Satyr (Satyricon)

Piacevolissima, seppur breve, chiacchierata con Satyr, un musicista che non avrebbe certo bisogno di presentazioni, in occasione della pubblicazione del nuovo album dei Satyricon, intitolato The Age of Nero. Parlata calma e toni estremamente gentili, voglia di discutere nonostante le diverse interviste affrontate in giornata, Satyr dimostra, ancora una volta, che l’immagine “estrema” che molti musicisti danno di sé, nasconde persone assolutamente alla mano, di mentalità aperta, intelligenti, ben lontani dai demoni a cui la morale dei “ben pensanti” allude erroneamente. Intervista inaugurata in modo insolito, ma divertente…

 

Per che cosa scrivi?

Scrivo per www.outune.net.

Te l’ho chiesto perché sei diverso da quelli che mi hanno intervistato oggi… Parlo di come sei vestito, per questo ti ho fatto questa domanda. (evidentemente un semplicissimo jeans e una polo bianca, hanno dato nell’occhio più di quanto potessi immaginare. Ndr.)

Ahahah… In effetti non esibisco la mia passione musicale con vestiti, capelli e altre cose da “metallaro”, non mi piace. Questo rispecchia anche lo spirito dietro outune.net, dove trattiamo tutti i tipi di musica, dal pop al black metal, come vedi. Fino a qualche mese fa scrivevo per una webzine interamente dedicata al metal, ma questo nuovo sito è più grande, ha molte più ambizioni, molte più possibilità, una mentalità completamente diversa. Facciamo delle videointerviste, abbiamo anche una webradio, e probabilmente in un futuro la registrazione dell’intervista potrà essere trasmessa in radio, magari passando un brano in anteprima (cosa che è accaduta realmente con gli Elvenking settimana scorsa per la prima volta, Ndr.).

Interessante. Mi fa piacere per te, è sempre positivo quando si avanza e si migliora. Poi hai ragione, non bisogna fossilizzarsi su una cosa sola, il metal non è di certo il vestito che indossi, il metal è qui dentro (indicandosi la testa. Ndr). Guarda me! (Praticamente come lo potete vedere nella foto sopra. Ndr.)

Ok, Satyr, purtroppo il tempo stringe, veniamo a noi. Probabilmente oggi avrai già risposto a questa domanda: ieri sera c’è stata la preview del nuovo album con i fan. Come è andata la serata?

È andata molto bene. La gente che è venuta mi ha fatto sentire il proprio supporto, sembravano molto entusiasti del nuovo album, una bella serata.

Parlando di The Age of Nero, si può dire che prosegue la direzione dei due dischi precedenti, però come ogni album dei Satyricon…

Ha una sua anima ben precisa.

…esatto, è quello che volevo dire io. Ecco, vuoi parlarci di come hai sviluppato questa anima?

Questo disco ha un fortissima personalità Tu puoi dire che The Age of Nero è il seguito di Now, Diabolical, ma The Age of Nero non è affatto Volcano 2, né Now, Diabolical 2. The Age of Nero è The Age of Nero, un lavoro con una propria identità, un proprio carattere. Per me è il solito trip di sempre: quando sto per scrivere un album, mi siedo e penso al disco che mi piacerebbe ascoltare. Non posso scrivere un album per te, lo faccio per me stesso. Se ti piace sono contento, ma l’opinione più importante rimane la mia, non la tua. Questa per me è la via del successo.

Certo, però il vostro pubblico, in questi ultimi anni, vi ha dato una grandissima popolarità, specialmente dopo Now. Diabolical… Insomma, ho visto almeno un paio di volte il videoclip di K.I.N.G. su MTV Italia, e nemmeno in orari assurdi, o in piena notte…

Lo so. Abbiamo avuto diverse situazioni nel recente passato, e i Satyricon sono diventati una major band. Ma per me la formula è sempre la stessa. Tutto quello che faccio è basato sui miei gusti personali, se a tanta gente piace mi fa molto piacere, ma ti ripeto, io faccio musica per me stesso.

Infatti, appena ho inserito il cd nel lettore, ho pensato che con The Age of Nero, continuerà la “lotta” tra i fan più intransigenti legati ai lavori del passato, e quelli che apprezzano anche l’ultimo corso della band. Non nascondo che neanche io sono così entusiasta dei vostri ultimi album, ma almeno bisogna cercare di ragionare in modo diverso… In Italia, ma non credo solo da noi, ci sono tanti che ascoltano il black metal con una mentalità fin troppo chiusa. Basta un contratto con una label di un certo livello, ad esempio la Roadrunner, per creare disappunto, e spesso si critica per partito preso. Cosa ti senti di dire a queste persone?

Posso dire che in Italia abbiamo un buonissimo pubblico. Sono tra i fan migliori del mondo, abbiamo un ottimo rapporto con loro. Per fortuna, la maggior parte dei sostenitori italiani è gente con la mente sufficientemente aperta per capire e rispettare la natura dei Satyricon. Non ho voglia di spendere il mio tempo a discutere per quattro o cinque persone. Capisci quello che voglio dire?

Certo, andiamo oltre allora. Con The Age of Nero avete dato maggior risalto al lato più oscuro della vostra musica…

Sì, è un album estremamente oscuro.

…ecco. Specialmente se paragonato con Now, Diabolica, The Age of Nero è molto più granitico, più pesante, con un produzione che esalta questo aspetto…

In effetti un mio amico mi ha confidato che non ascolta il disco prima di andare a letto per non fare brutti sogni… Ahaha… Ovviamente stava scherzando, ma questo sta a significare quanto sia fottutamente oscuro questo lavoro. Come ho già ripetuto diverse volte, rispecchia come noi vediamo la realtà di oggi, come vediamo il mondo che si sta avvicinando alla fine… Quindi la mia visione è “Nero”… black… Credo che stiamo vivendo in un’era di distruzione, di oscurità, in cui tutto sta per finire. E questa è stata una grandissimo fonte di ispirazione per me, quando ho scritto l’album. Questa atmosfera oscura che sento all’esterno mi ha colpito il cuore e l’anima, e il mio cuore e la mia anima sono nell’album.

Ovviamente è a questo che si riferisce il titolo? O c’è anche un riferimento a Nerone, un imperatore sinonimo di pazzia e distruzione?

Entrambi. Nerone è stato l’imperatore che ha bruciato Roma, un pazzo, e allo stesso tempo “Nero” è black, dark… Quindi come ho già detto, il riferimento è alla fine che sta per arrivare, all’oscurità ecc… L’artista dovrebbe ispirarsi a quello che accade dentro se stesso, a cosa prova, però è quello che succede all’esterno, nel mondo, che influenza quello che si prova all’interno. E quello che io vedo attorno a me è guerra, disastri naturali, conflitti religiosi, una situazione abbastanza drammatica, estrema. Con i miei testi non devo fare un commento sulla situazione sociale di oggi, ma l’ispirazione che mi è arrivata mi è servita per scrivere qualcosa di oscuro, cattivo, che possa trasmettere agli altri lo stesso feeling…

In effetti in diverse canzoni questo feeling si percepisce molto bene. Nonostante la semplicità dei brani, non si può rimanere indifferenti all’atmosfera che avete creato.

Esatto, capisco quello che vuoi dire.

La prima cosa che ho notato ascoltando The Age of Nero per la prima volta, è un parziale accantonamento delle influenze rock che avete mostrato negli ultimi lavori. Probabilmente non ti piace la definizione “black’n’roll”, ma con questo ultimo disco, siete tornati maggiormente su territori black metal, rielaborati con il vostro stile attuale.

Sai, per me non esiste nulla che possa essere definito black’n’roll…

Neanche in brani famosi come K.I.N.G., o Fuel For Hatred, o gruppi che hanno sempre suonato black’n’roll come i Carpathian Forest ad esempio?

Per me è sbagliato dire così. Sai perché? Perchè il rock’n’roll fa parte del black metal, è una sua componente naturale. Per quanto mi riguarda, i Satyricon non sono death metal, thrash metal, black metal, per me i Satyricon sono i Satyricon, stop. Mi piace il fatto di avere questa natura, è mi sforzo per scrivere musica che possa arricchire spiritualmente chi l’ascolta, e non serve parlare di death metal o black metal… Qui si parla di sentimenti.

Analizzando la vostra discografia, avete prodotto nei primi anni novanta tre capolavori black metal, poi un album di rottura come Rebel Extravaganza, molto avanti e sperimentale per i tempi, e ora siete arrivati al terzo album della seconda fase della carriera. Che direzione assumerà il corso futuro della band?

Non mi piace fare analisi di questo tipo, o mettermi a pensare: “Ok, abbiamo fatto questo, ora dobbiamo fare quest’altro”. Come ti ho già detto, scrivo quello che piace a me stesso, e non sto mai a riflettere con cura su come suonare in futuro. L’unica volta che ho ragionato in questo modo è stato con Rebel Extravaganza, nel voler fare un disco che suonasse in una certa maniera, dal momento che ero molto stanco di tutto il goth che c’era all’epoca, e io odio il goth, odio vedere tutte quelle persone che vestono in latex, sentire tutte quelle tastiere. Quindi quello è stato l’unico album con un piano ben preciso alle spalle. Ma a parte questo, i miei dischi sono sempre un riflesso dei miei gusti musicali, e The Age of Nero è un album fottutamente dark, perché è quello che volevo.

Il tempo a nostra disposizione è terminato Satyr, ti ringrazio molto, è stato un piacere poterti intervistare. Lascio a te la chiusura, se vuoi dire qualcosa ai lettori…

L’unico messaggio che voglio dare è questo: oggi noi abbiamo discusso sul nuovo album, e mi ha fatto piacere. Ma la gente parla troppo di musica, la gente dovrebbe parlare di meno sulla musica, e spendere più tempo ad ascoltare la musica. Ovviamente, spero di incontrarvi nelle date di Milano e Roma a dicembre.

Stefano Risso

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