One Republic (Press Conference)

 

13 giugno 2008

Dunque, dovendo parlare dei One Republic è meglio chiarire subito una cosa: questa band  è tutto il contrario di quello che sembra.
Li abbiamo conosciuti con  “Apologize”, pezzo ad alto rischio lacrimogeno remixato dall’ inflazionatissimo  Timbaland e ci abbiamo messo due secondi e mezzo a classificarli come il solito fenomeno del pop americano, tanto ruffiano quanto noioso già dal secondo ascolto. Poi è uscita “Stop and Stares” e ci siamo messi il cuore in pace: avevamo ragione.
E invece no. Perché a quanto pare questi cinque ragazzi del Colorado hanno dovuto scegliere il peggio del loro repertorio per sfondare e farsi apprezzare dai più (come succede sempre più spesso purtroppo), cercando di conquistare i favori di un pubblico mtviano a cui forse non sarebbero neanche troppo interessati.
Si potrebbe quindi dire che si siano un po’ venduti, ma chi non lo fa oggigiorno…
Il loro “Dreaming Out Loud” in uscita in questi giorni, ha un sorprendente piglio rock, (anche un po’ indie se vogliamo) che durante le loro live performance viene fuori in una intensità e in una carica da vera rock band.
Una bella scoperta quindi, che fa dei One Republic l’ennesima conferma di come l’errore più frequente nella musica sia quello di fermarsi a un’apparenza che in realtà è solo e solamente carta moschicida.

Partiamo dal vostro nome…perché “One republic”?
Originalmente era solo Republic, volevamo un nome che fosse semplice, forte e che rispecchiasse la nostra  ambizione a sfondare nel mondo nella musica, a farci conoscere e a conquistare un grande pubblico. One republic ci è venuto poi in seguito, ci sembrava che suonasse meglio, che fosse qualcosa che esprimesse bene la nostra determinazione.

Come vi sentite ad essere in vetta alle classifiche?
È un sogno. La sensazione più bella è vedere come anche in certi paesi come l’Italia o il Sudafrica, così lontani dalla nostra realtà, ci sia la stessa passione per le nostre canzoni, per i nostri testi. Tutto ciò è stato possibile grazie alla tecnologia e a internet, che è riuscito a diffondere la nostra musica in tutto il mondo, molto prima della tv o della radio. È fantastico.

Com’è nata la vostra collaborazione con Timbaland?
Tutto è nato da una telefonata di Timbaland due anni fa. In quel periodo stavamo ottenendo un discreto successo grazie al nostro blog su Myspace, Timbaland ne era entusiasta: ci ha proposto un contratto con la Universal, e una collaborazione con lui sulla nostra “Apologize”, che voleva remixare. All’inizio non eravamo molto dell’idea, non volevamo che il remix stravolgesse il nostro pezzo, che lo rendesse troppo pop e commerciale, che desse una impressione sbagliata sulla band. Poi abbiamo pensato che era un’occasione da non sprecare: accettammo e ora siamo qui.

Di cosa parla “Apologize”?
(Ryan): Parla di una relazione che ho avuto durante il college, ho iniziato a scrivere il testo proprio mentre stava finendo tutto. Quando ero più giovane ero un tipo parecchio ottimista, ciò che scrivevo era tutto un inno all’amore e alle donne, ma dopo quella brutta esperienza ho pensato…perché devo continuare a scrivere canzoni sulle donne se va cosi male? Ero distrutto, ed è così che è nata “Apologize”. Qualcuno ha pensato che il testo fosse incentrato sul suicidio: non è cosi, non ci ho mai pensato. Capisco però di aver dato un messaggio molto importante a tutti coloro che hanno vissuto un’esperienza simile alla mia: tantissime persone su myspace ci hanno ringraziato per dirci che grazie ad “Apologize” hanno ricominciato a vivere, a sperare. Ora sto con una ragazza da due anni e sono felice, si direbbe che il successo ha giovato al mio rapporto con le donne (ride)! Comunque la versione remixata di ”apologize” è troppo pop, non ci rappresenta, mentre con “Stop and stares” siamo decisamente più noi.

I vostri inizi non sono stati facili…ci avete messo molti anni per farvi conoscere. Non avete mai pensato di mollare tutto?
Assolutamente si:è stato solo grazie alla community di Myspace che abbiamo deciso di crederci fino in fondo. I nostri fan ci hanno dato la forza di andare avanti…e ne è valsa davvero la pena, quando ce l’abbiamo fatta è stato ancora più bello, ce lo siamo meritato. La musica per noi è un modo per connetterci con la gente, per dare qualcosa a chi ne ha bisogno, riuscirci è la soddisfazione più grande.

Voi avete detto che “Dreaming out Loud” esprime la sfida tra quello che hai e quello che vorresti avere…potreste spiegarci meglio questa affermazione?
L’album è stato scritto quando stavamo cercando con tutte le nostre forze di sfondare…esprime il nostro anelare al successo, a qualcosa che volevamo con tutti noi stessi. Scrivere i testi di questo album è stato il modo per non deprimerci totalmente, per tirarci su, per non perdere la speranza. La musica è curativa per chi la scrive, ci ha salvato dalla pazzia.

Cosa avete in mente per il futuro?

Per adesso stiamo pensando al tour, ma abbiamo in testa qualche collaborazione, che però adesso siano con chi vogliamo noi e con chi stimiamo! Quando ci riferiamo alle collaborazioni pensiamo comunque più che altro alla produzione…per quanto riguarda i testi e le melodie, non crediamo sarebbe possibile.

V.L.

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