Punkreas Noblesse Oblige disco del ritorno

Vent’anni e non sentirli minimamente: questa potrebbe essere la perfetta fotografia dei Punkreas a tanti anni dal debutto discografico e all’alba dell’uscita di “Noblesse Oblige”. Vent’anni di indignazione senza fine, di lotte e di incazzature, contro il sistema ma anche contro chi li tacciava di catastrofismo, quando loro parlavano di problemi che oggi fanno tremare il mondo. “Per troppi anni abbiamo continuato a farlo, sentendoci dire che non potevamo sempre essere contro, che eravamo banali, fuori tempo. Abbiamo sempre detto quello che pensavamo e sembra che ora tutti quelli che ne parlano siano degli illuminati…Quando dicevamo che continuare a produrre e consumare non ci avrebbe portato a nulla ci davano dei catastrofisti”.

Ad un certo punto, come spesso accade a band indipendenti che ottengono il meritato successo, i problemi arrivarono anche dai loro fan, o meglio da una parte di essi: “Dopo esserci fatti il mazzo per anni, Universal ci propose di essere distribuiti da loro ed accettammo. Fu un disastro: i fan ci accusarono di esserci venduti, senza nemmeno sapere che non avevamo un contratto con una major, ma solo una distribuzione più capillare. La nostra piccola etichetta rimase sempre la stessa”. La loro estrema coerenza è ancora qui a dimostrare che nulla è cambiato, se non qualche cosa a livello sonoro, come aveva già dimostrato l’album precedente. “Evolversi è naturale, anche se nel nostro paese è visto come qualcosa di negativo, sempre legato al discorso di vendersi. Per alcuni una band dovrebbe morire di fame per restare coerente, ma è una cazzata incredibile, che sopravvive nel tempo in modo inspiegabile”. L’ironia della band è evidente e l’artwork stesso del cd lo dimostra in modo lampante: tutti i membri sono intenti a giocare a golf, da bravi borghesi…“Sì ci siamo stancati di come eravamo in precedenza, è ora che si indigni qualcun altro, noi l’abbiamo fatto per vent’anni e ci hanno sempre dato tutti addosso. Proprio quelli però oggi dicono le cose che dicevamo noi…”. Noblesse Oblige.

Luca Garrò

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