Scott Ian un anno dopo: Damned Things e Sonisphere are next

E’ successo di tutto agli Anthrax nel corso dell’ultimo anno. Cambi di cantante come se piovesse, disco in uscita, disco rinviato, disco riregistrato, quale disco? Ora con la notizia del rientro nella line-up di Joey Belladonna, tornano di attualità alcuni argomenti che avevamo affrontato con Scott Ian lo scorso giugno.

Eccovi quindi qualche estratto da una lunga chiacchierata che verteva su “Worship Music”, ipotetico titolo dell’ipotetico nuovo disco della band con un altrettanto ipotetico cantante, ma che si era lasciata andare a divagazioni sulla storia della band, sulla loro evoluzione musicale e sul reunion tour del 2005 che ora potrebbe riproporsi sul palco del Sonisphere. Inoltre attendiamo Scott al varco al Rock Im Park, dove si esibirà con i The Damned Things, formazione tutta da scoprire…

VIDEOINTERVISTA

“Riavere Rob Caggiano negli Anthrax è stato grandioso, per me Rob è il miglior chitarrista con cui  abbia mai suonato, e dopo la reunion non sapevo se avrebbe accettato di tornare nei ranghi, visto che all’epoca era molto occupato a produrre dischi per altri gruppi. Per me era così importante che se non fosse tornato forse la mia avventura con gli Anthrax sarebbe terminata; suonare nuovamente con lui è fantastico, le canzoni che abbiamo composto negli ultimi anni non sarebbero state così valide se non ci fosse stato lui.”

“Non riesco a spiegare come possiamo mantenere un suono sempre fresco, forse l’unica spiegazione è che non vogliamo ripeterci di continuo. È stato così sin dagli anni ’80: dopo “Among The Living” avremmo potuto facilmente riciclare quel sound all’infinito, del resto è qualcosa che funziona bene per molti gruppi come gli Ac/dc e gli Iron Maiden; noi invece abbiamo fatto “State Of Euphoria” prima e “Persistence Of Time” poi, due album completamente diversi. Non potremmo mai riciclarci, la ripetizione significherebbe morte, morte della band. È sempre meglio andare avanti evolvendo e non fossilizzarsi, su questo siamo sempre stati concordi, forse non è sempre la cosa migliore da fare, ma è ciò che ci rende felici. Con “We’ve Come For You All” eravamo al quarto album con John Bush alla voce ma siamo comunque riusciti a fare qualcosa di diverso ed eccitante rispetto ai precedenti, ma sempre Anthrax al 100%. E poi per me riuscire dopo quasi trent’anni a creare musica sempre diversa è qualcosa di estremamente appagante!”

“Come vedo adesso quella che è stata la reunion con Joey Belladonna e Dan Spitz? È stato l’unico momento della mia vita in cui non sono stato padrone del mio destino, eravamo bloccati con la nostra precedente label, la Sanctuary, non potevamo fare un nuovo disco in studio per mille problemi diversi, ci siamo trovati con le spalle al muro e l’alternativa era o sciogliersi o fare una reunion. In questo modo avremmo potuto rilasciare un disco e un dvd live per commemorare l’evento, adempiendo così agli obblighi contrattuali con la Sancutary e liberandoci dall’incubo in cui eravamo. È stato un modo terribile di prendere una decisione, anche perché non dipendeva solo da noi, ma anche da quello che Joey e Dan avrebbero scelto di fare. Inizialmente ero scettico sull’esito finale, ma dopo qualche mese  passato a suonare con Joey e Danny ero sorpreso che tutto stesse riuscendo così bene: abbiamo avuto la possibilità suonare vecchi pezzi con la lineup storica, e sono riuscito a divertirmi con loro, visto che da quando mollarono la band non ci ho praticamente più parlato. Ho capito allora che Joey e Danny sono stati davvero importanti per me, per molti anni hanno fatto parte della mia vita, e alla fine della reunion la cosa veramente positiva è che ho riallacciato i rapporti con loro: certo, non che ci vada assieme al cinema, ma ora so per certo che non c’è cattivo sangue tra di noi.”

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