Paola Turci (Press Conference)

Una Paola Turci disponibilissima, loquace e serena ci ha parlato dettagliatamente del suo nuovo disco, in uscita il 2 di ottobre, e del perché ha sentito il bisogno di scrivere un album come “Attraversami il cuore”, interamente dedicato al sentimento dell’amore.

 

28 settembre 2009

In questo disco ho tentato di parlare dell’amore in senso assoluto, dell’amore con la ‘A’ maiuscola, dell’amore che guarda al cielo. Dell’amore che non sia semplicemente il rapporto fra due persone, ma che parta anche da due persone, dell’amore come ‘scintilla’. Perché un disco sull’amore? Qualche anno fa, durante i miei concerti (ma, in realtà, anche recentemente), mi è capitato spesso di presentare delle canzoni inerenti a questo tema, ma che non erano mie. In passato non avevo mai scritto, da sola, canzoni d’amore, quindi ero sempre costretta ad affidarmi a pezzi già scritti da altri. Ovviamente pezzi che adoro, ma che non sono miei. Da qui il desiderio di scriverne in prima persona, che si è concretizzato adesso, perché mi sentivo finalmente pronta, sentivo che ce la potevo fare. Questo disco è stato molto impegnativo, perché è difficile parlare dell’amore senza scadere nell’ovvietà, nella retorica, finendo per risultare semplicistici, utilizzando sempre gli stessi termini. In ogni caso un altro grande stimolo per scrivere questo disco è stata la voglia di reinterpretare la bellissima canzone di Domenico Modugno, “Dio come ti amo”, brano che già frequentemente mi è successo di proporre nei miei spettacoli. Cantare quella canzone mi ha fatto capire che ne avevo voglia, e dalla voglia è scattata la necessità, e dalla necessità è scattata l’azione dello scrivere. Così, quando un anno e mezzo fa ho dato alle stampe il mio primo libro, “Con te accanto”, uscito poi in febbraio, dopo tre giorni mi sono chiusa nella mia casetta al mare e ho scritto il disco. E in tre giorni, totalmente di getto, ho scritto anche tutta la musica delle canzoni contenute in “Attraversami il cuore”. Sono venute fuori una dietro l’altra. Ho voluto però fare le cose in modo da evitare confusione. Siccome questo è il mio primo disco dedicato all’amore, e per non perdere l’atmosfera romantica del brano di Modugno che mi ha ispirata, ho deciso che sarebbe stato un disco dedicato interamente ad esso. Da qui è nata l’idea della ‘trilogia’, della quale “Attraversami il cuore” rappresenta il primo capitolo. Il secondo disco, invece, mi vedrà tornare ai temi sociali che da sempre sono uno dei miei interessi maggiori, quindi si parlerà anche di Ruanda e di argomenti decisamente pesanti. Mentre il terzo sarà declinato al femminile: racconterà e parlerà femminile. Usciranno probabilmente tutti entro la fine del 2010, anche se non mi sono posta scadenze precise.

Nel disco ho collaborato in tre canzoni con Marcello Murru. Con lui è stato un incontro strano: da quando, cinque anni fa, sono tornata a vivere a Roma, condividiamo lo stesso quartiere, Testaccio. Però non ci siamo mai ‘fermati’ per instaurare una collaborazione. Invece una sera incontro il suo migliore amico, che mi dice che Marcello ha sfornato un capolavoro assoluto. Gli ho detto che mi avrebbe fatto molto piacere ascoltarlo, così il giorno dopo Marcello è venuto a casa mia a farmelo ascoltare: mi sono talmente emozionata che sono scoppiata in un mare di lacrime! Si tratta di un disco forse troppo grande per questi tempi, scomodo, imponente, a tratti doloroso. Lui poi ha questa vocalità molto simile a quella di Paolo Conte, ma è ancor più viscerale. Mi ha conquistato il suo modo di scrivere, così gli ho proposto di fare una prova con una musica che avevo scritto. Lui il giorno dopo mi ha fatto leggere dei suoi scritti: aveva 500 fogli A4 e ha cominciato a leggere. Abbiamo passato 3 – 4 giorni così, al quinto gli ho detto: “Marcello, fermati! Ci sono degli spunti che mi piacciono tantissimo, possiamo concentraci su quelli?”. Allora ho piegato la musica a questi suoi testi incredibili, e abbiamo fatto questo lavoro di collaborazione anche per altre canzoni, che ho messo per ora da parte.

Mi è piaciuto moltissimo collaborare anche con Francesco Bianconi dei Baustelle, un artista con il quale sognavo già di poter fare qualcosa insieme. E’ stata una cosa che è arrivata senza chiedere nulla da parte mia però, è stata una sua proposta, e così è nata questa canzone, “La mangiatrice di uomini”. Ne ho colto il senso, quella leggera punta di amarezza e di disagio che è tipica del suo stile. Mi sono sentita molto Patty Pravo a interpretarla (risate). Quello che mi ha subito affascinato è stato il contenuto della canzone, contenuto che s’ispira a Maria Maddalena, quindi dall’ispirazione alta e nobile (pensiamo alla famosa frase del Vangelo “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Il senso di disagio di questa donna, che non vuole lascarsi giudicare, l’ho inteso e l’ho anche sentito molto mio. Un’idea quasi proto – femminista, che mi piaciuta e mi ha divertito molto. Tra l’altro, i violini e la lirica così aerea possono rimandare a qualcosa di Battiato. Un’altra cosa che mi ha affascinato è stato interpretare un pezzo che non ha molto in comune con la mia scrittura, con la mia ispirazione, e farlo mio. Forse perché ormai sono abituata scrivere le mie canzoni, a ‘esserci’, e sono parecchi anni che non interpreto canzoni altrui. Quindi è stato molto intrigante anche per questo. Mi piace il fatto che non sia un’operazione auto celebrativa.

Avrei voluto fare anche “Preghiera in gennaio”, ma alla fine ho deciso di non metterla nel disco perché non volevo tradire il senso del mio percorso. Da qualche anno a questa parte, oltre ai concerti con la mia band, nei quali suono le mie canzoni, faccio altri due tipi di spettacoli: uno con Giorgio Rossi, che s’intitola “Cielo” e che ha debuttato a Roccella Jonica al festival jazz tre anni fa, dentro il quale ho avuto la possibilità di scegliere il repertorio; così ho avuto l’opportunità di inserire molte cover, tra le quali, appunto, “Preghiera in gennaio” di De Andrè. Quindi questo pezzo ha già una sua precisa dimensione, e comunque sono molto contenta di sapere, direttamente da Dori Ghezzi, di essere l’unica cantante donna a cantare questa canzone. E cantarla direttamente davanti a lei è molto emozionante. L’altro spettacolo è invece nato dall’invito fattomi dal Blue Note: un paio di anni fa mi hanno chiesto di esibirmi, e io ho fatto tre spettacoli utilizzando in parte il mio repertorio, in parte quello di “Cielo”, aggiungendo anche classici del jazz. Io con il Blue Note c’entro davvero poco e niente (ride), ma è stato molto interessante il confronto con altri grandi musicisti di diversa estrazione dalla mia.

Dopo aver scritto il libro “Con te accanto” è stato difficile tornare alla realtà delle canzoni, alla realtà della forma – canzone e della scrittura in versi. Scrivere un romanzo e scrivere in prosa ti dà un senso d’infinito che è bellissimo, la tua fantasia non si ferma più e può non fermarsi. Si è trattata di un’esperienza bellissima, ma mentre scrivevo il romanzo non ho mai scritto una singola canzone. Questo romanzo potrebbe avere un seguito, ma uso il condizionale perché il mio è stato principalmente un tentativo di approccio letterario, una prova per e con me stessa. Io, anzi noi, perché il libro è stato scritto a quattro mani con Eugenia Romanelli, non abbiamo cercato un editore, sono stati loro a cercarci. Proprio perché quello che volevo e dovevo fare era questo esperimento. Ma non voglio fare due cose assieme, e anche per questo ho fermato tutto mentre scrivevo il libro.

“Attraversami il cuore” è comunque maturato nel tempo, attraverso il tempo e i viaggi che ho fatto: in Vietnam, ad Haiti, e prima ancora quello in Madagascar, appena dopo l’incidente. Quest’ultimo mi è servito per riappacificarmi con me stessa, per essere più tranquilla, per togliermi tutti quei muri che mi ero messa davanti per nascondermi la faccia, per celare le cicatrici…insomma, anche grazie a queste esperienze, ho capito negli anni che tutto quello che ho fatto aveva come fil – rouge il sentimento, altrimenti mi sarei spenta. Allora, meditando su questo e avendo avuto il dono di saper amare, ho capito che l’amore è il senso della mia vita, dà il senso alla mia vita, è il mio motore unico e solo. Quando io non amo sono molto, molto infelice, e anche misera, non valgo niente. E allora è tutto lì. Quando noi c’indigniamo per qualcosa, è perché quel qualcosa manca della ‘sostanza dell’amore’…lo so che si finisce per scivolare nella retorica, come abbiamo detto all’inizio, ma io questo sentimento lo voglio raccontare anche a costo di essere considerata un’idiota, magari “L’Idiota” di Dostoevskij (ride), ma sì, seriamente, lo voglio fare anche a questo prezzo.

Sì, oggi sono innamorata, anche di una persona specifica. Ma con gli anni le cose cambiano, e oggi per me l’amore non è più uno solo. Ti trovi sempre di più ad appartenere agli altri, e mi dispiace sentire quando qualcuno dice che con il tempo che passa è sempre meno fiducioso, più distaccato, meno coinvolto…è vero, nella vita ci sono moltissime delusioni, ma se noi non crediamo è finita. Allora stiamocene a casa da soli con la televisione…no, neanche con la televisione, altrimenti finiamo con l’odiare tutti quanti (risate). D’accordo, non deve mancare il senso critico, ma io rimango sempre più affascinata dal mistero dell’amore.

In “Sono io” faccio una confessione in prima persona: “sono io quella che sbaglia, che confonde la passione con l’amore”. Mi è capitato moltissime volte nella mia vita di fare quest’errore. Ma questo disco non è ispirato all’amore, o alla passione, per un singolo uomo; è ispirato dalla rivelazione dell’amore in senso assoluto, quale senso dell’esistenza e del nostro vivere.

Il tour con Marina Rei e Max Gazzè non ha avuto uno sbocco discografico, è vero. Ma è vero anche che non è uscito neppure un disco dal tour con Gazzè e Carmen Consoli, anche se qualche anno fa abbiamo fatto dei concerti pazzeschi. Ma è naturale, quelli sono eventi limitati nel tempo e che nascondono la loro bellezza nel momento in cui si svolgono. Così come quella meravigliosa occasione che ho avuto di suonare a giugno, ad “Amiche per l’Abruzzo”, con Carmen che suonava il basso, Marina la batteria e io la chitarra. E poi è arrivata Nada e le abbiamo suonato “Ma che freddo fa”, fantastico!

Stefano Masnaghetti

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