Roy Stride, Greg Churchouse (Scouting For Girls)

 

14 maggio 2008

 

  

 

Un nome alquanto originale, una sonorità che occhieggia al beat targato sixties e melodie orecchiabilissime: ecco le carte vincenti degli Scouting for girls, gruppo promessa dell’indie pop britannico che sta facendo proseliti in tutto il Regno Unito e non solo.
I loro singoli SHE’S SO LOVELY  e ELVIS AIN’T DEAD sono stati accolti con grandissimo clamore dal pubblico britannico che li ha fatti schizzare ai vertici delle classifiche nel giro di poche settimane.
Il grande merito di questa band sta nell’aver saputo creare un concept album  come quelli che non si ascoltavano da tempo, in cui vengono dipinti i tratti di un universo multicolore fatto di emozioni, idoli, desideri, nuvole e luoghi selvaggi.
Leitmotiv dei loro testi è infatti l’incantato mondo dell’adolescenza vissuto attraverso l’anima sensibile di un teenager alle prese con tutta quella serie di esperienze che si vivono in questa delicata fase della vita.
Sarà forse proprio la magia di questo album che ha permesso a questa band di ergersi dalla moltitudine dei gruppi indie pop di oggi e di conquistare un pubblico fedelissimo.
Ecco l’intervista a Roy Stride, cantante e tastierista e Greg Churchouse, bassista del gruppo.

Voi fate molto spesso riferimento al mondo degli Scout, il vostro nome è preso da “Scouting for boys”, manuale degli scout…
R: Si…Sono scout da quando avevo sei anni…ero molto piccolo quando ho iniziato e l’esperienza mi ha segnato molto. Abbiamo chiamato il nostro fanclub Wolfclub (lupetti) e se noti anche nel nostro sito ci sono moltissime allusioni al mondo degli scouts.

Tra le vostre ispirazioni avete messo tante bands degli anni 60: Simon and Garfunkel, the Byrds, Beach boys. Cosa avete portato di loro nella vostra musica?
R: Le melodie soprattutto. Abbiamo cercato di prendere spunto dalle più grandi canzoni della musica pop, che sono per noi quelle degli anni sessanta.

E per quanto riguarda i testi?
R-G: Per quanto riguarda i testi ci siamo ispirati alle nostre esperienze, alle cose che abbiamo vissuto, in particolare sulla nostra adolescenza.
Abbiamo voluto rendere bene l’idea di come ci si senta durante la prima cotte, il primo lavoro che non ti piace, il primo cuore infranto.
Sono queste le cose più potenti che si possano provare, non c’è niente di più grande, di più forte.
Sarà per questo motivo che ne parliamo tanto.
E poi se pensi solo a come sia autobiografico il nostro nome, Scouting for girls…descrive bene come i boyscouts abbiano il desiderio di scoprire l’altro sesso, le ragazze.

Roy, fino a poco tempo fa lavoravi in un negozio di telefonia…come hai vissuto questo repentino successo?
Beh…sono già più di dieci anni che suono… ma fino a poco tempo fa non mi sfiorava l’idea che potessimo diventare famosi…facevamo musica e continuavamo la nostra vita.
Ero però stanco di quel lavoro, volevo fare qualcos’ altro, qualcosa che amassi davvero.
Siamo stati fortunati.

Qual è il vostro pezzo che sentite rappresenti di più il vostro spirito?
R: direi “Keep on walking”…l’abbiamo suonata per la prima volta a Glastonbury nel 2004, parla di avere un sogno e di cercare di farlo diventare realtà. E il nostro sogno allora era quello di essere una vera band e di fare ciò che stiamo facendo ora.

La descrizione più comune della vostra musica è indie-pop…vi sentite più pop o indie?
R:Indie significa produzione indipendente e ora non lo siamo più.(hanno firmato un contratto con la Sony ndr).
Siamo però ancora terrorizzati da tutto ciò che gira intorno a questa grande produzione…tipo la tua cartellina con su scritto Sony bmg (ride).
Prima eravamo molto indie, quando ci registravamo noi, facevamo tutto noi.
Però il nostro genere è pop…facciamo della buona musica pop.

Una curiosità. Non viene mai fatta menzione su chi suoni la chitarra nel vostro gruppo..chi è il misterioso chitarrista?
(ridono) R:Nelle registrazioni la suono io, durante i concerti chiamo degli amici.

V.L. 

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