Rocco Hunt presenta A Verità, il suo nuovo album

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Ecco Rocco Hunt, il rapper salernitano che non ha ancora vent’anni ma ha già sbancato tutto, vincendo a Sanremo Giovani e uscendo con un disco di diciotto tracce (diciotto!) prodotto dalla Sony con ospiti come Ensi e Clementino, ma anche Enzo Avitabile, Tiromancino e “un certo” Eros Ramazzotti.

Quando lo senti parlare di “A’ verità“, il suo secondo disco dopo “Poeta urbano” (sempre Sony), ti stupisci nel pensare che questo ragazzo classe 1994 sembra molto più grande di quanto attesta l’anagrafe. “È l’ambizione che mi ha fatto maturare in fretta” spiega, “vengo da una famiglia solida ma con pochi mezzi. A quindici anni lavoravo in pescheria. Per me questo successo è anche un po’ una rivalsa“. La sua vita, ovviamente, è cambiata parecchio. Ma al momento – forse anche per merito di quella famiglia solida di cui torna spesso a raccontare – sembra mantenere la testa sulle spalle. “Per ora tutto ok, a parte La vita in diretta che viene a farmi stalking sotto casa“, scherza.

La sua vittoria sull’Ariston è stata una vittoria per tutta Salerno. Anche perché “si è creato un fenomeno pazzesco nella mia città, mentre ero là. Mi hanno mandato le foto e c’erano le pizzerie che facevano le offerte «mangia la pizza e guarda Rocco Hunt», mentre nelle discoteche interrompevano la musica per dire a tutti di tirare fuori i cellulari e votarmi“. Ma ora, archiviato quel trionfo, c’è il disco, che in fondo è quello che conta. Con gli ospiti di cui si parlava sopra, al cui proposito Rocco ci tiene a specificare: “Tutti i featuring sono nati in modo spontaneo. E soprattutto prima di Sanremo, non è che siccome ho vinto poi sono arrivati i big“, Compreso Ramazzotti. “Con Eros è successo che stavamo registrando e lui passava lì in studio. Ci ha sentito che stavamo rivisitando «Un giorno credi» di Edoardo Bennato e ha deciso che doveva farci il ritornello”. Eros gli ha anche dato dei consigli. Uno su tutti, che sottoscriviamo: “Mi ha detto di imparare a suonare uno strumento, anche perché in effetti noi rapper trascuriamo un po’ l’aspetto musicale. E lo farò. Ma prima ancora devo prendere la patente!”. Rocco ha anche già scelto lo strumento, ovvero il piano.

“Nu juorno buono”, con cui ha vinto a Sanremo, è il pezzo più ottimista del disco. Ma non mancano neanche le tracce più dure, come la title track incisa con Avitabile. D’altronde Rocco Hunt ci tiene a passare qualcosa ai suoi coetanei: “Magari non si interessano della società, ma si interessano del rap, che quindi può essere uno strumento per portarli verso argomenti importanti“. Un atteggiamento niente affatto comune in un genere che spesso bada più alla forma che al contenuto. Ma che non per questo gli ha voltato le spalle: “La scena hip hop mi ha sempre supportato. Se fossero andati a Sanremo Fedez oppure Emis Killa, non avrebbero ricevuto lo stesso sostegno. Anche gente più radicale come Kaos oppure i Colle der fomento mi ha appoggiato, e questa per me è una soddisfazione enorme. Per questo sul palco dell’Ariston è stata la vittoria di tutto quanto un genere che per qualcuno è solo una moda“. Le mode, si sa, sono destinate a passare.

Ma se mantiene l’umiltà che ha ora e continua a studiare come gli è stato consigliato, Rocco Hunt è destinato a durare ancora per un bel po’.

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