Ronny Munroe (Metal Church)

In vista dell’uscita del nuovo album, “This Present Wasteland”, abbiamo avuto il piacere di essere raggiunti telefonicamente dall’esplosivo Ronny Munroe dei Metal Church. Buona lettura. 

Ciao Ronny è un vero piacere poter parlare con te della vostra ultima fatica discografica: “This Persent Wasteland” un album che mi è immediatamente parso diverso dal precedente “A Light In The Dark”, che personalmente ho amato molto. A differenza di due anni fa mi pare che il nuovo disco sia un deciso ritorno alle sonorità degli esordi della band. Cosa ne pensi?

Sicuramente hai visto giusto e mi spiego: “A Light In The Dark” era un disco più sperimentale e progressivo mentre ora siamo tornati ad un sound maggiormente seminale che si ricollega direttamente ai primi lavori della band come “Metal Church” e “The Dark”. Onestamente la nostra musica nasce in maniera molto spontanea e quindi così, proprio come abbiamo fatto per il nostro precedente lavoro, anche questa volta abbiamo iniziato a comporre i riff e le melodie senza preoccuparci di quale direzione musicale voler intraprendere e “This Present Wasteland” è semplicemente frutto di questo nostro naturale processo di songwriting, un qualcosa che esce dalla nostra anima e dal nostro cuore senza che la mente ne offuschi la genuinità.

Tale ritorno al passato è subito evidente con l’opener “The Company Of Sorrow” un brano che sembra stato scritto nel 1984 anche se devo ammettere che la mia preferita è sicuramente la potente “Deeds Of Dead Soul”. A parer tuo, invece, quali sono i brani che i fan non possono esimersi dall’ascoltare?

So che dovrei rispondere che tutti i brani sono belli e che li amo allo stesso modo, ma siccome voglio essere sincero ti dico “Breathe Again” e “Deeds Of A Dead Soul” di cui amo, in particolare, lo stupendo lavoro alla chitarra  di Rick Van Zandt  che, secondo me, ha dato vita al più grande  assolo di chitarra mai scritto nella storia del metal.

A proposito dell’ultimo arrivato in casa Metal Church ti va di spendere qualche parola di presentazione per Rick Van Zandt? So che è arrivato che ormai il disco era sostanzialmente già stato scritto, ma ha avuto la possibilità di dare qualche suo contributo in termini di songwriting?

Rick è arrivato da noi mentre stavamo già iniziando a registrare il disco e quindi non ha potuto darci il suo apporto artistico nella stesura dei brani. Per questo suo primo lavoro con noi si è limitato a registrare gli assoli ed alcune ritmiche, ma sono certo che avrà modo di collaborare nei prossimi lavori della band. Per quanto riguarda Rick ci siamo conosciuti nel 2002 al Wacken Open Air e subito l’ho trovato un grande professionista cosicché gli chiesi di diventare il chitarrista del mio progetto solista e dopo l’abbandono di Jay Reynolds lo proposi a Kurdt (VanderHoof, ndm) il quale ne rimase immediatamente impressionato e lo considero senza dubbio la miglior chitarra solista che abbiano mai avuto i Metal Church.

Ora, se non ti dispiace, vorrei iniziare ad andare un po’ di più sul personale. Il vostro esordio discografico ha ormai un’età invidiabile (24 anni) e non si può nascondere che non siate più dei ragazzini, ma nonostante il passare inesorabile degli anni la grinta e la voglia sembrano quasi rimaste intatte; non deve essere certo facile.

Semplicemente è la mia vita, non solo è il mio lavoro, ma è ciò che sono. Senza la musica non potrei nemmeno immaginarmi tanto che ormai mi sento più a mio agio su di un palco che nella tranquillità della vita quotidiana. E’ stupendo arrivare nei locali, vedere i tecnici che sistemano la strumentazione, le luci che si spengono e i ragazzi della band che salgono sul palco ed iniziano a suonare nell’attesa della mio arrivo on-stage. Ecco: quei passi, al buio, che mi portano sul palco mentre i miei compagni stanno già suonando e sentire il boato del pubblico rappresentano al meglio la mia vita.

Mi puoi raccontare qualcosa dei tuoi programmi futuri sia in termini di Metal Church, che in relazione ai tuoi progetti solisti?

Per quanto riguarda i miei progetti è in fase di produzione il mio nuovo disco solista che racchiude brani che ho scritto nel corso di diversi anni e che tenevo un po’ gelosamente nel cassetto. Per quanto riguarda però i tempi di pubblicazione dobbiamo prima pianificare il prossimo tour con i Metal Church, al termine del quale potrò poi dedicare un po’ di tempo al progetto solista per quanto attiene a promozione ed eventuali serate.

Spero sinceramente che nell’imminente tour vi ricordiate anche dell’Italia.

Ce ne ricorderemo di sicuro non ti preoccupare anche se al momento non posso darti delle conferme. Il tour in Europa dovrebbe essere previsto per la prossima estate e visto che quest’anno non abbiamo partecipato a nessun festival e molto probabile che ci vedrete in tale contesto.

Ultimamente è indubbio che la scena metal stia tornando sotto i riflettori con una certa forza. Tale aspetto mi pare sia dovuto sia al ritorno in auge di band storiche sia alla nascita di nuove leve decisamente interessanti. Quali sono secondo te le ragioni di tale fermento?

Ma guarda Marco sinceramente credo che i ragazzi abbiano riscoperto il passato rappresentato da band come i Judas Priest, gli Iron Maiden e, perché no, i Metal Church grazie anche al fatto che sono riuscite a sfornare grandi dischi e tornare in forma come un tempo. In tal senso credo che le band storiche abbiano avuto un forte ruolo di rilancio del genere proprio come lo avevano lanciato negli anni ottanta. Tale spinta ovviamente da forte impulso ai giovani musicisti i quali iniziano con omaggiare i propri beniamini scrivendo pezzi che ad esempio rimandano a riff dei Judas Priest per poi crescere e trovare la propria identità musicale.

Voi rappresentate sicuramente la storia dell’Heavy Metal, ma secondo te qual è il contributo principale che hanno dato i Metal Church al nostro amato genere?

Sicuramente i Metal Church hanno avuto il merito di essere tra i pionieri del Thrash Metal. E questo te lo dico da “esterno” e da fan in quanto all’epoca non facevo parte della band, ma sicuramente l’ammiravo per la forte spinta evolutiva che davano all’intero movimento americano che poi è esploso negli anni successivi grazie a band come Metallica ed Anthrax ad esempio le quali hanno si sfornato grandi album, ma non so come sarebbe stata la storia del Thrash Metal senza l’apporto seminale dei Metal Church.

Ora vorrei parlare di te e della tua vita all’interno dei Metal Church. Hai qualche ricordo a cui sei particolarmente legato che ci vuoi raccontare?

I ricordi più belli sono legati alla vita on the road anche perché dopo il primo disco con la band abbiamo di fatto girato il mondo per quattro anni. In particolare è stato molto divertente quando dopo un concerto mi sono perso per Amsterdam. Dopo lo show siamo andati a mangiare e bere con ragazzi del posto e alla fine, non so come, mi sono ritrovato a camminare per le vie della città solo e ubriaco alle sei di mattina. Fortunatamente ho trovato aiuto in un guidatore di autobus che mi ha aiutato a ritrovare il tourbus .
Questo è solo un piccolo aneddoto, ma la verità è che girare il mondo con la band e semplicemente fantastico in quanto non siamo solo professionisti, ma anche molto amici e questo oltre a semplificare le cose le rende anche realmente speciali.

Dopo una vita dedicata alla musica ti senti di dare qualche consiglio a tutti i giovani musicisti che sognano il successo?

Tenetevi sempre pronto un piano B (ride, ndm). Fare il musicista era un sogno che ho avuto sin da bambino e che ho coltivato negli anni abbandonando molto presto gli studi perché volevo a tutti i costi diventare una Rock Star. Ora, con il senno di poi, mi sono reso conto del rischio che ho corso, ma sono stato fortunato. Quindi il consiglio che voglio dare e di studiare e mettere le basi per un solido piano B nel caso la carriera musicale non decolli.

Bene, per me è tutto. Nel ringraziarti della tua disponibilità lascio a te l’ultima parola se vuoi dire qualcosa ai tuoi fan italiani.

Lo faccio volentieri: grazie a tutti per il supporto in tutti questi anni e vi assicuro che verremo presto a suonare nel vostro paese. Voi, nel frattempo, vedete di assicurarvi una copia di “This Present Wasteland”.

Marco Ferrari

 

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