Peter Wichers, Dirk Verbeuren (Soilwork)

Qualche ora prima della data live al Rolling Stone di Milano incontriamo Peter e Dirk, chitarrista e batterista del combo svedese per una breve chiacchierata.

30 novembre 2008

Come sta andando questo ultimo tour europeo del 2008?
PW: Abbastanza bene devo dire, in questo periodo dell’anno la competizione è piuttosto dura, dati i grandi nomi e minifestival che  stanno passando in Europa, ma per adesso abbiamo rotto qualche culo e ci stiamo divertendo parecchio.

Siete stati in giro a promuovere “Sworn To A Great Divide” sin dalla sua pubblicazione nel 2007, avete fatto moltissimi festival estivi e girato più volte l’Europa e l’USA. Nei primi mesi del 2009 sarete ancora in America per ulteriori date, non vi riposate mai?
PW: Non chiedere a me, sono appena tornato nei ranghi! (ride)
DV: Dopo il prossimo tour in America ci prenderemo un meritato periodo di pausa e poi saremo pronti e carichi per scrivere ancora, ma prima di tutto è davvero tempo per un break, era ora in effetti.
 
Visto che ne avete fatto menzione, avete già iniziato a pensare al prossimo album?
PW: Abbiamo discusso brevemente fra noi come dovrebbe essere in linea generale, dalle idee venute fuori posso dirti che non suonerà sicuramente come “Sworn”, ma sarà più simile a lavori più vecchi come “Stabbing”, ciò che è sicuro è che daremo più peso e importanza alle chitarre.
DV: Anche se è una nuova line up, contrariamente alle volte passate sappiamo già più o meno la nuova direzione musicale che la band vorrebbe prendere; non sappiamo ovviamente come saranno i risultati finali però se non altro siamo ben indirizzati.

Dirk, come vi siete trovati a suonare insieme a un gruppo hardcore quale i Throwdown lo scorso in USA?
DV: E’ stato divertente, il loro ultimo album è più metal che hardcore quindi la gente che veniva ai nostri concerti era abbastanza omogenea; in certe serate avevamo più successo noi di loro e viceversa. E’ un gruppo che ci dà dentro alla grande, oltre ad essere molto simpatici. Andare in tournée con gente che non suona la tua stessa musica non è mai noioso, perché ti ritrovi a parlare con persone che non provengono dal tuo stesso ambiente.

E cosa mi dici del pubblico americano? E’ molto diverso da quello europeo?
DV: Molto più violento! Molto più moshing e gente più aggressiva, anche troppo a volte!
(Qui il bassista Ola Flink, che stava leggendo un libro di fianco a noi interviene) Dovevo guardarmi sempre le spalle!Aprire il mio terzo occhio!(risate generali)

Peter, ci puoi dire brevemente cosa hai fatto in questi anni in cui sei stato lontano dai Soilwork? Ricordo che hai dato una mano ai Killswitch Engage durante il loro tour europeo nel 2007.
PW: Dopo l’Ozzfest del 2005 non ero più in grado di fare tour, ho sentito che avevo raggiunto i miei limiti, inoltre avevo un po’ di affari personali da sbrigare, mi stavo trasferendo in America in seguito al mio matrimonio.
I KSE sono stati buoni amici dei Soilwork fin dal prima volta che abbiamo girato con loro in USA, all’epoca loro erano il nostro supporto, ora le cose sono cambiate (risate). Mi chiamarono a inizio 2007 dicendo che Adam aveva dei problemi alla schiena e gli serviva un sostituto. Siccome era davvero un’ emergenza sono volato il giorno dopo da Los Angeles a Londra, abbiamo provato velocemente i pezzi per un giorno e poi abbiamo ripreso il tour interrotto.
Oltre a quello mi sono concentrato sulle produzioni, ho fatto parte della compilation per i 20 anni della Nuclear Blast suonando in cinque dei dieci pezzi; ho prodotto e suonato nel progetto solista di Warrel Dane (Nevermore). Un paio di mesi fa ho ripensato di tornare nei Soilwork e ho parlato con Bjorn (voce) che si è setto subito d’accordo; ho avuto il pieno supporto di mia moglie ed eccomi qui, è grandioso poter tornare di nuovo a suonare con questi ragazzi.

Dirk, adesso che Peter è tornato, quali sono le tue considerazioni finali su Daniel Antonsson?
DV: Quando Peter è andato via abbiamo vagliato più persone e alla fine la scelta è ricaduta su di lui; è stato un ottimo chitarrista e un buon amico, ma fin dall’inizio sapevamo tutti come sarebbe finita la collaborazione; Peter ha fondato questo gruppo, quando se ne è andato non ci sono stati problemi o cattivo sangue, siamo rimasti amici e quando ci ha proposto di tornare non abbiamo avuto dubbi. Se non sbaglio ora è entrato nei Dark Tranquillity, gli auguriamo buona fortuna.

Avete fatto parte della Nuclear Blast fin dal 2001 con l’uscita di “ A Predator’s Portrait”. Siete sempre stati soddisfatti della partnership?
PW: E’ una domanda trabocchetto?(ride) Ogni label ha i suoi punti di forza e punti di debolezza, oggigiorno con la crisi nel mercato musicale ancora di più; la NB ad esempio ha fatto un ottimo lavoro in Europa, mentre in America poteva fare meglio. E’ anche vero che le band non saranno mai soddisfatte al 100% del lavoro svolto dalla loro etichetta, è una lotta eterna, musica contro puro business.
DV: Penso che molte band nel futuro cercheranno di diventare il più possibile  indipendenti dalle major, producendosi e promuovendosi in autonomia, evitando passaggi intermedi ma cercando una connessione più diretta con i fan. Vada come vada il futuro sarà ben diverso dalla situazione attuale perché le discografiche non si sono dimostrate all’altezza delle ultime rivoluzioni nell’ambito della musica e di internet.
 
Una curiosità personale, qual è il senso dietro al video di “Light The Torch”?
PW: Non c’è nessuna connessione particolare col testo, semplicemente dei nostri amici universitari ci hanno proposto di realizzare il video sulla base di un progetto che dovevano fare nella loro classe di computer grafica. Abbiamo pensato che sarebbe stato molto interessante lasciarglielo fare, e i risultati ci hanno dato ragione.
DV: Oggigiorno è anche bello poter fare un video che resti in mente, ora che in TV hanno perso parte della loro importanza.

Nicolò Barovier

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