Sharlee (Arch Enemy)

Abbiamo raggiunto Sharlee, bassista della band da quasi dieci anni, che ha commentato per noi la release del nuovo DVD degli Arch Enemy, lasciandosi andare anche a qualche aneddoto sul suo passato. Buona lettura.

 

Ciao Sharlee! È un piacere poter scambiare due parole con te riguardanti “Tyrants Of The Rising Sun” appena uscito, a lavoro ultimato quali sono le tue sensazioni a riguardo?

Sono veramente soddisfatto, questo era il momento giusto per realizzarlo. Era proprio quello che volevamo trasmettere in una cornice di pubblico come quella giapponese.

Notando anche la location del primo live, la domanda sorge spontanea: perchè proprio il Giappone?

Perchè è stato il primo paese che ci ha sostenuto alla grandissima dai primi dischi, c’è un pubblico che si scalda come nessun altro nei concerti, la scelta della location è anche un tributo a ciò che ci stanno dando in ogni tour.

Tre live, di cui uno appena due anni fa. Che differenze possiamo riscontrare?

Innanzitutto d’attitudine, nel primo eravamo ancora un po’ inesperti, e potevamo contare su una tracklist esigua, il secondo era per celebrare il sodalizio con Angela, nella nazione europea che ha sviluppato prima un legame eccezionale con il nostro sound, con la possibilità di aggiungere contenuti speciali, in questo nostro ultimo Live ci sentiamo più completi.

A proposito di contenuti speciali, anche sta volta appaiono ben due videoclip, hai aneddoti a riguardo?

Diversi, ma ciò che ricordo in maniera più definita era il caldo delle session di “Revolution Begins”! Era veramente bestiale, ci siamo persino scottati il giorno dopo, quindi quando vi dicono che girare videoclip è un esperienza non pericolosa, non credeteci! (ride ndf)

Quali brani dal vivo vi piace suonare di più?

Onestamente tutti! Cioè, non siamo quel genere di band da scalette fisse, preferiamo variare, ma “The Day You Die” ad esempio riarrangiata on stage rende quel qualcosa di più, soprattutto nei luoghi precedentemente citati.

La release di un live, solitamente porta a riflettere sulla propria carriera, come siete cambiati in questi 15 anni? Anche a livello musicale…

Questa è un ottima domanda al pari di quanto è difficile dare una risposta. Mmh, innanzitutto i primi tour erano brevi e ciò ci permetteva di riposare, mentre adesso ci è veramente più difficile, stiamo molto lontani dalle nostre famiglie. Il fattore positivo è che conosciamo molta gente nuova, i nostri brani ora sono concentrati su un sound chitarristico molto evidenziato, lo si può notare anche dalla produzione più massiccia.

Oramai sono molti i tour alle spalle, ci sono band con cui desiderereste suonare?

Guarda, giunti a questo punto di carriera ci sentiamo già molto grati di aver diviso il palco con gente del calibro degli Iron Maiden, In Flames, e per più volte gli Opeth. Siamo davvero grati al destino per le band che abbiamo incontrato nel nostro cammino, sono frammenti di storia che ci portiamo dentro e ciò si ricollega anche alla domanda precedente.

Come mai proprio la cover dei  Dream Evil , “The Book Of Heavy Metal “ per la  Century Media compilation?

Perchè è un pezzo che merita, ottimo tiro e la linea vocale è molto eighties.

E cosa ne pensi della loro cover di un vostro brano “Let The Killing Begin”?

La loro rivisitazione fa schifo (ride). No no, scherzo, è stato interessante vedere come hanno riarrangiato il brano.

Che importanza hanno i testi nelle vostre canzoni?

Onestamente è l ultima cosa  a cui facciamo riferimento quando componiamo, solitamente vaghiamo nell’indefinito. In modo che l’ascoltatore ne possa trovare un proprio significato.

L’uso di elettronica in Anthems of Rebellion fu solo un excursus momentaneo?

Mmh, non lascio nessuna porta chiusa per quanto riguarda le esperienze passate. Quel disco è di certo importante, ci sono dei riff  thrashy veramente accattivanti

Visto che siamo in tema di vecchie citazioni dalla discografia, c’è relazione tra  “burnin bridges” e “bridge of destiny”?

Mhh, no. Per quanto sia possibile pensarlo visto la successione, non ci fu volontà nostra far collegamenti.

E il programma nel futuro prossimo?

È quello di finire il tour europeo fino a dicembre, poi si vedrà.

Cosa vuoi dire ai vostri fan italiani?

Che torneremo presto, se non erro manchiamo dal concerto coi Machine Head e non vediamo l’ora di tornare nel vostro paese.

Per concludere una domanda esclusivamente dedicata a te: cosa ricordi  dell’ep dei Facelift, State Of The Art?

Ohh, molto old school come conclusione! Mi ritrovai nel progetto perchè conosco bene Kim Mathiesen  (il chitarrista ndf) e in un paio di giornate ci trovammo a jammare tra un paio di birre, registrammo delle demo ma non pensavo di finire nel disco. Fu una vera sorpresa per me.

Federico Francesco Falco

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