Roy Paci, un disco Latinista nell’animo
Scritto da Redazione Outune il 04 mag 2010

Tre anni dopo il botto di “SuoNo Global”, disco trainato dal successo del singolo Toda joia, toda beleza, in cui il trombettista siciliano duettava col suo vecchio amico Manu Chao, Roy Paci torna con un nuovo album in compagnia dei suoi Aretuska.
“Latinista” (“Quest’anno per coincidenza è il trentennale di “Sandinista” dei Clash e mi piaceva il gioco di parole tra i due titoli”, spiega il musicista), in uscita il 4 maggio, è sin dal titolo una dichiarazione di campo da parte di Roy, ormai di casa in Spagna e in America Latina, da cui attinge a piene mani e a cui sempre più tende come sonorità.
Rispetto a dischi come “Baciamo le mani” o “Tuttapposto” il risultato è forse meno fresco e originale, ma la qualità musicale di Roy e della sua band non si discute. Sembra però di cogliere gli influssi di una sorta di “effetto Zelig” sull’album: da “Fiesta Total” a “Destino Maraviglia”, non ci si stupirebbe a sentire varie delle canzoni di Latinista come sigla del programma comico condotto da Claudio Bisio (con cui peraltro Roy ha smesso di collaborare quest’anno: “Tre stagioni sono tante e non volevo diventare conosciuto solo come il «tizio di Zelig»”).
Tra gli ospiti dell’album, il posto d’onore è riservato a Lorenzo Cherubini, che canta assieme a Roy nel primo singolo del disco, “Bonjour Bahia”, brano dalle atmosfere rilassate inequivocabilmente in stile Jovanotti. Interessante e strampalato “Il segreto”, brano frutto della collaborazione con il cantante e frontman dei Gogol Bordello Euegene Hutz (“È una canzone folle, anche solo a capire cosa voleva dire Eugene ho fatto una fatica bestiale”, ride Roy Paci). Terzo featuring è invece “Nostress”, gioioso inno ai menage à trois scritto assieme a Michele Salvemini alias Caparezza e presente anche in una versione spagnola concepita dal solo Roy Paci (in cui cambia però il tema e si parla di un uomo vittima dello stress). Un disco piacione ma piacevole, rimpiangendo un po’ i tempi di “Sicilia Bedda”.
Marco Agustoni





