Oliver Sa Tyr (Faun)

 

Siamo riusciti ad ottenere un’intervista con Oliver Sa Tyr dei Faun, gruppo folk tedesco che negli ultimi anni ha scalato le classifiche del music business ed è entrato nel cuore di tante persone che, con la musica e con la natura, amano sognare… buona lettura. 

Congratulazioni per Il nuovo live CD “Faun & The Pagan Folk Festival – Live”: come sta andando?

Molto bene. Abbiamo raggiunto la settima posizione nelle charts tedesche, sezione alternative. C’erano molti dubbi tra i fans e la stampa riguardo a questo nostro disco in collaborazione con Sieben (Uk) e In Gowan Ring (Usa), ma dopo la sua pubblicazione siamo stati riempiti di elogi e, cosa molto più importante, siamo davvero soddisfatti delle scelte fatte.

Passiamo subito all’Italia: siete stati a Bologna di recente, vi siete divertiti?

Certo, è stato il nostro secondo concerto in Italia. Abbiamo suonato alcuni anni prima in un festival celtico di Biella. Ci eravamo già innamorati del pubblico italiano. Il concerto di Beltane fu una celebrazione della notte, con tanto vino e tanta gente che danzava intorno ai fuochi, tante belle ragazze vestite in abiti medievali e coi fiori nei capelli. Sfortunatamente l’amplificazione e l’elettronica non erano il massimo a Biella, non siamo riusciti a fare un concerto intero e abbiamo avuto un sacco di problemi tecnici.
A Bologna siamo stati più fortunati, abbiamo suonato un concerto intero all’Estragon, di fronte a ottima gente. Nulla da dire.

Bene, cominciamo dalle basi per chi non vi conosce. Vogliamo spiegare ai nostri lettori come sono nati i Faun?

I Faun sono nati come un gruppo acustico medievale che suonava nei mercati medievali e vicino ai castelli, senza amplificazione. Abbiamo capito subito che avevamo bisogno di grandi percussioni per riuscire nella nostra impresa o di musica elettronica per dare enfasi alle nostre melodie. Abbiamo trovato in Niel la persona adatta per farci fare il salto di qualità. Oggi usiamo ancora strumenti medievali e scriviamo in gergo antico i nostri testi. Lavoriamo con un sacco di percussioni e ci avvaliamo dell’elettronica: un mix perfetto.

Il vostro genere è il Paganfolk e vi dedicate al paganesimo, la religione della natura. E’ qualcosa che vi rappresenta anche nella vita?

Certamente, è qualcosa che crea connessione tra i membri della nostra band e tra i nostri fan. Molta gente trascorre momenti magici correlati alla natura. Viviamo in una società e in una generazione nella quale il significato di cristianità sta lentamente morendo e in certi momenti realizziamo che siamo piccoli pezzi di madre natura. La natura è vita e morte, una ruota che gira e non si ferma mai. Ecco ciò che siamo. Pensa che nei libri di tradizione celtica vecchi 2000 anni puoi trovare più saggezza che nei libri di oggi, e penso che questo attragga persone che a loro volta si dedicano al paganfolk. La semplicità contiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è come sentirsi davvero a casa.

Come dicevi prima, i Faun combinano melodie antiche o influenze moderne: l’atmosfera è tutto. Per quanto mi riguarda Totem è il disco più maturo del gruppo, più del precedente Renaissance perché cosparso di brani più melodici e intuitivi.

Totem è più oscuro e melanconico di tutti gli album pubblicati fino ad oggi, poco ma sicuro. Oggi abbiamo più confidenza con gli strumenti e libertà di provare cose nuove. Proviamo a seguire le nostre canzoni passo per passo e cercare di capire di che cosa hanno bisogno, qualche volta trovando la soluzione in uno strumento medievale oppure scovando un testo antico, qualche volta invece con influenze più forti o più moderne. E’ importante dare all’album una “red-line”, una linea melodica precisa e non pubblicare una collezione di brani atmosferici che magari non legano l’uno con l’altro. Infatti i primi brani scritti per Totem erano abbastanza malinconici, e tutto il disco ne ha risentito. Renaissance si è focalizzato subito su melodie medievaleggianti e si incentrava sulle tematiche di morte e reincarnazione.

Il tipo di musica che suoni coi Faun si presta bene all’interno di una taverna o nei festival medievali. Quando avete avuto l’idea di registrare il concerto?

Diciamo che abbiamo brani molto diversi tra di loro, anche a livello atmosferico. Per esempio il pezzo Lyansa è più evocativo di una melodia antica o di una ritmica rituale, nostre canzoni tipiche. Quando la registrammo per il disco Renaissance, il brano in se fu nuovo anche per noi. Negli anni successivi, abbiamo realizzato che quel pezzo aveva una sorta di magia nascosta nel suo interno, una specie di effetto trance che saltava fuori concerto dopo concerto. Quei momenti erano assolutamente impossibili da riportare su uno studio cd, ecco perché un live cd era necessario per i Faun.
E puoi raccontarmi qualcosa riguardo la genesi de “The Pagan Folk Fest Live cd”?

Sapevamo che dovevamo fare qualcosa di speciale e come prima cosa abbiamo invitato i due gruppi di cui ti ho parlato prima. Matt Howden dei Sieben e gli In Gowan Ring. Poi abbiamo pensato ad una setlist predefinita e deciso di suonare diversi concerti per pescare tra il meglio del meglio. Infine siamo rimasti molto colpiti dalle registrazioni finali, avevamo almeno tre ore buone da pubblicare e abbiamo optato per un disco che comprendesse anche cinque brani inediti, mai pubblicati prima d’ora dai Faun.

E’ andato tutto per il verso giusto durante le registrazioni?

Nessun problema durante le registrazioni però, purtroppo, l’hard disc col nostro lavoro in studio è caduto per terra e si è completamente rovinato. Abbiamo dovuto mixare tutto da zero, ho passato qualche settimana nello studio e ho rimesso tutto a posto.

C’è un pezzo che ti è piaciuto in modo particolare? Sia sul nuovo live cd che nella vostra discografia…

E’ molto dura. Per la prima volta sono certo del risultato finale e a posteriori non cambierei nulla di quanto fatto per il live cd. Per quanto mi riguarda, gli highlights del live cd sono Rad, Lyansa, Tinta e Dandelion Wine.

Siete una band che suona nei teatri e nei castelli, in Germania suonate spesso in locazioni atmosferiche. Quali sono quelle di cui hai un ricordo migliore?

Cerchiamo sempre di trovare il giusto bilanciamento tra musica e location, dove possiamo tenere i nostri show in maniera completa e dove si possa avere una buona acustica. Ci piace suonare nei mercati medievali e anche nei castelli, certo. Le maggiori difficoltà che incontriamo nei castelli è, naturalmente, l’amplificazione e gli attacchi per la strumentazione ma d’altra parte è meraviglioso suonare in mezzo alla natura.
Ci sono tanti posti meravigliosi da citare, uno di questi è il Wave Gotik Treffen di Leipzig, ma ricordo molto volentieri il nostro concerto in Olanda dell’anno scorso, il Castlefest. Ma abbiamo suonato anche alcuni unplugged show in posti davvero speciali, suonare in acustica è davvero stupendo. Nel 2007, ad esempio, abbiamo suonato in una grande cava in Germania, dove terremo altri due concerti nel 2009. Facci un pensierino.

Oliver, non posso evitare di farti una domanda sul prossimo disco dei Faun: ci state già lavorando?

No, non ancora, cominceremo in autunno ma senza alcuna scadenza. Abbiamo in mente già almeno venti canzoni, ma vogliamo realizzarle nel miglior modo possibile insieme a Sandra, un nuovo membro che suona il violino, l’hurdy gurdy e canta. Con lei avremo nuove possibilità. Noi stessi siamo curiosi di sapere come nascerà il nuovo disco.

Hai altri progetti paralleli in mente, escludendo il tuo side SAVA? (che tra l’altro ho adorato…)

Nell’autunno 2008 uscirà un nuovo disco dei Sava, e a parte quello, siamo appena entrati in studio per registrare qualcosa assieme alle Medievaeval Baebes, un gruppo inglese composto da sole donne. Le abbiamo conosciute l’anno scorso in Olanda e devo dire che hanno grandi qualità: saremo ospiti nel loro prossimo disco.

E cosa dobbiamo aspettarci dai Faun per i prossimi anni?

Seguiremo il nostri ritmi naturali: in estate viaggeremo e saremo in tour, in inverno lavoreremo assiduamente sui nuovi pezzi e finalmente registreremo il successore di TOTEM.

Gaetano Loffredo

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