Omar Rodriguez Lopez (The Mars Volta)

Omar Rodriguez Lopez, chitarrista e fondatore dei Mars Volta, non si ferma mai: tra produzioni, album solisti e release col gruppo pare non aver mai bisogno di riposare.

 

21 novembre 2009

Passati da pochi mesi in Italia con uno show incendiario, i Mars Volta sono senza ombra di dubbio uno dei gruppi più innovativi apparsi sulla scena musicale internazionale dagli inizi del nuovo millennio ad oggi. Il loro mix di generi, i cambi di tempo improvvisi ed un songwriting sopra la media hanno reso popolare il gruppo anche nel nostro paese e l’uscita dell’ultimo Octahedron non fa che confermare il loro spessore. Abbiamo avuto modo di incontrare il chitarrista e fondatore Omar Rodriguez Lopez per discutere di novità, dell’andamento del tour e dello stato della band.

Il vostro nuovo album, pur mantenendo un filo conduttore con il passato, presenta elementi nuovi per la vostra produzione, quasi antitetici rispetto al precedente The Bedlam in Goliath.
Hai assolutamente ragione. La mia concezione di musica non segue mai uno schema preciso o programmato a tavolino. Penso che si sia capito negli anni. The Bedlam in Goliath è forse uno degli album più pesanti che abbia mai composto. Nel registrarlo la sensazione che più aleggiava in me e nel resto del gruppo era di forte pesantezza, in un clima quasi claustrofobico ed oppressivo. Quando mi metto a comporre materiale per un nuovo album, anche se il precedente ha ottenuto un buon riscontro, volto totalmente pagina e non guardo al passato. Inoltre il mio stato d’animo non è più quello di allora e, logicamente, ciò va ad influire pesantemente sulla mia musica. Non amo moltissimo leggere quello che la stampa dice dei miei lavori, perché non voglio rimanerne in qualche modo influenzato. So comunque che l’album ha colto qualcuno di sorpresa e può aver deluso altri. Di certo, come ogni nostra uscita, necessita di qualche ascolto prima di essere assimilata a pieno.

Concordo assolutamente con quello che dici. In effetti rispetto al passato si nota un clima più rilassato e, in un certo senso, malinconico ascoltando Octahedron. Devo anche però ammettere che Cotopaxi, primo singolo scelto per l’Europa, sembra uscito da altri vostri lavori.
Cotopaxi potrebbe effettivamente far pensare ad un lavoro diverso da quello che è in realtà Octahedron, ma credo che questo faccia parte anche di un discorso di promozione atto a non scioccare troppo i fan (ride). Inizialmente dichiarai che questo sarebbe potuto essere il nostro album acustico proprio perché pensavo che lo sarebbe stato, ne ero davvero certo. Poi, col passare del tempo, durante le registrazioni abbiamo optato per una via di mezzo (sempre per il fatto che non amiamo gli schemi prefissati). Sì è vero, aleggia una certa malinconia di fondo lungo le tracce del disco anche se non ti saprei spiegare il motivo. Sono convinto dell’idea che la nostra musica assorba gli stati d’animo dei componenti del gruppo al momento delle registrazioni. Forse ne avevamo semplicemente bisogno.

Il tuo nuovo progetto “El Grupo Nuevo de Omar Rodriguez-Lopez” con Cedric Bixler Zavala ha fatto pensare ad una parte dei fan dei Mars Volta che ci siano dei problemi nel gruppo che potrebbero portare ad una sua nuova evoluzione.
E’ la solita cosa che si pensa quando qualcuno che fa parte di un gruppo decide di metterne in piedi un altro contemporaneamente, ma non c’è niente di più lontano dalla mia volontà. Già il nome del gruppo è ironico in questo senso…Credo che il nuovo disco dei Mars Volta sia lì a dimostrare quello che siamo e dove stiamo andando e i fan devono capire che gli altri progetti sono come delle piccole vacanze che mi prendo per liberare un po’ la testa. Ogni volta che torno a lavorare per un nuovo disco, l’entusiasmo e l’energia sono raddoppiati. Stiano tranquilli e non si facciano prendere dal panico, non ce n’è assolutamente motivo.

Credo che questa sia una domanda che stanno rivolgendo in molti a Jack White ultimamente…
Credo proprio di sì (ride ndr), anche perché per lui i gruppi attualmente sono tre, quindi chissà quanto gli romperanno le scatole…A parte gli scherzi, credo che ognuno debba dare spazio alla propria creatività, in qualsiasi ambito e modo questa si proponga. Ribadisco, in ogni caso, che i Mars Volta sono la creatura a cui tengo di più al mondo e mai mi priverei di questo piacere!

Quanta importanza dai all’aspetto dei live show?
Per me, ma credo di poter parlare a nome di tutti noi, il concerto rimane il punto più elevato che si possa raggiungere. L’apice totale dove dimostri davvero di cosa sei capace e quello dove finalmente il pubblico è coinvolto e diventa parte integrante del tutto. In questo senso è anche una sorta di tributo nei confronti di chi ci segue. Come ben sai, in studio è tutto più facile e hai tutto il tempo che vuoi per registrare. Sul palco non c’è tempo per programmare nulla e non puoi ingannare che viene a vederti. Pensa a quante volte, prima di dare un giudizio su un gruppo, hai aspettato di vederlo dal vivo. Nemmeno un album live o un filmato possono rendere l’idea, perché anche quelli sono facilmente modificabili!

A tal proposito, durante le vostre esibizioni quanta parte è dedicata all’improvvisazione e quanta invece è programmata dall’inizio?
Amo molto improvvisare, anche se per forza di cose, non tutto può esserlo o si rischierebbe di non proporre sempre uno spettacolo all’altezza delle aspettative. Dobbiamo sempre ricordarci che prima di tutto suoniamo per i fan e solo dopo per noi! Credo che sia giusto trovare una via di mezzo, con un po’ più del cinquanta per cento dedicato all’improvvisazione…Dovendo suonare quasi ogni sera, l’aspetto della novità fa in modo che nessuno si annoi e inoltre se qualcuno tra il pubblico assiste a più di una data è certo di non vedere lo stesso spettacolo due volte.

Come sta procedendo il tour fino a questo momento? I nuovi pezzi sono già stati assimilati dal pubblico?
Le date stanno andando alla grande, l’entusiasmo è sempre ad altissimi livelli. La gente sa già perfettamente i pezzi che stiamo proponendo fino ad ora, a dimostrazione del fatto che, pur essendo un disco molto differente dai precedenti, chi ci ascolta è sulla nostra stessa linea d’onda. Siamo contentissimi della loro reazione!

Hai mai problemi con tuo fratello per quanto riguarda aspetti legati alla musica?
Mi parli di musica perché dai per scontato che in generale ce ne siano!

Tra fratelli di solito è consuetudine…
Chiaro che ce ne sono (ride), ma non così ingenti da non farci remare dalla stessa parte ogni volta…

Quindi anche da questo punto di vista niente a che spartire con i Gallagher!
Certo che no, da nessun punto di vista direi!

Cosa si deve aspettare chi non vi hai mai visto suonare?
Un grande show di certo, con una quantità di energia elevatissima. Adrenalina pura.

Luca Garrò

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