Sean Timms (Unitopia)

Siamo orgogliosi di presentare sulle pagine di OUTune.net gli australiani Unitopia, freschi di un meraviglioso doppio cd, The Garden, che rientra automaticamente nella lista dei migliori dischi di quest’anno. Abbiamo raggiunto per voi il leader Sean Timms. Buona lettura.

Buongiorno Sean, come stai?

Molto bene grazie!E grazie per esserti interessato alla nostra musica.

E’ un dovere, soprattutto dopo aver constatato ciò che avete fatto: Unitopia a mio parere è una delle migliori uscite di questo 2008. Iniziamo parlando della copertina: chi è il genio che l’ha disegnata?

Grazie per le tue parole. Siamo molto orgogliosi dell’album e speriamo che possa piacere a molti. Il genio che ha concepito la copertina è Ed Unitsky. Lo conoscemmo attraverso MySpace, viene dalla Bielorussia, e le sue opere sono incredibili: ha anche lavorato con The Flower Kings e Tangent.
Le ragioni per le quali abbiamo scelto un’opera di Ed sono due. In primo luogo è un artista di punta e abbiamo pensato che poteva capire perfettamente quello che cercavamo in base alle nostre necessità, secondariamente beh… ha un enorme seguito e volevamo capitalizzare su quest’aspetto. Ed e Nancy (il suo manager) sono stati fantastici supporter della nostra musica e ci hanno pubblicizzato in tanti modi. Diciamo che siamo in debito con loro.

Penso che “The Garden” sia un posto che rappresenti il vostro stato d’animo. Puoi spiegarci il reale significato?

Nel complesso, i temi dei testi parlano di speranza dopo la disperazione. Ho preparato una spiegazione più dettagliata dei testi per ogni canzone del disco.

La canzone di apertura, “One Day”, è in pratica un preludio a “The Garden” visto che pone la premessa per il resto dell’album che, in sintesi, parla di un viaggio che il protagonista intraprende per riportare tutti in salvo dalla disperazione e dall’autodistruzione. Da solo e senza speranza, riflette sulla futilità della vita e riflette se togliersi la vita e su quali sarebbero gli effetti sulle persone che lo circondano.

La titletrack, “The Garden”, è il brano più lungo che abbiamo mai composto fino ad ora per un totale di 22 minuti e mezzo. La canzone viene da un’idea che ho avuto dopo aver visto una pubblicità per il festival di Fringe “Garden of Unearthly Delights” e la mia ammirazione per il quadro di Bosch, il “Garden of Earthly Delights”. Usando entrambi come fonte di ispirazione ho cominciato a scrivere un testo che illustrava uno strano, meraviglioso ed immaginario posto dove una persona possa andare e dimenticare completamente le proprie inibizioni, indulgere in ogni capriccio e soddisfare qualunque desiderio abbia. Nell’esplorare più a fondo questa idea volevo arrivare a pensare che qualche volta le cose che sentiamo piacevoli non sempre sono così buone. C’è una battaglia costante tra i piaceri della vita e il controllare il proprio corpo, l’anima, mente ed emozioni. Questo scontro è ciò su cui Mark e io ci siamo concentrati durante la scrittura del resto del pezzo. Il risultato finale è che il protagonista della storia finalmente riesce a sopraffare i “fantasmi” che gli impedivano di realizzare il suo futuro entrando in un regno di pace e libertà. La storia è allegorica e usa esempi concreti per convogliare concetti astratti e nozioni spirituali della canzone.

“Angeliqua” parla di “colui che è fuggito”. Mark se ne uscì con un’idea sull’esperienza di vedere un vecchio amico del passato e immaginare cosa sarebbe successo se non si fossero mai persi di vista. E’ anche un po’ una storia di fantasmi, Angeliqua è un personaggio dell’oltremondo che lancia magie su chiunque incontri per farlo sparire.

“Here I Am” è la nostra canzone pop! E’ nata da un brano che ho scritto per un mio cliente. Mi piacque così tanto che la suonai a Mark il quale ci ricamò un testo. Molti dei testi sono stati scritti mentre Mark era in ospedale a causa di un’operazione alla gola. Aveva molte emozioni e paure che gli giravano per la testa visto poteva essere un successo oppure poteva lasciarlo senza una voce per cantare. Fortunatamente non solo è andato tutto bene, ma anche la sua stessa voce ne è uscita migliorata. Parla del circolo della vita in 3 minuti, alcune persone vivono la vita al massimo, mentre altre cercano solo di evitare la morte. La canzone è una sveglia per coloro che non vivono la propria vita al pieno delle proprie possibilità.

“Amelia’s Dream” and “I Wish I Could Fly” questi brani parlano dell’esperienza di essere libero quando senti di volare. Mark disse a Sean di un sogno che voleva scrivere su carta. Scrisse cosa aveva visto nel sogno e questo divenne la base del brano. Non una preoccupazione al mondo, voli ad altezze che non pensavi fosse possibile raggiungere. La melodia e l’intro orchestrale sono adattate ad un pezzo che ho scritto per i giardini botanici di Adelaide. E’ anche un brano che parla dell’essere bilanciati e con i piedi per terra. Non va bene stare sempre con la testa sulle nuvole. costantemente, ma non è giusto nemmeno guardare sempre in alto per vedere cosa c’è lassù.

“Inside the Power” parla della libertà di cavalcare le onde su una tavola da surf. La natura del mare, la sua potenza, la ferocia e il tentativo dell’uomo di sottometterlo e controllarlo. E’ la storia di un surfista che vuole cavalcare l’onda perfetta.

“Journey’s Friend” apre il secondo cd. Parla delle bugie oltre questa spirale mortale. Ho iniziato a scrivere le parole quando un collega di lavoro morì molto improvvisamente. Ho pensato… cosa ci succede quando moriamo? La risposta è che nessuno lo sa veramente e che tutti dobbiamo credere in ciò che la nostra fede ci dice. Ha a che fare con problemi di fiducia. In un mondo in rovina è difficile credere che quello che alcune persone dicono sia la verità. Quindi dobbiamo scegliere se credere ciecamente o vivere chiedendoci quale sia veramente la verità. Il pezzo parla dell’amico che è sempre con noi per aiutarci nel viaggio che è la vita. Lo immagino come un protettore, un compagno di viaggio, un alleato incondizionato e l’unica persona alla quale possiamo appoggiarci oltre a noi stessi. Lasciamo all’ascoltatore la facoltà di decidere questa persona chi possa essere.

“Give and Take”. Se imparassimo a vedere le cose dal punto di vista degli altri e smettessimo di essere così egoisti il mondo sarebbe un posto migliore. Non perdonare è la causa di molti problemi che potrebbero essere risolti se solo imparassimo a regalare il perdono e ad accettarlo. L’amarezza prende piede nelle vite delle persone e non permette loro di andare avanti. Immagina, per parafrasare Lennon, un mondo senza guerra, intolleranza religiosa o razziale, fame ecc… quello è il mondo nel quale Unitopia spera di vivere.

“When I’m Down”. Mark ha scritto i testi quattro anni fa insieme al chitarrista della band, Matt Williams. Quando le cose vanno male devi cercare il sostegno e il conforto nelle persone in cui credi. Ecco il messaggio del brano.

“This Life” è stata scritta quando Mark viveva a Sydney, a metà anni novanta. Ne è stato anche girato un videoclip da Joshua Sutherland, interamente in HD e sembra davvero bello. Gli ultimi ritocchi sono stati effettuati proprio in questi giorni e il video dovrebbe essere pronto al momento dell’uscita del disco.

“Love Never Ends” Parla di quel tipo di amore tra due persone che capita una volta nella vita. La talentuosa Kiki Celarik divide con Mark le parti vocali. Stavo cercando qualcosa di speciale per celebrare il mio matrimonio con Amanda, e allora Matt inventò la melodia complementare al testo di Mark.

“So Far Away” and “Don’t Give Up Love”. Ahhhh….le relazioni a distanza raramente funzionano. E’ sempre bene provarci comunque, perchè non si sa mai. L’arrangiamento che ha creato Brian Wilson è da levarsi il cappello. Il suo orecchio per le armonie e le strutture degli accordi sono incredibili, è un vero genio. C’è anche un l’influenza di Tony Banks durante l’assolo del sintetizzatore. Ho sempre amato ‘Firth of Fifth’ and’ Inside and Out’ dei Genesis. E’ un mio tributo a un grandioso compositore e tastierista.

“321” Iniziò come una canzone che parla del sentirsi in trappola e “trapped” fu inizialmente il titolo provvisorio. Dopo aver letto un resoconto di due minatori di Beaconsfield intrappolati, Mark cambiò la direzione delle liriche per riflettere i pensieri e i sentimenti dei due uomini che restarono intrappolati sottoterra per 321 ore, quasi due settimane. Mark poi incontrò Brant Webb, uno dei due minatori e parlò con lui della canzone. Alla fine Brant e Todd Russell cantarono le backing vocals nel ritornello. La registrazione fu completata in tempo per il primo anniversario della loro liberazione. Andammo a Beaconsfield, Tasmania, e suonammo al concerto a loro dedicato. L’evento fu sponsorizzato moltissimo dai media grazie all’importanza del salvataggio dei due minatori e il tour diventò un mini documentario intitolato Inside Unitopia.

Bene, ti ringrazio per il resoconto ultra-dettagliato. Gli Unitopia sono nati nel 1996: come mai avete fatto solo due album in 12 anni? Puoi raccontarci meglio la storia della band?

Gli Unitopia iniziarono nel ’96 quando un amico comune mi presentò Mark e quando capii che avevamo gusti musicali molto simili. Ci siamo trovati per mangiare insieme qualcosa e dopo un paio di birre scoprimmo davvero molte cose in comune, non solo in musica, ma anche nei nostri gusti in fatto di tv, cinema, la nostra preoccupazione per l’ambiente e la nostra gioia di vivere. Appena scoprii che Mark cantava ho pensato che dovevamo lavorare insieme. Lo invitai nel mio studio e subito iniziammo a lavorare sul pezzo che sarebbe diventato “Take Good Care”. La nostra partnership culminò col nostro primo album “More Than A Dream”. Da li in poi io e Mark ci saremmo trovati insieme sporadicamente negli anni successivi, a causa degli impegni pressanti che entrambi avevamo per quanto riguarda il lavoro e altre aree. Ecco perchè ci abbiamo messo ben 9 anni a terminare “More Than A Dream”. Inizialmente era un hobby, un modo per scaricare lo stress ma Mark aveva questa creatività dentro di se e io possedevo uno studio di registrazione e molte altre idee. Mentre la composizione procedeva realizzammo che ci poteva essere realmente un mercato per il nostro tipo di musica.

“The Garden” è stato scritto,registrato,mixato e masterizzato in tre anni…è un lungo periodo per far uscire un cd. Avete avuto problemi?

Penso che il più grande di tutti sia stato la mancanza di tempo e di denaro. Più o meno come molti altri temo. Mi piacerebbe fare questo lavoro a tempo pieno, ma siccome c’è un mercato piccolissimo in Australia, non è una via percorribile. Questo significa che sia io sia Mark lavoriamo a tempo pieno per supportare le nostre famiglie, siamo fortunati perché ho uno studio, altrimenti non avremmo mai potuto registrare nulla. Con queste premesse abbiamo lavorato solamente durante il nostro tempo libero. Immagino cosa potremmo essere capaci di fare se potessimo dedicarci a questo tutto il giorno! E’ il nostro sogno: comporre, suonare e andare in tour con Unitopia a tempo pieno.

The Garden ha un approccio molto melodico ma penso sia particolarmente difficile da capire e da assimilare. Avevate uno scopo principale durante la scrittura delle nuove canzoni?

Volevamo solo scrivere brani validi, che fossero una sfida per l’ascoltatore, ma nel contempo che fossero accessibili. Anche se la nostra proposta può essere musicalmente e liricamente complessa, ci piace fondere questi elementi con melodie di facile comprensione.
Il nostro primo disco si concentrava principalmente sullo stato del mondo e su come l’uomo tratti i suoi simili. The Garden è molto più introspettivo e punta il dito su noi stessi domandando: “cosa possiamo fare per rendere il mondo un posto migliore?”.

Quando senti le parole Progressive Rock, qual è la prima cosa che ti viene in mente? C’è qualche reminiscenza dal passato? E cosa mi dici riguardo alle influenze di Unitopia?

Io e Mark amiamo gli anni settanta. Siamo adoratori di Yes, Genesis, Peter Gabriel, Tho Moody Blues, Pink Floyd e tanti altri. Penso sia difficile paragonare una band contemporanea ai grandi di un tempo; ascoltai per la prima volta Supper’s Ready e Close To The Edge quando ero un teenager e ricordo che mi avevano letteralmente stregato. Ad ogni mondo ci sono ottimi gruppi oggi, che vivono sul passato. Unitopia convenzionalmente è inserita nel mondo del prog rock ma cerchiamo di creare qualcosa di nuovo. Forse ci riusciremo, forse no, non ne sono sicuro… saranno i fan a deciderlo. Io ci metterei dentro anche jazz ed elementi classici, giusto per aumentare il nostro livello artistico.

Cosa mi dici della vostra etichetta discografica, la Inside Out Music? Sei soddisfatto?

Inside Out è sempre stata la casa madre per chi fa world class progressive rock. Sapevamo che se avessimo potuto firmare con loro, saremmo stati molto più credibili nel duro mondo della musica. Molte persone comprano da Inside Out sapendo che la qualità è e sarà sempre molto alta. Siamo onorati di essere legati con una compagnia che si distingue e ti fa distinguere in tal modo.

Quali sono le tue impressioni circa la scena Prog Rock che c’è in questo momento da voi? Avete scoperto nuovi gruppi interessanti?

Non c’è una vera e propria scena prog rock in Australia. I Cog sono una band molto buona così come lo sono i Merlin Bird e i Third Ending. Ci sono dei veri fan del genere, ma è tutto qui. Dream Theater e Porcupine Tree suonarono in Australia negli ultimi 12 mesi e non riuscirono nemmeno a fare sold out nei piccoli locali.
Quando firmammo per la Inside Out non ci fu una singola riga scritta dai giornali locali. Semplicemente non sono interessati. E’ successo lo stesso quando è uscito “The Garden”. Zero responsi, è davvero molto deludente.

Ci sarà mai un occasione di vedervi e sentirvi suonare in Italia?

Andare in tour è uno dei nostri più grandi desideri ed obbiettivi. Vedremo: se il nuovo album riscuoterà successo e se sarà fattibile in termini di tempo e di finanze, sicuramente si. Ci piacerebbe visitare l’Europa e il nord America, specialmente l’Italia perchè sappiamo di avere un po’ di fan li. A proposito… ciao Augusto!

Bene Sean, è tutto da parte mia. Grazie ancora per il tuo tempo, grazie per le emozioni che ci avete dato con “The Garden” e spero che ci potremo vedere presto in Italia per un concerto. Le ultime parole sono tutte tue!

Unitopia vorrebbe ringraziare tutti coloro che apprezzano il nostro lavoro. E’ molto umile e siamo davvero onorati che ti piaccia. Spero di aver risposto a tutte le tue domande in modo adeguato e che tu possa aver una visione ancora più completa di ciò che rappresenta il nostro mondo. Your friend, Sean Timms

Gaetano Loffredo

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