalla longevità eccezionale, tanto che Luciano Ligabue non ha esitato a parlare di ‘eroismo’ nel definire la loro carriera.

Particolare è stata anche la presentazione di “RaccontiRaccolti”, avvenuta ieri alla comunità Exodus di Don Mazzi. Per l’occasione i Nomadi al completo si sono improvvisati camerieri, servendo ai tavoli specialità della cucina emiliana, e non solo (e chi era presente può giurare sulla squisitezza delle pietanze). Di certo, non la classica conferenza stampa.

A rispondere alle domande dei giornalisti, fra una portata e l’altra, ci ha pensato Beppe Carletti, decano della band. Prima fra tutte quella più ovvia: perché un disco di cover proprio adesso? “Beh, sicuramente non siamo i primi a fare un disco di cover, anzi arriviamo quasi per ultimi” scherza Beppe “ma in fin dei conti le cover si son sempre fatte, anzi quando abbiamo iniziato, negli anni Sessanta, era prassi comune per i complessi italiani interpretare canzoni di altri, e pure Beatles e Rolling Stones hanno iniziato con le cover. In ogni caso la scelta dei pezzi presenti nel disco non è stata casuale: prima di tutto abbiamo voluto rendere omaggio alla grande tradizione cantautorale italiana, e in secondo luogo, nella scelta dei brani da interpretare, ci siamo confrontati fra noi e abbiamo deciso di scegliere, in particolar modo, canzoni di musicisti che conosciamo di persona, ai quali ci lega un rapporto d’amicizia; molti di loro, infatti, sono venuti al tributo per Augusto che si tiene ogni anno a febbraio a Novellara. Così è stato per Zucchero, che veniva da noi ancora ragazzino per chiederci di aiutarlo a sostenere dei provini: con lui abbiamo anche duettato in ‘Hey Man’, ma abbiamo preferito lasciarlo come esperimento a se stante, altrimenti sarebbe venuto un disco di duetti e non di cover. Anche Ligabue, con ‘Il giorno di dolore che uno ha’, è stato scelto per questo motivo: lui è un nostro vicino di casa”.

Nell’album non sono presenti solo conterranei, però: “In generale” spiega ancora Carletti “abbiamo voluto includere autori che non avevamo ancora interpretato; ecco perché la scelta di Vecchioni, Bennato, Ruggeri. C’è anche Ivan Graziani, che abbiamo voluto omaggiare in quanto artista, ancora oggi, sottovalutato”.

C’è stato posto anche per scelte che esulano dal contesto puramente cantautorale: “A ‘Piero e Cinzia’ di Venditti abbiamo legato in un medley ‘Redemption Song” di Bob Marley, e il tutto è stato molto spontaneo, perché gli accordi dei due brani mostrano parecchie affinità. Riguardo a ‘Vent’anni’, uno dei cavalli di battaglia di Massimo Ranieri, è vero che non ha nulla a che vedere con il cantautorato, ma è stata una decisione del nostro cantante, Danilo Sacco, che ama questo brano e che è nelle sue corde”.

Se la maggior parte degli artisti interpretati è nuova, Francesco Guccini è, invece, sempre presente: “Non potevamo lasciarlo fuori, lui è praticamente il nostro socio, il nostro autore della prima ora. Abbiamo cominciato insieme, lui ha dato tanto ai Nomadi e viceversa. Abbiamo optato per ‘Autogrill’ perché si attaglia perfettamente a noi: siamo quasi sempre in giro a suonare e, in un certo senso, si può dire che ‘viviamo’ negli autogrill. Siamo anche felici che lui l’abbia ascoltata e che gli sia piaciuta”.

Ma c’è qualcuno che è stato lasciato fuori: “Ovviamente sì, avremmo fatto volentieri qualcosa di Dalla, di Battiato, di Bertoli…ma, ripeto, molti li avevamo già fatti, e una scelta è sempre necessaria in questi casi: buttarne dentro tanti per fare mucchio non serve e spesso è controproducente, perché poi la gente non ascolta neppure tutto il disco. In ogni caso non è stato difficile mettere insieme ‘RaccontiRaccolti’: come dice il titolo, e ammetto che anche nella scelta di questo abbiamo pensato a Guccini, abbiamo semplicemente raccolto qualcosa che c’era già, facendo quello che ci piace fare, ovvero suonare. È chiaro che ci abbiamo messo del nostro in ogni canzone, le abbiamo tutte reinterpretate secondo il nostro stile e la nostra sensibilità. Stando però bene attenti a non modificarne gli accordi di base e a non stravolgerle e renderle irriconoscibili: questo sarebbe stato davvero un brutto modo di fare, quasi una mancanza di rispetto verso il musicista che stai interpretando, quasi come dire ‘adesso ti faccio vedere io come si suona’”.

In tutto questo, balza all’occhio l’inclusione di Ligabue e la mancanza di Vasco: perché? “Innanzitutto preciso che a me Vasco Rossi piace, e molto. Personalmente poi la sua musica mi provoca una forte emozione, persino più intensa di quella di Ligabue. Però trovo che i testi di Luciano abbiano una maggiore profondità, mentre Vasco è più frontman, più bravo a inventare slogan per folle oceaniche”.

E i Nomadi si esibiranno mai di fonte a tali folle, magari a San Siro? “Non siamo quel tipo di gruppo, abbiamo un rapporto diverso con il nostro pubblico, se vogliamo più intimo. Poi nella vita capita di tutto e non si può mai dire, però credo che resteremo legati a una dimensione più ridotta per i nostri concerti. Non abbiamo ancora deciso come celebreremo i nostri cinquant’anni, nel 2013; in ogni caso il nostro nuovo tour teatrale sta per iniziare, partirà da Ascoli Piceno il 13 novembre, ci sono già sedici date fissate”.   

Le undici composizioni contenute nell’album, però, non vertono mai su temi politi o d’impegno sociale, uno fra i temi costanti nella carriera dei Nomadi. Come mai? “Abbiamo sempre avuto un repertorio molto vasto, non si siamo mai fossilizzati su di un unico filone: le nostre canzoni parlano di amore, ideali, viaggi e altro ancora, non solo protesta sociale e politica, quindi. E poi, nella vita di un artista ci sono sempre periodi di riflessione. Questo non vuol dire, però, che non siamo attenti a quello che accade nel mondo e in Italia. E continuiamo a impegnarci nel sociale: abbiamo scelto di presentare il disco qua, alla comunità Exodus di Don Mazzi, perché con lui abbiamo un rapporto di amicizia e collaborazione che dura da diversi anni. E la sua comunità in Madagascar, che aiuta i ragazzi a imparare un mestiere, è la più bella che io abbia mai visto, tanto che io continuerò con il volontariato in quel paese. La solidarietà è una gran bella cosa, però va fatta bene e va soprattutto seguita, altrimenti poi le strutture cadono a pezzi, s’illude la gente e non è altro che un grande spreco di soldi”.

Come ormai accade quasi sempre, Carletti ha anche toccato lo spinoso problema della musica su internet e del download illegale, andando anche controcorrente: “Noi non abbiamo mai detto che la musica debba essere gratuita, perché fare il musicista è un lavoro come un altro, e non capisco perché, se il lavoro è giusto che venga pagato, quello del musicista non lo debba essere. Certo, il prezzo dei cd dev’essere equo, ma questo è un altro discorso. In realtà chi scarica dischi su dischi senza pagare compie un furto, né più né meno; anche perché così non danneggia solo gli artisti, ma anche tutti quelli che lavorano nel campo musicale. Certo molti musicisti hanno affermato che la musica dev’essere gratis, ma probabilmente era tutta gente con la pancia già piena; non credo che questo lo dicano i giovani emergenti, che la pancia piena non ce l’hanno e che si trovano in difficoltà ad emergere anche per questo motivo”.

Stefano Masnaghetti

Condividi.