Roberto Angelini

Sono passati ben cinque anni dall’ultima fatica da studio di Roberto Angelini. Molto tempo, per qualcuno poteva anche essere troppo per non rischiare di finire nell’anonimato…

29 gennaio 2009

Invece il cantautore romano è tornato con sedici intensissime tracce ed un album, “La Vista Concessa” di cui ha molta voglia di parlare. Outune l’ha incontrato durante la promozione della sua nuova fatica…

Ciao Roberto, ne è passato di tempo dall’ultimo disco…
Direi proprio di sì. Sono passati cinque anni in cui ho avuto modo di riflettere sul mio percorso artistico, su quello che avevo fatto di giusto e di sbagliato e su quello che avrei voluto fare nel futuro. Sono stati anni anche difficili, perché ho rifiutato l’immagine con cui ero stato identificato, ma che in realtà non mi apparteneva assolutamente.

Immagino tu ti riferisca a “Gatto Matto”…

Esattamente. Attenzione, non sto rinnegando nulla di quello che ho fatto. Gatto Matto mi ha permesso di aprirmi lo studio che avevo sempre desiderato. Uno studio semplice in cui fare quello che ho sempre fatto da quando sono piccolo: suonare quello che mi piace con le persone che voglio. Mi ha dato la notorietà e un po’ di libertà con i soldi guadagnati. Artisticamente, però, è stato un gravissimo errore.

E’ difficile uscire da un tormentone del genere. Il rischio è quello di sparire.
Infatti. Per questo ho deciso di sparire di mia spontanea volontà. Tutti mi facevano delle pressioni che non puoi immaginare. Mi dicevano di sfruttare il momento, di cavalcare l’onda. Io invece in quelle vesti stavo sempre peggio. Amo suonare, amo scrivere i testi delle mie canzoni. Stavo perdendo il senso di quello che facevo. Quindi ho optato per un abbandono temporaneo delle scene e questo mi ha fatto riscoprire quello che ero. Pensa che quando uscì il mio primo album mi sembrò che non se ne fosse accorto nessuno. A distanza di anni, dopo Gatto Matto, ho iniziato ad incontrare sempre più persone che mi chiedevano: “ Ma perché l’hai fatto? Il disco precedente era stupendo!”. Allora sono andato a recuperare i fogli di giornale dell’epoca e mi sono accorto che avevo già tutto prima.

Effettivamente “La Vista Concessa” sembra quasi il seguito di quell’album e non dell’ultimo.
Idealmente è così. Se ascolti di seguito i due album te ne accorgi immediatamente. Diciamo che nel mezzo ho avuto una parentesi che mi ha fatto capire un po’ di cose e mi ha portato qualche beneficio economico. D’altra parte è stato meglio essere abbagliato da un certo tipo di esperienza cinque anni fa piuttosto che non averla mai provata e continuare a pensarci.

Anche le tematiche del nuovo album sembrano volutamente andare contro un certo tipo di sonorità.
Sai magari inconsciamente con questo album ho voluto rifiutare totalmente l’esperienza e dimostrare di essere altro. Credo però solo a livello inconscio, perché non c’è dietro un programma preciso. Non ho detto: “Ora faccio un album diverso”. E’ venuto fuori così da solo.

Il video che accompagna “Dicembre” ha vinto premi ed è stato uno dei più visti su Youtube. E’ tua l’idea della plastilina?
Sì l’idea generale del video è mia. Ho sempre avuto una passione pazzesca per un certo tipo di arte. Logicamente quello che vedi non è tuta opera mia. Anzi. Io ho fatto alcune parti, quelle meno complicate. Per le altre mi sono avvalso di artisti di fama internazionale che hanno fatto un lavoro eccezionale.

Hai già in programma un tour? Lo porterai nei club?

Senza dubbio ci sarà un tour successivo all’uscita del disco. Voglio ricominciare dal principio. Voglio suonare davanti a poche persone, in piccoli locali. Anche perché chi ci viene a vedermi nei grandi locali (ride)? Sì, pensavo proprio ai club, che sono una risorsa incredibile per la musica, ma che purtroppo stanno scomparendo.

Ci vediamo on the road allora.
Sicuramente! A presto!

Luca Garrò

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