Roberta Di Lorenzo presenta Su Questo Piano Che Si Chiama Terra

Roberta Di Lorenzo è la cantautrice che ha firmato il brano che Eugenio Finardi ha portato all’ultimo Sanremo. Ma da poco è uscito il suo nuovo album di inediti, per questo motivo le abbiamo fatto qualche domanda per scoprire anche la sua anima interpretativa: quali sono le differenze principali tra “Su Questo Piano Che si Chiama Terra” e il tuo primo album? Quanto hai impiegato per la composizione e quindi per la registrazione del disco? ““L occhio della Luna” si presentava come un diario introspettivo in cui attraverso figure di donne che descrivevo  attraverso le canzoni parlavo di me, dell’ universo femminile e di una dimensione privata e lunare. Sonorità  classiche, gli archi e  i violini scandivano un andamento ampio, dilatato, sognante, tipico della musica classica. “Su questo piano che si chiama Terra”  è un lavoro che va ascoltato e gustato come un viaggio, in cui  racconto con occhi diversi, una nuova visione del mondo. Parlo di libertà , intesa come acquisizione di consapevolezza, di ricerca del senso , del significato della nostra vita  su questa terra, c’è una maggiore  attenzione nei confronti del mondo che mi circonda per comprendere me stessa. La lavorazione agli arrangiamenti  del  disco  è iniziata nel maggio 2011…ma le canzoni erano già pronte, scritte quasi tutte nello stesso anno.”

Sei anche un’autrice che sta crescendo d’importanza e valore col tempo, qual è fino a questo momento il testo che maggiormente ti ha dato soddisfazione?
Se parliamo di testi sicuramente  “ Corollario”  e “ Antigone” brani del primo disco. Qui i testi fanno l’80% della canzone, sono nati proprio dall’urgenza di comunicare un messaggio ben preciso. L’uno (Corollario) è l’ idea chiara che una donna ha di un uomo al primo deludente appuntamento. L’altro (Antigone) è un  canto di ricerca e difesa di dignità e coraggio delle proprie idee e ideali. Dell’ ultimo disco direi “E tu lo chiami Dio” e “La vita che passa”.

Come nasce una tua canzone? Viene prima la melodia, le linee vocali, il testo…?
Quasi sempre  caoticamente..spesso le parole si snocciolano dalla musica, e prende forma pian piano il tema  di cui parlerà. Non mi è mai successo di dire “ok, ora mi metto al piano e scrivo una canzone” praticamente mai. Se è capitato è perchè dovevo scrivere per un interprete e quindi l’ approccio è certamente piu’ pilotato o tecnico. Ma il mio atto creativo resta un atto d’ amore, privato, naturale, anche tormentato, ma lascio che la canzone si prenda il suo tempo, è un tempo che regalo soprattutto a me stessa per lavorare sulle intuizioni che si fanno strada. E’ capitato a volte di avere già ‘la musica in testa’…in quei casi non faccio altro che trascrivere quello che è già in memoria.

Com’è nata la collaborazione con Finardi per il pezzo che ha portato a Sanremo 2012? Vorresti partecipare al Festival in prima persona in futuro?
Terminata la scrittura di E Tu lo chiamo Dio , ero pronta per inserirla insieme alle altre 9 tracce nel nuovo album  (infatti è la canzone che apre il disco)… Fu il mio manager Francesco Venuto ad avere un intuizione, in fase di riascolto dei brani. Chiese a Eugenio cosa ne pensasse…erano convinti che  il brano avesse un potenziale, cosi’ la portarono  all attenzione di Morandi, per approdare in fine sul palco dell’ Ariston. Quando si scrive una canzone, a volte solo un orecchio esterno puo’ capirne la forza…l’autore non pensa quasi mai di aver scritto un’ opera speciale. L’autore scrive semplicemente una canzone, il destino che quella canzone avrà è inimmaginabile, spesso imprevedibile. Quest’anno a Sanremo in veste di autrice…l’ anno prossimo chissà, toccherà andarci o da interprete o … da conduttrice!

Come vedi la situazione della musica e del mercato discografico in questo periodo di crisi economica globale?
Ho risposto piu’ volte che quello che accade alla musica oggi è lo specchio della nostra società…la dice lunga sul desiderio irrefrenabile di avere tutto e subito. Da una parte la richiesta spasmodica che genera illusioni commerciali, dall’ altra la corsa al successo a tutti i costi. Questo perchè si è perso il senso reale dell’ arte, senso che si trova nel tempo, nella pazienza , nella dedizione necessaria per realizzare progetti a lungo termine. E’ un problema che tocca tutti  i settori, se non freneremo al piu’ presto questo meccanismo bulimico di velocità, si estingueranno prima i sentimenti poi tutto il resto.

 

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