Rico, Napo (Uochi Toki)

Dopo l’uscita del nuovo sorprendente disco scopriamo qualcosa in più del duo alessandrino con una rapida chiacchierata con Rico e Napo.

17 aprile 2009

Cosa rappresenta per voi, oggi, l’hip hop? Perchè avete scelto di esprimervi attraverso questo genere?
Rico: In realtà la mia “forma di espressione” è: Musica elettronica distorta ed aggressiva, il resto è colpa di Napo.
Napo: in realtà la mia “forma di espressione” è: scrittura di testi ritmici con tematiche inerenti ad tematiche che io ritengo appropriate,il resto è colpa di Rico.

Cosa pensate del panorama nostrano hip hop-rap attuale, visto che molti vi considerano “a parte” rispetto a tutto quello?
Rico: siamo considerati “a parte” in un sacco di ambiti: da quando si vuole fare “cin cin” con il vino (usualmente non beviamo alcool) a quando si deve partecipare ad una discussione riguardante il fascino e sex appeal di una ragazza appena passata; quindi in molti ci considerano a parte e l’ambito hip hop è solo un caso particolare. Cosa diresti di una persona che ha come sistema di riscaldamento la stufa a legna? e con legna non intendo pellet.
Napo: a parte?? se metti un cucchiaio di olio dentro un bicchiere di acqua prova a considerare l’olio “a parte” rispetto all’acqua. Quindi quando osserviamo quello che tu definisci (e che molti definiscono) il panorama hip hop nostrano, noi stiamo guardando un’emulsione. E l’olio ovviamente, è nostrano e non filtrato. Ottimo per condire i cibi, ma non adatto per cucinare. Questa metafora esce un po’ dal seminato…

Non avete mai pensato ad un progetto dal vivo “suonato” con strumenti e musicisti? Ad esempio come qualche artista della Anticon o come avevano fatto i nostrani Assalti Frontali collaborando con i Brutopop.
Rico: dal vivo “suono” un campionatore Korg, è ormai considerato uno strumento e, generalmente (oltre che erroneamente) chi suona uno strumento è considerato un musicista, inoltre (non in tutte le occasioni) suono una batteria acustica effettata. Facendo musica principalmente concettuale tutte le scelte che ci riguardano (compreso il set dal vivo) devono avere una motivazione alle spalle. Trasformare il nostro concerto in un concerto rock non è una motivazione abbastanza valida in questo momento.
Napo: nella tua domanda è inserita anche la risposta. Vorremmo fare dei dischi e dei live che fossero personali e autocostruiti, useremmo il linguaggio e la tecnica di altre persone solo se in un dato momento fossero funzionali a qualcuno dei nostri obiettivi. Quindi speriamo di bypassare lo schema “simile a” versus “diverso da”……sempre che a qualcuno vada bene, eh.

In un passaggio citate Bugo. Ci sono artisti o gruppi italiani che stimate o con cui condividete medesime visioni della musica?
Napo: stare in casa è qualcosa di spettacolare. ci sono delle persone in Italia che fanno musica e che ci stanno molto simpatiche. Purtroppo il nostro giudizio sulla loro musica è corrotto dalla simpatia che proviamo nei loro confronti. e questo si aggiunge ad una nostra visione della musica ( che sinestesia!) decisamente distorta. Insomma, siamo oscuramente corrotti dai rapporti umani. Non riuscirei a sintetizzare questa risposta in una semplice lista di gruppi.
Rico: questi gruppi sono particolarmente simpatici: Fuzz Orchestra, Inferno sci-fi grind n’roll, Ronin, Ovo, Zona mc.

Le vostre sono storie racchiuse dentro canzoni. Anzi di più. una narrazione. Vi dico dei narratori musicali di ieri e di oggi e mi dite che ne pensate: De Andrè. Guccini. Le luci della centrale elettrica. Massimo Volume.
Napo: De andrè l’ho ascoltato da bambino e riascoltato saltuariamente più di recente, ho delle immagini molto ben formate delle situazioni descritte nelle sue canzoni (di nuovo la sinestesia!); ho ascoltato anche Guccini, perché lo ascoltava mio padre, anche lui è un ottimo narratore però non “perfora l’immaginario” bensì lo delimita e lo mantiene quasi sempre legato a tematiche politiche che molte persone sentono arrivare prima delle tematiche prettamente narrative; delle Luci della Centrale Elettrica ho ascoltato solo un live al Rivolta di Marghera, un anno e mezzo fa, ero molto nervoso per fatti miei e il fonico del posto aveva dimenticato di collegare la spina dei sub woofer e per questi motivi non ho di fatto capito niente. So che a Rico invece piace suonare a Volume Massimo e utilizza varie tecniche per riuscirci.

Se i brani del vostro nuovo disco possono essere intesi come un continuum o un’unica storia a capitoli per l’ascoltatore come vi regolate per i nuovi live: ci potrebbero essere concerti in cui eseguite di filato il disco o comunque estraete alcuni pezzi e altri da altri dischi?
UT: l’unico disco che abbiamo rifatto live paro paro è stato “La chiave del venti” con gli Eterea. per il resto scegliamo i pezzi in scaletta a seconda di ciò che vogliamo spiegare al pubblico oppure a seconda di esigenze sonore imperscrutabili.

Ci sono ascoltatori che vi scrivono o spettatori ai live che lamentano la vostra visione personale dello sguardo sulla vita che mettete nei vostri testi? C’è in tutto quello che fate la minima voglia di far nascere in chi vi ascolta un sentimento netto di accettazione o rifiuto per quello che dite?
Napo: si, ci sono persone che hanno reazioni a quello che viene loro proposto. Alcuni si lamentano, alcuni approvano in modo sensazionalistico, alcuni protestano, alcuni vogliono vedere se funziona il loro umorismo, altri vogliono fare combutta contro qualche entità o persona….insomma, le reazioni più disparate. Diciamo che noi stiamo a guardare le reazioni e cerchiamo di gestirle, ma non ci sogneremmo mai di avere intenzione di far nascere in altre persone “qualcosa”. Si tratterebbe di un quasi plagio. Di fatto però qualche cosa nasce, non controllabile e non prevedibile, però nasce. E noi siamo abbastanza curiosi di sapere cosa è nato….anche se sono nascite noiose che finiscono dritte all’orfanotrofio. In pratica noi gestiamo degli orfanotrofi. Siamo in trattativa per rilevare delle incubatrici che ci permettano di occuparci anche dei prematuri.

Luca Freddi

Condividi.